Conoscere la propria e le altrui culture può favorire il dialogo tra le varie nazioni del mondo? Secondo l’Associazione Intercultura è possibile, grazie ad un progetto educativo che coinvolge studenti delle scuole secondarie e famiglie attraverso scambi internazionali tra giovani, con il loro inserimento in famiglie e scuole di altri paesi.
L’Associazione, nata nel 1955, oggi vanta un’estesa rete internazionale che opera in più di cinquanta stati ed è gestita da migliaia di volontari. Nel 2007 è stata affiancata dalla Fondazione Intercultura, che opera in Italia, nell’Unione Europea e all’estero per il dialogo tra le culture e gli scambi interculturali tra i giovani, che in questo modo possono aprirsi al mondo.
Ma quali caratteristiche deve avere una famiglia per partecipare al progetto? «Basta aver voglia di accogliere qualcuno con il calore e l’affetto che si riservano ai propri figli, e mettersi in gioco», spiega Fabio Tatti, uno dei volontari del centro locale dell’associazione che affiancano le famiglie ospitanti, «non serve una casa grande o una camera singola a disposizione. Sono fondamentali curiosità, entusiasmo e disponibilità ad aprirsi verso nuove culture».
Tra i volontari, ci sono ragazzi che hanno già vissuto un’esperienza nell’intercultura. Fabio, ad esempio, nel 2005 dal suo paese in Sardegna è volato a Seattle e lì ha trascorso un intero anno scolastico: «di colpo mi sono ritrovato a vivere in una metropoli, con una famiglia numerosa e dallo stile di vita frenetico. Questo è quello che noi chiamiamo shock culturale: all’inizio ci si deve abituare ad una nuova quotidianità, ma poi è davvero bello imparare a vivere in modo diverso. A scuola ho conosciuto tanti ragazzi e ragazze, e ancora oggi ho mantenuto i contatti con loro». L'anno scorso Fabio si è trasferito a Genova per studiare ingegneria, ma il suo sogno è quello di tornare negli Stati Uniti, «per rivedere gli amici e la mia famiglia americana».
Da due anni l’intercultura ha fatto breccia anche nel capoluogo ligure: nell’anno scolastico 2008/09 due studentesse straniere sono state accolte da due famiglie genovesi, hanno frequentato scuole locali (il Liceo Cassini e il Linguistico Deledda) e stretto amicizia con i coetanei italiani. Si tratta di Eva, austriaca, e Indiana, islandese.
Eva, diciassette anni, desiderava fare un’esperienza all’estero da quando ne aveva quattordici: «allora ero troppo timida, quest’anno invece mi sono sentita pronta per realizzare il mio sogno». Gli studenti indicano all'associazione tre destinazioni preferenziali, poi sono i volontari a scegliere per loro. Eva sognava di conoscere l’Italia: «studio la lingua italiana da due anni», racconta. Ma una volta arrivata a Genova, Eva ha trovato qualche sorpresa: «le persone qui sono un po' meno solari rispetto allo stereotipo che accompagna la fama degli italiani nel mondo».
L’esperienza nella famiglia ospitante è stata positiva, anche se non è stato facile per Eva abituarsi ad un nuovo stile di vita: «in Austria ero abituata ad essere molto libera, mentre qui devo rispettare degli orari. All’inizio è stato difficile, ma oggi ho capito che è giusto ascoltare le richieste della mia famiglia genovese».
Eva ha incontrato anche molti nuovi amici: «li vedo spesso: si occupano molto di me. Tra un mese tornerò a casa e sono un po' triste, anche se mi fa piacere rivedere la mia famiglia e i vecchi amici. Magari tra qualche anno tornerò a Genova per fare l’Università».
A scuola Eva ha trovato molte differenze tra i metodi di insegnamento austriaci e quelli italiani: «qui si studia troppo a memoria. In Austria, invece, alla teoria si preferisce la pratica: per conoscere il cinema, ad esempio, si va in sala a vedere un film, o si ascolta la musica, si va a teatro».
Andrea e la sua famiglia hanno deciso quest’anno di ospitare una ragazza islandese nella propria famiglia: «il mio obiettivo era quello di insegnare ai miei figli, che hanno quattro e sette anni, a confrontarsi con una cultura diversa dalla loro. Così è arrivata Indiana, che ha quindici anni e si è inserita perfettamente nella mia famiglia», racconta Andrea, «consiglio a tutti di fare questa esperienza. All’inizio abbiamo avuto qualche difficoltà con la lingua, ma oggi i miei figli hanno trovato in Indiana una nuova compagna di giochi, e ora vorrebbero tanto visitare l’Islanda. Spero che da grandi abbiano voglia di fare anche loro questa esperienza».
Ad agosto nove ragazzi e ragazze genovesi sono pronti per dare inizio ad un anno scolastico indimenticabile. Tra le destinazioni scelte ci sono il Sud Africa, la Cina, il Nord Europa, gli Stati Uniti d’America, il Canada, l’Argentina e l’Onduras.
A Genova arriveranno, tra gli altri, un ragazzo giapponese e Fiona, una ragazza francese che ha vinto una borsa di studio: «gli studenti che intraprendono l’esperienza dell’intercultura vengono valutati anche per la loro bravura a scuola. Non abbiamo ancora trovato una famiglia genovese pronta ad ospitare Fiona». Speriamo che qualche lettore di mentelocale.it si faccia avanti.