Vive a Berlino in una ex scuola. Gli piace leggere, anche se ultimamente ha poco tempo libero per dedicarsi alle sue passioni. Ama il cinema italiano: Fellini e De Sica sono per lui gli indimenticabili di ieri, Gabriele Muccino con L'ultimo bacio, Paolo Sorrentino con Il Divo, Marco Bellocchio e il poliedrico Bernardo Bertolucci i maestri di oggi. Questo è Dennis Gansel, il giovane regista tedesco ospite in questi giorni del Genova Film Festival di Genova.
Dennis si è fatto notare anche in Italia grazie al film L'Onda, che racconta l'esperimento di un professore di liceo che impone ai propri studenti discipline, simboli e riti per capire il fascismo. Si elegge leader, sceglie un motto, crea un logo. Quello che nasce come un gioco avrà però tragiche conseguenze.
I suoi film - oltre a L'Onda ci sono Il viaggio sbagliato (1995), Il Fantasma (2000) e NaPolA - I ragazzi del Reich (2004) - hanno sempre un risvolto sociale, ma lui sottolinea: «non tutto il cinema deve essere politico. Mi capita di vedere film come Terminator. Però a me piace trasmettere un messaggio».
Ne L'Onda il riferimento alla realtà è molto chiaro: «non temo un ritorno della dittatura, ma non escludo che possa accadere, non solo in Germania ma ovunque. Per i tedeschi, ovviamente, questo è un tema particolarmente delicato. I tedeschi pensano di aver imparato molto dalla seconda Guerra Mondiale. L'Onda dimostra che non è così: il diffuso vuoto di idee fa sì che un leader riesca ad ottenere facilmente il consenso generale».
Dennis ricorda suo nonno, gerarca nazista: «era un conservatore convinto, ma aveva anche una spiccata vena artistica: avrebbe voluto fare l'architetto. I suoi figli lo vedono come un nazista e basta, senza indagare sui motivi che lo hanno spinto a scegliere l'esercito e a sposare quelle idee piuttosto che a seguire i suoi sogni. Molti all'epoca sentivano il bisogno di appartenere ad un gruppo, spesso la decisione di aderire al regime non era politica».
Questa per Gansel non è però una scusante, «ho solo voluto capire le motivazioni che hanno spinto molti tedeschi ad aderire al nazismo. Non è facile comprendere un paese dall'esterno. Ad esempio, per me è difficile capire perché in Italia Berlusconi sia stato rieletto. Ma in questo il cinema può aiutare: dopo aver visto Il film Il Divo, ho cambiato la mia opinione su Giulio Andreotti: ne ho compreso la grande intelligenza».
Nel futuro di Dennis Gansel c'è un film sui vampiri - «un modo diverso per descrivere la società tedesca» - uno sugli attacchi terroristici ambientato in Russia ma nato da una riflessione sulle brigate rosse - «un tema che mi ha sempre affascinato», spiega Dennis. E poi un film che racconterà come sarebbero andate le cose in Germania se Hitler avesse vinto la guerra.
Più in là, ci sarà anche un film sui bombardamenti di Berlino visti da prospettive diverse, «un progetto a cui lavoro da otto anni» e la trasposizione cinematografica di un fumetto.