A proposito di discariche stracolme, pronte ad esplodere, vale la pena fare alcune brevi considerazioni sui rifiuti, per ricordare che la questione non riguarda solo chi li raccoglie e li smaltisce e per ripetere quanto sia necessario ripensare all’intero ciclo di vita dei prodotti che consumiamo, ad iniziare dalla loro progettazione e fabbricazione.
Mio figlio, che ha sei anni, da qualche tempo, quando ne ha occasione, butta da solo i piccoli rifiuti della giornata, quelli che si producono facendo due passi in riva al mare o per le vie del centro, dopo avere sorseggiato una lattina d’aranciata o terminato l'ultimo pezzo di focaccia avvolto nella sua carta.
Indovina in quale campana gettare la carta e l’alluminio, la plastica e il vetro, quest’ultimo accompagnato da un assordante rumore che trova ogni volta molto divertente. Gli piacciono i colori e le forme inusuali di questi grandi contenitori dalle piccole bocche e naturalmente il gioco, oltre che divertirlo, è per lui anche molto utile, allenandolo a smaltire i rifiuti in modo che possano essere recuperati e riciclati, evitando inutili sprechi di energia.
Ma quando la settimana scorsa, al termine di una rinfrescante bevuta di tè, ha voluto come spesso fa da solo, disfarsi del piccolo contenitore che conteneva la bevanda, non ha avuto difficoltà a capire, nonostante la sua giovanissima età, che qualcosa non andava per il verso giusto. E sì, perché capire in quale campana per la raccolta differenziata dovesse finire quella specie di bicchiere di plastica nel quale era contenuto il suo tè era impresa impossibile, come impossibile era spiegargli che nonostante sia imperativo necessario differenziare i rifiuti, molte aziende continuano a costruire prodotti di fatto non differenziabili. Il piccolo contenitore del tè è in plastica, ma l'etichetta in carta, come pure la confezione in cui è inserita la cannuccia, il tappo invece è d’alluminio e la cannuccia di un altro tipo di plastica rispetto al contenitore. A quel punto ogni tentativo di dividerne le parti e individuare il contenitore in cui smaltirlo era talmente complicato e inutile che è finito nell’indifferenziata, quello che gli esperti chiamano umido, per morire in qualche discarica ormai satura se va bene, o in qualche termovalorizzatore.
Ma il caso del piccolo contenitore per il tè è solo uno dei tanti oggetti che quotidianamente buttiamo via senza sapere in quale campana debbano finire. Altre complicazioni arrivano dal tetrapack, materiale impiegato per contenitori di liquidi, che ormai molte aziende produttrici di latte, succhi di frutta, vino, adottano. Un mix di cartone, alluminio e polietilene che crea non poche difficoltà a chi deve stabilire in quale contenitore smaltirlo. Il problema è molto rilevante in quanto sappiamo che, se all’interno delle singole campane, la quantità di materiale non conforme a quello che va buttato in quella specifica campana, supera una certa percentuale, tutto il contenuto non finirà assieme al materiale indicato sulla campana stessa, ma nella grande mistura dei rifiuti indifferenziati.
Fino a quando non si adotteranno packaging, ossia imballaggi, realizzati in un unico materiale, differenziare i rifiuti resterà un problema. Fino a quando le aziende produttrici, le municipalità e i consumatori, non affronteranno la questione in modo serio e condiviso, l’unico rifiuto serio, continuerà ad essere quello verso la definitiva soluzione del problema.