«Egregio sig. Cardinale, viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete».
Con queste parole ha inizio la lettera aperta datata 31 maggio che Don Paolo Farinella, parroco di San Torpete - nella chiesa genovese di piazza San Giorgio, a due passi del Porto Antico - ha rivolto ad Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e presidente della CEI. Un lungo messaggio che ha avuto poca risonanza sui media nazionali, ma che in rete sta conoscendo una diffusione ad amplissimo raggio: come al solito è tutta colpa di Facebook. Il gruppo Sosteniamo Don Paolo Farinella, prete coraggioso conta quasi 3.000 iscritti, mentre Cardinale Bagnasco rispondi a Don Paolo Farinella è a quota 1.600 (nelle pagine di entrambi i gruppi si può leggere il testo integrale della lettera). Solo 20 i membri del social network che si sono tutti uniti contro i deliri di Don Paolo Farinella.
Ci sono arrivate tante mail per chiederci di raccontare questa storia. Eccola dunque.
È la frase di Veronica Lario, «non posso stare con un uomo che frequenta minorenni», a spingere il sacerdote a domandare al suo Vescovo il perché del silenzio della Chiesa. In particolare dopo la dichiarazione dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga un'intervista al quotidiano La Stampa (8 maggio 2009), che Don Paolo cita nella sua lettera: «Tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine». Una mano concreta che, secondo Don Paolo Farinella, si riassume nella legge sul testamento biologico, nell'opposizione alle coppie di fatto, nel maggiore finanziamento alle scuole cattoliche.
La lettera tocca anche un argomento che in questi ultimi giorni ha nuovamente infiammato le cronache: la legge sulla sicurezza, che introduce il reato di clandestinità, contro la quale si sono espressi Don Luigi Ciotti, fondatore dell'associazione antimafia Libera, e Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo.
Invece Don Antonio Sciortino, direttore del settimanale Famiglia Cristiana, nel numero uscito domenica 28 giugno,aveva preso posizione rispetto alle vicende legate al premier: «In altre nazioni se i politici vengono meno alle regole (anche minime) o hanno comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni. Perché tanta diversità in Italia?». Solo ieri, invece, è giunto un ammonimento dei vertici della Chiesa. «Assistiamo allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile. (...) Nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati; soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio», sono le parole del segretario della CEI Mariano Crociata.
E Domenico Sigalini, segretario della commissione per le Migrazioni della CEI si è pronunciato sulla regolarizzazione di colf e badanti: «Bisognerà operare tante sanatorie, con cautela, riconoscendo a queste persone dignità e apprezzamento per il loro lavoro poiché sono struttura portante dell'assistenza alle persone».