La congiura del Fiesco (Parte I), lo spettacolo di Lunaria Teatro che ha aperto (ieri lunedì 6 luglio, in replica l'8 e il 10 luglio, ore 19) la XII edizione del Festival in una notte d'estate, è pretesto per fare due passi da gigante indietro nella storia. Il primo verso il '700, epoca di ideazione e costruzione dell'istituto assistenzialista il Conservatorio dei Fieschi, unica vestigia della famiglia rimasta, dopo la distruzione della residenza del palazzo di Via Lata - gesto di vendetta per mano di Andrea D'Oria. L'altro è un salto che porta ancora indietro di due secoli e precisamente al 1546/47, alle giornate che precedettero e portarono rapidamente il giovane Gianluigi Fieschi alla testa di una rivolta - sostenuta anche dai francesi, dai Farnese e dal Vaticano - contro il signore più influente della Repubblica Andrea D'Oria.
In attesa della visita guidata al Conservatorio e dello spettacolo, due rappresentanti delle due famiglie si confrontano sulla storia, riaccendendo antiche tensioni intorno alle figure dei due giovani protagonisti, Giannettino D'Oria e Gianluigi Fieschi che anche Friedrich Schiller (da cui Daniela Ardini, regista dello spettacolo, ha attinto per tracciare i momenti salienti della storia e la caratterizzazione dei personaggi) pose al centro della versione romanzata della storia. Erano eroi? O giovani prepotenti e sprezzanti?
Nella versione di Daniela Ardini, ripresa da Schiller, non ci sono dubbi il bello e nobile Gianluigi Fieschi è eroe romantico, con lati oscuri, ma positivo perché idealista, l'altro Giannettino D'Oria è giovane uomo accecato dal potere di cui abusa.
Per il primo salto nel tempo il pubblico è condotto per mano all'interno della chiesa (con forma a L, due tabernacoli e due zone per far sedere da un lato le giovani dall'altro il resto delle persone) del Conservatorio, quindi attraverso un rigorosissimo percorso lungo i corridoi - senza possibilità neppure delle più piccole deviazioni - fino al terrazzo da cui si apprezza la dimensione del complesso.
Tre secoli fa circa Domenico Fieschi, del ramo di Savignone, faceva nascere a Genova il Conservatorio che porta il nome della sua casata: una vera e propria cittadella - che guarda da Mura dello Zerbino sulla città e il porto - che doveva ospitare le zitelle orfane di padre e di madre di condizione medio bassa. All'epoca la parola zitelle non aveva una connotazione negativa, semplicemente indicava le ragazze tra i 14 e i 20 anni che qui avrebbero goduto di un alloggio, aiuto e formazione (imparavano a creare fiori di seta). Il complesso fu lasciato all'ingegno dell'architetto di origine svizzera Simone Cantoni - anche autore della facciata di Palazzo Ducale che da su piazza Matteotti. Oggi, oltre a essere una Fondazione guidata dagli eredi Crosa di Vergagni - e per la parte storica visitabile ogni primo martedì del mese su appuntamento come da vincolo della Soprintendenza - il complesso ha mantenuto in parte la sua missione originaria di opera pia per il diritto allo studio, dando alloggio agli studenti universitari - per lo più extracomunitari che vi accedono attraverso l'ARSU (Azienda Regionale per i Servizi Scolastici ed Universitari).
Per il secondo salto indietro nella storia, al 1546/47 si esce dall'edificio e, costeggiandolo, si scende fino a un grande cancello che immette nel parco - dove ha sede, dal 2000, la casa d'aste Rubinacci. È qui nel giardino, su un piccolo palco, che ha inizio su sonorità rinascimentali la rappresentazione - con costumi ispirati all'epoca - che vede protagonista l'attore Enrico Mutti - a suo perfetto agio - nei panni di Gianluigi Fieschi, contrapporsi a Giannettino D'Oria (interpretato da Dario Manera), mentre il Cantastorie e buffone di corte (Simone Barbato) si accolla il compito di tracciare umori e passaggi nodali della storia che vedono tra gli altri protagonisti il nobile Verrina (Mario Marchi), Calcagno (Andrea Benfante), Sacco (Marco Isola), e ancora Assereto (Andreapietro Anselmi), Centurione (Fabrizio Maiocco) e il Moro - al soldo del signore che paga di più - (Vittorio Ristagno).
La luce è ancora alta e la rappresentazione storica ci immette in una festa data per la città da Gianluigi Fieschi che si presenta come giovane godereccio e poco incline alle faccende politiche, con massimo sdegno dei nobili. Al centro della festa si staglia Giannettino D'Oria, roso dall'invidia e immerso in un'accesa competizione con il giovane rivale, a sua volta ferocemente dedito ai piaceri della carne e avvezzo a non sentirsi opporre resistenza, possiederà con la violenza la figlia del nobile Verrina. In una rapida, seppur ben ritmata, sequenza gli eventi precipitano e, tra alcune citazioni shakespeariane, si arriva all'amletico quesito che divora Gianluigi Fieschi: essere sovrano della città o liberarla per lasciarla al popolo? Nel dubbio Fieschi diviene condottiero, ma uguale congiura da parte dei nobili genovesi che lo seguono per rovesciare i D'Oria, lo attende. Indossata l'armatura tutto è pronto per l'azione, ma qui finisce la prima puntata, ops parte. Il seguito, da stasera (martedì 8 luglio) al Palazzo del Principe.