Abiti bianchi svolazzanti e severi completi scuri… ogni sabato e domenica si perpetua il rito dei matrimoni, in questa stagione: niente Don Rodrigo ad impedire la cosa, quindi via libera ai festeggiamenti!
Ma c'era in effetti un tempo lontano in cui niente era così semplice, e si arrivava a far delle guerre, o quanto meno delle rivolte, per poter impalmare l’amata. Finzioni sceniche? Invenzioni manzoniane? Chissà se è solo quello. Fatto sta che nel lontano Medioevo (più o meno, poiché la data è in realtà un po’ convenzionale) per una faccenda amorosa mal risolta si fondò addirittura una città.
La leggenda parla di una ribellione degli abitanti di Caraglio nei confronti del signorotto locale, che intendeva per l’ennesima volta esercitare lo jus primae noctis, mentre evidentemente né la bella Cecilia né il suo ardente promesso sposo erano disposti a stare al gioco.
Ne scoppiò una bella rissa popolare, il signorotto venne cacciato, ma per buona misura gli abitanti di Caraglio decisero di metter un po’ di terra tra di loro, e si diressero alla conquista del Pizzo di Cuneo, dove fondarono l’omonima città, difesa da loro stessi in armi e da Gesso e Stura che scorrono proprio lì sotto.
Dice la storia che fosse il 23 giugno 1198.
L'intera vicenda è rappresentata sull’antico sipario del Teatro Toselli, dipinto da Borgo Caratti ed esposto al museo Civico di Cuneo.
In ogni caso, era la moda, nel Medioevo, quella di andare a fortificare in alto, viste le esperienze del passato. E fu così che la città si circondò di mura, che vennero ampliate dai Savoia e distrutte, manco a dirlo, da Napoleone.
Perciò, se vi farete un giro, in città troverete ben poco di medioevale, ormai, a parte la chiesa di San Francesco e case e portici bellissimi di Contrada Mondovi.
Cionondimeno, la capitale della Provincia Granda è una città ariosa e solare, ideale per quattro passi nella folla del sabato sera, tra antichi palazzi e bei negozi.
I must per chi in estate popolerà le seconde case in vallata? Ecco due dritte per un giretto del sabato pomeriggio: cercateli per bene, perché non faccio nomi precisi.
In primo luogo metterei la gastronomia: il fantasmagorico salumiere su un angolo di piazza Galimberti dove, dal salame alla mocetta di camoscio, c’è da perdersi tra gusti e profumi; la pasticceria storica all’angolo opposto della piazza, che in un ambiente d’epoca offre i più favolosi Cuneesi al Rhum che si siano mai assaggiati, e ogni altra prelibatezza; il negozio di pasta fresca a meta’ di via Roma e, poco distante, una minuscola bottega del pane con panini di segale profumatissimi.
Ho inteso chiedere gelati? Ma sì: provate in corso Nizza e poi vediamo come va. Ma non di stomaco solo vive l’uomo (e neppure la donna, dicono), per cui che ne dite di un salto tra le grandi firme del look e uno in libreria?
È fornitissimo anche il reparto di volumi sulla regione, con storia, natura, tradizioni.
E se siete invece sotto i portici di via Roma, fate una deviazione in Contrada Mondovì: c’è una coltelleria assolutamente imperdibile, per tutti i gusti, dove troverete anche pezzi artigianali.