Qui comincia la sventura del signor Bonaventura.
Chi non conosce questa rima? La favola illustrata di Sergio Tofano torna a teatro (l’ultima rappresentazione risale a trentatre anni fa) grazie all’inventiva di Fabrizio Lo Presti, attore genovese che dello spettacolo è regista e protagonista.
«La mia passione per questo personaggio è nata alcuni anni fa. Gilberto Tofano, figlio di Sergio, era il mio insegnante di recitazione; grazie a lui ho imparato ad amare la commedia dell’arte».
Ma lo spettacolo, che sabato 6 giugno è andato in scena in anteprima al Teatrino di Portofino, è anche un omaggio a Lele Luzzati, «grande amico di Tofano. Luzzati sosteneva che senza il Signor Bonaventura non sarebbe diventato quello che era».
Lo spettacolo ha ottenuto i contributi della Regione Liguria, mentre il Museo Luzzati ha messo a disposizione della compagnia le scenografie di Lele.
«Anche i costumi, realizzati da Sara Angiolini, sono tratti dai bozzetti di Sergio Tofano e le musiche sono quelle originali, riarrangiate da Ermete Liberati», continua Fabrizio, che nei panni di Bonaventura si sente davvero a suo agio perché «è un eroe sbadato e gentile, assomiglia al precario di oggi che cerca di sbarcare il lunario. Come Arlecchino fa sempre dei pasticci, ma poi conquista il cuore di chi ha a che fare con lui e viene sempre ricompensato. Il milione, infatti, rappresenta una rivalsa sociale che rende lo spettacolo di grande attualità».
In scena, dieci attori-cantanti da applauso rendono lo spettacolo gioioso e frizzante: Susanna Gozzetti, Fabrizio Maiocco, Paola Maria Pilosio, Sona Petrillova, Federica Sandrini, Silvia Bottini, Irene Villa e Franco Piccolo, che suona dal vivo la fisarmonica.
«Il Signor Bonaventura sono io, mi calza a pennello», spiega Fabrizio, che dopo i personaggi diventati famosi nei Mai dire… della Gialappas (nelle gag di Sensualità a corte, firmate da Marcello Cesena, Fabrizio interpreta Wonder Woman, con tanto di baffoni e parruccona nera) non si è stufato dei travestimenti: «la maschera mi offre la possibilità di esprimermi appieno. Indossando la bombetta e il vestito rosso divento l’ultima maschera della commedia dell’arte».