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The Wall: intervista con Sandra Savaglio

 
È una delle scienziate italiane più conosciute. Lavora al Max Planck Institut di Monaco. A Genova parla dei 'muri' della scienza. Martedì 26 maggio
 
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Martedì 26 maggio 2009 l'astrofisica Sandra Savaglio sarà la protagonista del primo appuntamento del ciclo di conferenze The Wall, che si svolgerà a Palazzo Ducale di Genova fino a settembre 2009, di cui mentelocale.it è media partner. Gli incontri - lezioni magistrali per il grande pubblico tenute da importanti intellettuali, scienziati e figure culturali di spicco, e coordinate dal punto di vista scientifico dalla filosofa Nicla Vassallo - avranno come tema il muro, inteso in senso metaforico.
Sandra Savaglio, scienziata del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics di Monaco, parlerà a partire dalle ore 17.45 presso la Sala del Minor Consiglio sul tema Il muro della scienza.
 
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Genova, 23 maggio 2009
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di
Daniele
Miggino
   
Sandra Savaglio
Sandra Savaglio
 
The Wall
Il Muro/The Wall è un ciclo di incontri curato da Nicla Vassallo, per riflettere su tutti i muri che segnano la nostra società: dalla scienza, alla sessualità, alla filosofia, ai media. Al primo incontro con Sandra Savaglio ne seguiranno altri, sempre a Palazzo Ducale.

Marcoledì 3 giugno 2009, ore 17.45, lo psichiatra e psicanalista Vittorio Lingiardi parlerà de Il muro della Sessualità.

Lunedì 8 giugno 2009, la sociologa Antonietta Mazzette affronta il tema Il muro della Città.

Lunedì 22 giugno 2009, lo storico della medicina Gilberto Corbellini ne Il muro dell'Etica

Lunedì 29 giugno 2009, è la volta de Il muro delle Identità con la filosofa Rosi Braidotti.

Lunedì 14 settembre 2009, è ospite Remo Bodei con Il muro della Memoria.

Lunedì 21 settembre 2009 arriva Carlo Freccero per Il muro dei Media.

Infine, lunedì 28 settembre 2009, ore 21.00, Armando Massarenti (Il Sole 24 Ore) e Nicla Vassallo commentanto il film The Wall di Alan Parker.

Da quando, nel 2004, il Time le ha dedicato una copertina come simbolo dei cervelli in fuga, la sua vita è cambiata, ma solo un po'. Sandra Savaglio, di professione astrofisica, ama il cielo e le stelle, la ricerca. «Dopo quella copertina nel mio lavoro non è cambiato nulla, mentre ho molti più impegni divulgativi, che accetto sempre con piacere anche se portano via un po' di tempo». Viene dalla Calabria l'astro nascente (scusate il gioco di parole) della scienza italiana. Ha lavorato a più riprese negli Stati Uniti, e dal 2006 è al Max Planck Institut di Monaco, dove tutti i giorni sbircia quello che succede agli angoli dell'universo. È diventata l'icona di tutti quei ricercatori che devono espatriare per fare il proprio lavoro, anche se lei dice: «non sono scappata, all'Università della Calabria mi sono sempre trovata bene. Me ne sono andata perché lo richiede la ricerca».
Due anni fa è stata ospite al Festival della Scienza, in una conferenza che s'intitolava Perché chi va via non ritorna più, riferito ovviamente a chi fa ricerca. Aveva parlato dei gamma ray bursts, esplosioni galattiche di proporzioni gigantesche, seconde solo al Big Bang, e di quanto la scienza fosse gestita male in Italia. Da allora poco è cambiato: «è arrivata la crisi a peggiorare le cose. Sento tanti miei colleghi che fanno ancora più fatica di prima a recuperare fondi». E ci sono centri che hanno dovuto chiedere prestiti alle banche per pagare gli stipendi.

Tra qualche giorno tornerà a Genova, per il ciclo di conferenze Il Muro/The Wall, incentrato sui muri che caratterizzano la società contemporanea. L'evento fa parte della serie di iniziative organizzate in occasione del ventennale della caduta del Muro di Berlino, e Sandra apre le danze, parlando di quali muri deve scavalcare la scienza.
«Il muro come metafora è molto importante per la scienza - dice – la ricerca incontra continuamente ostacoli da superare. Ed è giusto così, altrimenti non faremmo ricerca ma progetti diversi, di tipo ingegneristico. Invece il nostro obiettivo è arrivare ai limiti della conoscenza, e superarli. Insomma, è un concetto essenziale».

Nella tua materia il concetto di limite sembra perdersi nell'enormità dell'universo. È così?
«Molti pensano che si debba aumentare la precisione. Migliorare la misura. Per esempio, noi oggi sappiano quanto pesa la nostra galassia con un'incertezza del 50%, che sembra un margine di errore enorme. Ma non è detto che sapere con più precisione quel peso aiuti a fare nuove scoperte. Io voglio sapere cose sconosciute, spesso gli scienziati lo dimenticano».

Di cosa ti stai occupando oggi?
«Di una galassia che si trova a circa 15 miliardi di anni luce da noi e presenta caratteristiche particolari, inusuali. Sto studiando il suo arricchimento chimico, che di solito misura il tempo. Per ora non ho risposte negative, speriamo bene...»

Di cosa è fatto l'universo? Siamo soli? Cosa ha prodotto forza, materia e tempo? Le domande clou per una che fa il tuo mestiere...
«Sì, queste sono le domande principali, a cui per ora non abbiamo ancora dato risposte».

Come ti trovi a Monaco?
«Molto bene. Una delle differenze più marcate con l'Italia è l'ambiente. L'istituto è aperto a stranieri di tutto il mondo. In questo periodo stanno facendo le interview per trovare un nuovo direttore. Tra i requisiti: non deve avere più di 50 anni e non può lavorare nel centro. È probabile che sarà uno straniero. Te le immagini norme così in Italia?».

Come passa la tua giornata?
«Oggi noi lavoriamo al computer, è tutto informatizzato. Siamo collegati con telescopi di tutto il mondo. Uno dei più grandi è nel deserto di Atacama in Chile. Strutture enormi, che un centro non potrebbe mai permettersi»

Tu parli spesso di come gli scienziati debbano produrre risultati. Soffrite anche voi di stress? Di ansia da prestazione?
«Purtroppo sì, come in tutti i campi in cui il tuo lavoro coinvolge molte altre persone. Il nostro lavoro è una forma d'arte, con una parte di immaginazione e creatività. Ma dobbiamo anche guardare ai risultati, al mercato».

Cosa vendete in particolare?
«Non le stelle, ci mancherebbe. Anche se qualcuno lo fa, è illegale. Vendiamo conoscenza. Alla NASA per esempio, stanno costruendo l'evoluzione del telescopio Hubble, più grande. È un progetto che costerà un gelato in meno a ogni cittadino americano».

Ti ricordi quando hai iniziato ad amare il cielo?
«La scienza è sempre stata una mia passione. A scuola mi piacevano la matematica e le materie scientifiche. Poi ho letto Asimov, che raccontava di esplorazioni dell'universo. Infine, mentre preparavo l'esame di maturità ho letto tante riviste scientifiche, anche internazionali, ed è nata la consapevolezza di voler fare ricerca».

Nel tempo libero cosa fai?
«Ne ho poco. Vado in palestra, ascolto musica, ogni tanto qualche viaggio esotico. E cerco di mantenere i contatti con amici sparsi per il mondo».

A proposito di musica, quali sono i tuoi gusti?

«Tutta la bella musica. In un recente programma televisivo ho riscoperto Impressioni di settembre della PFM, che i miei fratelli amano tanto».

Vuoi dire che guardi X-Factor? Dalle stelle ai reality?
«Ma quello non è un reality. Anzi, è stata una grande scoperta televisiva, speriamo che continui così a che non facciano la solita roba da reality che finisce a tarallucci e vino».

Dove ti vedi tra qualche anno?
«Mah, non so. Vorrei tornare in Calabria, che amo tanto, prima che sia definitivamente rovinata, dall'inquinamento, ma non solo».

I 100 anni della Montalcini. Cosa pensi di lei?

«Mi ha impressionato. Non la conosco di persona, ma ho sentito una sua recente intervista. Di solito il cervello si usura come le ginocchia, invece lei è ancora perfettamente lucida, e lavora. È un miracolo, un caso eccezionale che capita una volta su milioni di persone».

 
 
 
 
 
 
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