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Giuliano Palma & The Bluebeaters al Breakout Festival

 
La ska band in concerto a Villa Serra. Una notte tra classici ska e cover italiane. La recensione, dalla nostra community
 
   

     
Sant'Olcese, 29 giugno 2009
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di Simone Nocentini
   
Giuliano Palma
Giuliano Palma

Proseguono gli appuntamenti del Breakout Festival di Villa Serra, a Sant’Olcese. Passo dopo passo, la kermesse si sta davvero rivelando come un progetto di altissimo livello: lo dicono i nomi coinvolti, nonché la quantità di persone che arriva qui da tutta la città (e anche da fuori, come testimoniato in molti casi). In più, lo conferma l’ottima organizzazione degli spazi per il pubblico e, lo aggiungo anche se è quasi scontato, la qualità della musica proposta.

Venerdì 26 giugno 2009 è stata la volta di Giuliano Palma & The Bluebeaters. Il gruppo, nato nel 1994 come progetto parallelo ad altre esperienze dei membri della band (Casino Royale, dai quali arriva lo stesso Giuliano Palma, Africa Unite, Reggae National Tickets), in questi quindici anni si è riservato uno spazio autonomo e particolare nella musica italiana, in una seducente zona grigia tra underground e mainstream. Con un repertorio fatto di classici ska, reggae e rocksteady e grandi brani della musica italiana degli anni ’60, hanno saputo imporre il loro stile anche nella programmazione commerciale, conquistando così un pubblico, alla fine, assolutamente trasversale.

Soddisfatte le mie irrefrenabili pulsioni enciclopediche, passiamo al concerto.
L’atmosfera era delle migliori: almeno duemila persone (i paganti) assiepate sotto il palco, le luci colorate mescolate tra le fronde degli alberi centenari del parco, la placidità del lago e la fiumana umana negli spazi ristoro.
Il tempo in levare, in particolare nella colorazione retrò che ne danno Giuliano Palma & The Bluebeaters, è soprattutto un mantra, un movimento del corpo che ti prende alle spalle, non ti dà tregua, e ti trovi in movimento alla coda per la birra, piuttosto che parlando a bordo platea. È anche un rito plurale, e non a caso The Album, il loro primo lp, è spesso in diffusione in uno dei locali più frequentati delle Erbe: spazio plurale (non voglio definirlo persino collettivo) per eccellenza. Ascoltarli dal vivo, poi, è una sensazione di pervasione totalizzante e del tutto liberatoria, che non ha bisogno di essere giustificata, un rito quasi religioso.

Di tutto questo, Giuliano Palma è il gran sacerdote, sornione e spietato nella scaletta decisa che alterna standard ska a cover italiane, che va avanti senza tregua, senza interruzione per almeno un’ora. Ci sono How Many Times, Wonderful Life, Black Is Black e Che Cosa C’è, Tutta Mia La Città, Se Ne Dicon Di Parole, Pensiero d’Amore - solo per citare qualche titolo.
La platea è uno spettacolo per gli occhi come il palco lo è per le orecchie: una foresta di braccia in movimento, di gambe in festa, di fianchi in sussulto. Il movimento pervade la folla, mentre la pressione sulle transenne, sbirciata da un angolo di bosco in cui mi sono infilato per un attimo, è degna del miglior concerto da star internazionale.
Ma siamo a Villa Serra, insomma: sarà stata la serata, speciale per chissà quale alchimia, sarà il pubblico così coinvolto o la musica così coinvolgente. Ma l’impressione è stata a dir poco meravigliosa. Una grande festa, che in un attimo ha cancellato tutte le recenti polemiche sul Festival, criticato dai residenti della zona per problemi di volume (che stanno però nei limiti previsti dalle disposizioni del Comune di Sant’Olcese) e di ordine pubblico.
Bis a gran richiesta, con una vorticosa Messico e Nuvole in crescendo che ha liberato (o accumulato? Chissà!) le ultime energie in platea.

 
 
 
 
 
 
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