Venerdì 26 giugno 2009
Il giurista Francesco Bilotta, docente di Diritto Privato all'Università degli Studi di Udine, ha partecipato al Convegno Uguale accesso al matrimonio e all'adozione per le coppie dello stesso sesso: perché no in Italia? e le ha cantate a Gianfranco Rotondi, Ministro per l'Attuazione del programma, che ha redatto il disegno di legge DiDoRe (DIritti e DOveri REciproci).
«Il suo progetto di legge è inutile», afferma Bilotta, «perché produce dei diritti solo quando la coppia non c'è più - perché uno dei partner è morto o perché c'è stata una separazione - ma famiglia e matrimonio non si giustappongono: la famiglia è anche quella formata da due conviventi. Ma se questo progetto diventerà legge, le cose cambieranno».
Il ministro, arrivato a Palazzo Ducale per le conclusioni del convegno, risponde a Bilotta: «forse il progetto DiDoRe è una mediazione al ribasso, ma io e il ministro Brunetta (gli onorevoli Franco De Luca e Lucio Barani sono il primo e secondo firmatario del testo, n.d.r.) volevamo cercare di risolvere i problemi concreti dei conviventi, collocandoli nel diritto privato. La fucilazione preventiva, però, c'è stata comunque. Da cristiano l'ho presa come una penitenza», scherza infine il ministro, che aggiunge: «ormai io e Brunetta veniamo definiti in tutti i modi. Il più divertente è Madama DiDoRe».
Il presidente nazionale Arcigay Aurelio Mancuso ha commentato: «Rotondi è uno dei pochi politici ad aver capito che un cammino va aperto, però non approviamo questa proposta di legge. I DiDoRe hanno suscitato un grande dibattito, ma quello che chiediamo è rispetto, uguaglianza e poter accedere a tutti i diritti e a tutti i doveri. In Italia ormai dal matrimonio scappano tutti; la famiglia, invece, dovrebbe essere il luogo dell'amore, non della costrizione».
Giovedì 25 giugno 2009
Uguale accesso al matrimonio e all'adozione per le coppie dello stesso sesso: perché no in Italia? Di questo si sta discutendo oggi, giovedì 25 giugno, nel convegno organizzato dal Comitato Genova Pride 2009 e da Arcigay - Associazione lesbica e gay italiana.
L'incontro, a Palazzo Ducale (sala del Munizioniere), vede la partecipazione dei giuristi europei che si occupano di riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso.
Mancano solo due giorni al Pride nazionale: sabato 27 giugno il corteo sfilerà per le strade di Genova. «Sarà un Pride politico», spiega Alberto Villa, «l'Italia e la Grecia sono i fanalini di coda nel riconoscimento giuridico delle coppie e delle famiglie omosessuali. Sono cambiati i governi ed è passato il tempo, ma di questo argomento non si sente ancora parlare. Noi chiediamo un riconoscimento: sabato uniremo un popolo che vuol fare la differenza», continua Villa.
Daniel Borrillo, dell'Università di Parigi, ha esposto il modello francese, che si concentra sui Pacs: «da dieci anni la Francia e la Spagna hanno fatto grandi passi avanti nell'evoluzione dei diritti degli omosessuali. In Francia, dopo un forte dibattito, l'opinione pubblica ha accettato i Pacs. Non è così per il discorso sull'adozione: solo il 40% della popolazione è d'accordo. L'arrivo di un governo di destra non ha cambiato le cose, anzi, Sarkozy continua a migliorare il Pacs e anzi ha proposto di celebrarlo in Comune, come succede per il matrimonio».
Sabato 27 sono attese più di 150 mila persone, provenienti da tutta Italia. Sul palcoscenico di De Ferrari non saliranno star della musica: «non ci sarà Elton John, ma i politici. Vogliamo parlare dei nostri diritti».
E a proposito di politica: oggi a concludere il convegno sarà Gianfranco Rotondi, Ministro per l'Attuazione del programma, che ha redatto il disegno di legge DiDoRe (DIritti e DOveri REciproci). Il testo premette che la famiglia è quella composta da un uomo ed una donna preferibilmente con figli, ma introduce il diritto per le coppie omosessuali all'assistenza in caso di malattia e dà ai conviventi voce in capitolo in casi come malattie invalidanti e donazione di organi (ma anche sulla modalità delle esequie).
Secondo gli organizzatori del Pride il testo è un passo avanti, anche se non prevede la possibilità per le coppie omosessuali di adottare dei bambini.