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Willy Pasini a Palazzo Ducale

 
Intimità, extimità e cyberintimità. Quando i diari perdono il luchetto e diventano blog. Quando i pensieri segreti finiscono su Facebook. Il 12 maggio a Genova
 
   

     
Genova, 8 maggio 2009
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di Laura Santini
   

C'era una volta l'intimità. Quella condizione speciale che si crea tra persone e che genera rapporti esclusivi e nei casi migliori rispetta quella buona distanza che permette ad ognuno di esprimersi, trovando però la complicità dell'altro/a là dove richiesta. E poi? E poi non c'era più. O meglio: Oggi l'intimità si è quasi smarrita, racconta Willy Pasini, lo psichiatra, sessuologo e psicologo milanese - da tempo residente in Svizzera - nella sua ultima pubblicazione La riscoperta dell'intimità. Tra sesso e computer la rivincita dei sentimenti (Mondadori). Pasini si era occupato del concetto già nel 1990 con Intimità (Mondadori), dove presentava caratteristiche e pratiche di una dimensione che tocca ogni individuo nelle sue relazioni interpersonali (non solo di coppia, ma anche familiari e di gruppo), presentata attraverso le storie vere di alcuni pazienti.

Raccontare la psicologia e la sessuologia come in un romanzo, attraverso tanti personaggi in altrettante coppie e modalità dello stare insieme, è diventato nel tempo per Pasini lo stile vincente che ha contraddistinto pubblicazioni (17 in tutto) quasi sempre trasformatesi in best-seller. «Sono un mancino corretto - afferma sorridendo Pasini - quindi se fosse stato per la mia parte sinistra sarei dovuto diventare un'artista; chissà magari dipingere. Per questo i miei libri mi piace pensarli più come affreschi, all'interno dei quali i lettori possano identificarsi. È attraverso la scrittura che comincio a recuperare il mio lato sinistro». E come combina lo scrivere con le sue altre molte attività, quand'è per esempio nella giornata il momento dedicato alla scrittura? «La sera. La mattina non faccio niente. Ho rinunciato ad essere chirurgo proprio perché le operazioni alle 7 del mattino per me erano una pena. Mi chiamavano Zorro, dato che le cicatrici non venivano mai dritte».

Ma cosa l'ha portato dopo quasi 20 anni di nuovo sullo stesso tema? «Pensavo - continua Pasini - che l'intimità si sarebbe molto sviluppata in questi anni. E che l'uomo si sarebbe avvicinato alla donna. Invece è successo l'esatto contrario: l'uomo non è stato capace di cambiare, mentre la donna è diventata uomo. Ora la donna nello spazio pubblico ha guadagnato e continua a guadagnare campo, ma nel privato, mimando i successi avuti nel pubblico, trova difficoltà nella relazione con un uomo che non ne accetta l'autonomia. Ci vorrà almeno una generazione prima che l'uomo accetti - come per altro ormai fa con le colleghe in ambito lavorativo - una donna attiva, vivace, ironica. Ma in privato la moglie che fa dell'ironia sul marito ancora non è compresa».

Accanto all'intimità, come già l'aveva presentata seguendo la suddivisione di Edward Waring  in cinque categorie (spirituale, intellettuale, psicologica, corporea e sessuale), Pasini affianca i concetti di extimità - un nuovo conio - e di cyberintimità. «Mi sono posto soprattutto la questione di questo movimento sociale che si può chiamare berlusconismo, il mettere fuori, da cui nasce il termine extimità che non significa mostrare bensì esibire. Non ho alcun problema a mostrarmi, e infatti verrò a Genova e di fronte a un pubblico parlerò di ciò che conosco. Esibire invece è mostrare quello che non non c'è, che è poi quello che fa più spesso la nostra società, per esempio in Tv con il Grande Fratello o con l'Isola dei Famosi». L'intimità virtuale invece, la cyberintimità, è quella nata con i diari online, privi di luchetto, i primi blog «che hanno respinto l'idea dell'intimità come sentimento elitario, qualcosa da condividere con pochi, fino ad arrivare alla situazione addirittura contraria, quella dei social network come Facebook: dove si dice al massimo numero di persone cose che in genere sono segrete. Per esempio io ho scelto di non esserci eppure qualcun altro mi ci ha messo, con tanto di foto». L'aspetto positivo, secondo Pasini, della rete è favorire una socializzazione superficiale, molto utile per chi fa fatica a fare il primo passo.

Quello di cui tutti avremmo bisogno è un tempo più lento, maggior pudore e tornare a guardarsi dentro. «Tornare al dentro in generale, che è siero della verità e base dei rapporti umani sinceri». Trascinati da sogni impossibili, da una realtà sempre più proposta come sogno e da una frenesia ormai necessaria, fermarsi significherebbe incontrarsi in modo imbarazzante in primis con il proprio io e quindi con quello - a questo punto ingombrante dell'altro/a. «Sono favorevole, più che a un'educazione sessuale a un'educazione sentimentale, perché sono proprio i sentimenti ad essere rimasti indietro, mentre la sessualità tutto sommato ha avuto e continua a prendersi i suoi spazi. Occorre rimettere l'accento, ridiscutere, proprio i sentimenti. E infatti sto lavorando a un progetto con la Regione Lombardia per realizzare una trasmissione televisiva. Oggi, è chiaro che le persone sono più amanti nel sesso che nel cuore. E in particolare c'è bisogno di aiutare gli uomini, più che le donne. Perché l'uomo ha lasciato il cuore alla donna, appropriandosi della mente e del sesso».

 
 
 
 
 
 
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