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Rosi Braidotti
Rosi Braidotti
 

Rosi Braidotti al Ducale per il ciclo 'The Wall'

 
Luned́ 29 giugno a Genova interviene su 'Il muro delle Identità'. Tra filosofia e studi di genere, racconta l'identità nomade del nostro tempo
 
eventi
Lunedì 29 giugno 2009, alle ore 17.45, Rosi Braidotti tiene la conferenza Il muro delle Identità nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale, Genova.
L'incontro fa parte del ciclo The Wall (di cui mentelocale.it è mediapartner), curato da Nicla Vassallo, per riflettere su tutti i muri che segnano la nostra società: dalla scienza, alla sessualità, alla filosofia, ai media. I precedenti incontri hanno visto come protagonisti l'astrofisica Sandra Savaglio, lo psicanalista Vittorio Lingiardi, la sociologa Antonietta Mazzette e lo storico della medicina Gilberto Corbellini.
Dopo Rosi Braidotti arriveranno a Palazzo Ducale il filosofo Remo Bodei (lunedì 14 settembre, ore 17.45 - Il muro della Memoria) e l'autore televisivo Carlo Freccero (lunedì 21 settembre, ore 17.45 - Il muro dei Media). Appuntamento finale, la proiezione del film The Wall di Alan Parker, con il commento di Armando Massarenti (Il Sole 24 Ore) e Nicla Vassallo (lunedì 18 settembre, ore 21.00).
 
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Genova, 26 giugno 2009
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mentelocale di
Laura
Santini
   
 
Rosi Braidotti è dal 2005 Distinguished Professor in Humanities in a Globalised World presso l�Università di Utrecht (Olanda), dove ha fondato e dirige il Centre for the Humanities. È Honorary Visiting Professor della Facoltà di Giurisprudenza del Birkbeck College, Università di Londra. Le sue pubblicazioni attraversano le teorie della tradizione filosofica europea, del femminismo e del post-strutturalismo, dell�epistemologia e della scienza sociale.

Il Gay Pride è alle porte - sabato 27 giugno - ma un'altra occasione importante per parlare di differenze e di identità è da cogliere lunedì 29 giugno (ore 17.45), quando, per il ciclo di incontri The Wall organizzato dalla filosofa Nicla Vassallo, sarà a Genova (nella Sala del Minor Consiglio a Palazzo Ducale) Rosi Braidotti, professoressa emerita di Women's Studies e, tra le molte altre attività, direttrice del Centre for the Humanities all'Università di Utrecht in Olanda. La sua conferenza si intitola Il muro delle identità.
Cosa ne pensa Rosi Braidotti del Gay Pride? «In Olanda si è ormai consolidata una borghesia omosessuale - come del resto in tutto il nord Europa - che ha un potere economico e sociale. Una classe media che sta crescendo sempre più e che sta acquisendo potere. Per questo ad Amsterdam non è ben visto il gay pride, manifestazione giudicata da molti omosessuali poco decorosa e arretrata, che non tiene conto del potere acquisito dalla comunità omosessuale».

Nata in Italia, emigrata a 16 anni in Australia, Rosi Braidotti ha proseguito il suo percorso formativo a Parigi, dove ha vissuto per alcuni anni prima di trasferirsi in Olanda. Questa sua posizione da migrante ha giocato un ruolo fondamentale nel percorso personale e scientifico, testimoniato da pubblicazioni internazionalmente riconosciute per la portata assolutamente innovativa (tradotte in 11 lingue) e dedicate al tema della soggettività, della sessualità e del femminismo, affrontati dal punto di vista filosofico, epistemologico, poststrutturalista e psicanalitico.
All'interno del suo lavoro Braidotti punta l'attenzione sul concetto di identità fluida e di identità nomade, contestualizzate spesso all'interno di un altro suo ambito di interesse e impegno verso la costituzione di una nuova Europa in cui lo scambio e la diversità culturale, intellettuale e sociale siano al centro dell'agenda e del confronto politico-sociale. «Dovremmo prendere sul serio le nostre contraddizioni storiche e non restare fermi e fissi, perché non bisogna dimenticare che tutti abbiamo appartenenze multiple. L'Italia è sempre stata un crocevia di culture e di popoli. Anche oggi essere italiani significa essere molte cose allo stesso tempo: si può essere veneti o friulani e neri. Inoltre, trovo che nel nostro Paese si analizzi troppo poco la storia del colonialismo italiano, quasi del tutto dimenticata. Mentre il soggetto nomade non viaggia solo nello spazio, ma anche nel tempo e necessita di una densità di memoria storica nei confronti della propria appartenenza».

A proposito di sessualità Rosi Braidotti introduce un'interessante distinzione che porta in primo piano il concetto di intimità. «Preferisco parlare di sessualità al plurale, perché ce ne sono di diversi tipi. Premetto poi che sono cresciuta all'interno della scuola di pensiero francese con Michel Foucault, Luce Irigaray e Gilles Deleuze. Osservo oggi che i più giovani sono abituati alle sessualità molteplici e a corpi virtuali con caratteristiche altrettanto multiple. E allora mi viene in mente Foucault: sono corpi sorvegliati, ma capaci di comprendere una sessualità polimorfa e complessa. Le differenze non sono più sulla sessualità che si pratica, che è come dire che il sesso che si pratica non è più fondamentale per la definizione del sé, ma per gli altri. Più che di sessualità credo si debba parlare di intimità, un concetto da analizzare meglio e forse più adatto di altre etichette identitarie; capace di testimoniare di un rapporto che può anche escludere il sesso, ma individua le relazioni forti che riteniamo uniche e speciali. Un concetto che è diventato un punto di riferimento ad esempio per tante giovani donne americane, che hanno rivalutato il concetto di verginità. Da una parte per la paura di contrarre l'AIDS, ma dall'altra - e questo è il dato più interessante - perché non vogliono entrare a far parte del regime pornografico della sessualità che viene strumentalizzato a fini capitalistici. I media producono vari tipi di prodotti, anche fiction Tv, che confermano i diversi tipi di identità sessuale e queste donne rifiutano questo tipo di sessualità che consuma e vanno alla ricerca di altri tipi di sessualità».

Lo studio e la ricerca, segnata da una forte interdisciplinarità ed eterogeneità seppur nel rigore dei percorsi scientifici, hanno permesso a Braidotti di essere impegnata socialmente e politicamente in vari contesti e sedi di dibattito, per questo quando comincia a parlare di identità razziste e del loro essere «aberranti» non c'è da stupirsi se il respiro della sua posizione è non solo filosofico ma anche storico-sociale.
«Come diceva Marx, 'tutto ciò che è solido evapora', questa è la forza distruttiva del capitalismo che propone un modello unico, negando la complessità, generando paura e una mentalità legata al profitto veloce. Un'ideologia tremenda. La strumentalizzazione della paura alimenta l'ignoranza e porta a una regressione. Tornando all'Italia, per fare un esempio, nel mio nord est si sta tornando ai vichinghi e ci si inventa persino una tradizione che non esiste la 'razza piave' e allora preferisco la pecora Dolly: creatura di una nuova specie che mette in discussione le categorie fondamentali per quel che riguarda la creazione. La stessa Dolly che mette in discussione le genealogie e infatti è stata inserita nel percorso del Science Museum di Londra. La rapidità in cui viviamo, portata dalle nuove tecnologie, ci chiede di ripensare alle appartenenze, finora rigidamente strutturate. La genetica è in continua evoluzione, ma le nostre categorie di pensiero non sono in grado di evolvere altrettanto rapidamente e così invece di andare avanti andiamo indietro: invece di accettare la diversità torniamo al razzismo, alla guerra, per esempio per quanto concerne il rapporto tra Oriente e Occidente. In Oriente si assiste a una mutazione in pieno sviluppo, complicata da aggressioni occidentali - basti pensare all'odio nei confronti delle forze speciali in Afghanistan, senza dimenticare il ruolo giocato a suo tempo dalle colonizzazioni occidentali. Ci sono studenti italiani che non sanno che l'Italia ha invaso la ex-Jugoslavia nel '40/'41 e che siamo noi italiani all'origine del conflitto balcanico.

È sul corpo delle donne che si sta giocando tutto tra Oriente e Occidente. E poi. perché non cercare di tirare fuori gli aspetti positivi del mondo islamico? Ci sono molte donne che stanno lottando in Iran per esempio e noi occidentali dobbiamo stare con loro. Non bisogna comportarsi come Oriana Fallaci, bisogna tener conto dell'Islam europeo: ci sono 15 milioni di islamici in Europa e hanno una forte identità nomade. Il sindaco di Rotterdam, che è mussulmano, è un bell'esempio di ibridazione e identità nomade.
Per tornare a Dolly, lei ci fa capire che le genealogie sono da costruire e non sono date di per sé. Dolly non ha il complesso di Edipo. Dolly è l'antigenealogia. Dolly è neutra e ha l'obbligo di inventarsi la propria genealogia».

 
 
 
 
 
 
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