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Fabio Zuffanti
 

Fabio Zuffanti: il primo disco da solista

 
Primo disco solista per il musicista genovese, che canta e suona tutto. Chi ricorda? Brian Eno, Sigur Ròs, Oldfield, Battiato, Battisti e amolto altri. Di Riccardo Storti, dalla community
 
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Genova, 16 giugno 2009
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di Riccardo Storti
   

Oltre tre anni di assemblaggio, ma ora ci siamo: il genovese Fabio Zuffanti ha editato il suo primo lavoro solista, al di là di qualsiasi sigla nota a tutti gli appassionati di prog che lo seguono dagli anni Novanta (Finisterre, La Maschera di Cera, Aries, LaZona, Rohmer…etc. etc.). Senza troppi fronzoli già dal titolo - sic et simpliciter Fabio Zuffanti - il nostro esce per l'etichetta milanese AMS distribuita da BTF.

L'impronta è autarchica: Zuffanti canta e suona tutto, ma soprattutto crea, si diverte a fondere collage sonori e testuali che lo pongono a metà strada tra lo spirito cantautorale e quello più vivacemente sperimentale. Nell'approccio potrebbe ricordare molto il primo Mike Oldfield: lui, i suoi strumenti, la sua voce, il suo mondo. Ma Zuffanti è un autore di oggi che, negli ultimi anni (soprattutto con la recentissima esperienza Rohmer), ha voluto dimostrare di perseguire una strada sua, addirittura non prevista (tenuto conto dei trascorsi), seppure abbastanza prevedibile…

Così, in questo esordio, l'influenza di contaminazioni noise (già riscontrate durante happening live al Buridda) ben si sposa con la tradizione alternative innescata da certi guru del passato.
Brian Eno e il primo Battiato si incontrano nell’opener È probabile e in Dormono. I Sigur Ròs più ambientali sopravvivono nel falso soundtrack di Andiamo avanti (per il film); invece, tra Subsonica e Japan, si muovono le atmosfere cangianti di Le piante sott’acqua. Addirittura scorgiamo semenze techno-pop alla Kraftwerk in Sentieri di ghiaccio.

La voce è debole, ma Zuffanti trasforma questa voluta fragilità in una cifra stilistica di diretta connotazione. Da qui si squaderna la predilezione per i toni di Wyatt, dell’ultimo Battisti (Cuoci bene e la suggestiva Domeniche senza tramonto su lirica del poeta Tommaso Labranca) o di alcuni carneadi della canzone d’autore italiana dei '70's (ascoltate Ottobre e penserete subito alle rarefazioni di Barbaja, Rocchi e Camisasca).

Indovinata la chiusura di Così a fondo, variazione sul tema di È probabile quasi colonna sonora per presunti titoli di coda. E qui si dipana l’appassionata vena cinematomelografica di Zuffanti per cui – un po' come in Rohmer – anche questo è un disco, prima di tutto, da immaginare. Ad occhi chiusi.

 

 
 
 
 
 
 
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