Abbiamo incontrato Andrea Ranieri per la prima volta nella primavera del 2008. Era appena arrivato a Genova dopo aver accolto l'invito della Sindaca Marta Vincenzi a diventare assessore nella sua Giunta genovese, rinnovata in seguito al patatrac di Stefano Francesca.
Nato a Sarzana, è stato insegnante e poi sindacalista nella CGIL, dove è arrivato a coprire la carica di Segretario Generale nazionale della Federazione Formazione e Ricerca. Per venire a Genova ha lasciato la Commissione permanente su cultura e beni culturali del Senato, dove risiedeva in quota all'Ulivo. «Sono stati due anni terrificanti. Era impossibile discutere il merito delle questioni, perché tutto era subordinato alla lotta con l'avversario politico», dice. A Ranieri, invece, piace dialogare: «sono abituato a ragionare sui problemi, e a studiarli». Ha accettato l'invito della Vincenzi: «perché ha costruito un'idea di amministrazione dove il merito viene prima degli schieramenti». Il 15 giugno 2009 il suo assessorato ha compiuto un anno. È il momento per fare un primo bilancio, motivo per cui l'abbiamo invitato in redazione. C'eravamo tutti, l'abbiamo proprio messo in mezzo...
Di argomenti sul tavolo ne ha trovati tanti. Da assessore alla cultura, infatti, il suo mandato si è allargato a macchia d'olio. Sviluppo dell'innovazione e dei Saperi, Coordinamento con l'Università, Centri di ricerca, Distretti tecnologici e Soggetti istituzionali, imprenditoriali e associativi, Conferenze strategiche e Marketing Territoriale, Città digitale, Indirizzo e controllo delle Istituzioni culturali, Cultura giovanile. Lui ci scherza su: «Mi sono occupato di Gronda senza avere la patente, di moschea senza essere credente, e di Gay Pride, essendo moderatamente eterosessuale».
Ma il dubbio viene: non è un po' troppa roba per poter affrontare tutti gli aspetti? «È un insieme di cose, che però ha una coerenza: ed è l'idea di una città di sviluppo. La prima conferenza strategica si è concentrata sul Mediterraneo, un argomento decisivo per Genova». Logistica e business, quindi: «ma senza la cultura questa cosa non funziona. Senza il Suq, il Festival di Poesia, la Banda di piazza Caricamento questa città non può diventare la capitale naturale del Mediterraneo», prosegue. La mostra di Di André potrebbe diventare permanente, visto il successo. E il Suq? «Non lo escludo, ne ho già parlato con Carla Peirolero. Gli spazi ci sono, il problema è valutare bene».
Un'altra idea di Ranieri riguarda il Museo Chiossone: «il più bello di Genova secondo me. Nel parco vogliamo fare un museo a cielo aperto con mostre di artisti giapponesi, inizieremo con due giovani». Più preoccupazione per altri poli museali, come quello di Nervi, dove il pubblico afflusice meno: «e dove quindi bisognerà inventarsi qualcosa».
Uno dei progetti a cui tiene di più è la Biennale del Mediterraneo. E anche qui la cultura fa parte di un meccanismo complessivo. Genova mira a diventare un punto di riferimento economico, sociale e culturale: «uno snodo tra tutto il Nord Ovest e la realtà del Mediterraneo. Non solo: per i legami che si stabiliranno con Torino e Milano potrà essere il mare dell'Expò 2015». Una prima tappa di questo processo è stata fatta: il concerto conclusivo del festival MiTo SettembreMusica avrà luogo a Genova, al Carlo Felice, il 25 settembre 2009: «ma il prossimo anno faremo di più». Inoltre, il Festival della Scienza 2010 probabilmente sarà dedicato al mare, mentre la prima esperienza comune con i paesi del mare nostrum sarà una kermesse cinematografica che unirà le maggiori manifestazioni sul genere.
L'assessore pare uno abituato a guardare lontano, a pensare su orizzonti vasti. Ma com'è fare i conti con il dibattito quotidiano tra un'amministrazione e i suoi cittadini? Sorride, e scherza ancora: «i genovesi sono un problema vero da affrontare. In questa città si fanno le lotte contro la moschea, o per chiudere il cinema all'aperto di Villa Croce. Eppure noi abbiamo una tra le comunità straniere più civili. Basta pensare che l'Imam è un mediatore culturale, il cui compito è portare i bambini stranieri nella scuola pubblica».
Ranieri parla di situazioni 'sdrucciolevoli', e aggiunge: «in un momento di crisi vera come questo ci si può chiudere in difesa dell'esistente contro il nemico, oppure prospettare un cambiamento. Un economista ha detto che il pericolo più grande della crisi è perderla, cioè non sfruttare le opportunità che presenta».
A proposito di opportunità perse, o di veri e propri buchi neri, gli sottoponiamo - anche se forse esula dalle sue competenze dirette - un argomento che ci sta a cuore: l'aeroporto di Genova. Come mai non decolla? È la domanda che ci facciamo da tempo: «stiamo ridefinendo un quadro complessivo di viabilità. Abbiamo dimostrato che la Gronda si può fare con un basso impatto, un percorso prevalentemente in galleria, e coinvolgendo solo 93 unità abitative, dalle 953 del progetto iniziale». E i voli? «Evidentemente chi sta progettando il traffico portuale e stradale continua a vedere in Genova una città in declino». Eppure le ultime stime degli afflussi turistici, danno il capoluogo ligure in crescita a doppia cifra: «Genova è bella, e il pubblico se ne sta accorgendo. La cosa bella è che chi è venuto a vedere la mostra di De André, è venuto per guardare la città. Ma stanno funzionando anche altre iniziative, come i Rolli e la Notte dei Musei».
Altri tema molto discussi: il centro storico, la convivenza tra movida e residenti, gli spazi per la musica. «C'è un indubbio bisogno di spazi dedicati e adeguati ai giovani e compatibili con le esigenze dei cittadini. Ma, a proposito delle lamentele, vorrei dire che molti vivono come insicurezza qualsiasi tipo di vitalità. É l'invecchiamento passivo. In una città dove la gente invecchia in maniera attiva, fruendo cultura e partecipando, ci si lamenta meno».
Mentre parliamo si attende l'evento più 'caldo' dell'estate genovese, il Gay Pride. Finite le polemiche - «assurde», dice l'assessore - la città si prepara ad accogliere il corteo e la festa, in un sostanziale silenzio. Eppure: «una città è tanto più in grado di innovarsi quanto è in grado di accogliere le differenze. Il Gay Pride va in questo senso».
Ci sarà Ranieri? «Certo che ci sarò!».