Entro al Polpino una sera di inizio luglio. «Si spende poco e si mangia tanto, e bene», mi ha detto chi ci è già stato (con queste premesse ci vuole ben poco a convincermi).
Insieme a me, un gruppo di amici: siamo più di dieci, per fortuna che abbiamo prenotato. Il posto è molto affollato, sia all'interno, sia di fronte alla porta d'entrata, dove la gente è in coda per un tavolo.
Anche noi aspettiamo qualche minuto: inganniamo l'attesa facendo due passi nella Baia del Silenzio, che dall'entrata del locale dista davvero poco. Lasciamo qualche impronta sulla sabbia fredda della notte e torniamo nel caruggio: appena ci vede, il cameriere urla che possiamo entrare.
Capisco subito che l'atmosfera è a dir poco informale. Nel buio delle luci soffuse guardo gli altri tavoli e riconosco gruppi di amici, famiglie, turisti del Nord Europa: molti stanno finendo di mangiare e paiono sazi. Tra poco lo sarò anche io?, mi domando.
Le specialità della casa sono testaroli e panigacci, ovvero pasta e pane tipici della Lunigiana e del Levante Ligure: si possono anche ordinare piatti singoli, ma noi optiamo per il menù fisso, che costa 15 Eu e comprende ben dieci portate. Inclusa una consumazione di birra portoghese; oppure vino, ma fa caldo e una birretta fresca è l'ideale.
Si parte con tre diverse portate di testaroli servite in rapida successione: prima al sugo di funghi, poi con olio e formaggi e infine al pesto. Poi arrivano i panigacci, serviti insieme a grossi taglieri di affettati (prosciutto, salame, coppa e pancetta) e formaggi (gorgonzola e stracchino). Tutto molto buono.
Infine, ancora panigacci, questa volta con la nutella.
Mentre usciamo dall'osteria leggermente appesantiti, altra gente si siede ai tavoli: Il Polpino rimane aperto fino alle 2 di notte, per un cocktail, un bicchiere di vino o - perché no - il piatto di testaroli di mezzanotte.