Si è concluso con uno dei migliori concerti dell'estate ligure il Liguria Jazz Summer, festival organizzato dai Comuni di Recco, Camogli, Santa Margherita e Rapallo. con la direzione artistica del Louisiana e dell'Ellington jazz Club.
Martedì sera il palco di Santa Margherita ligure ha ospitato il nuovo quartetto di Charles Lloyd, la formazione che sta accompagnando l'ennesima rinascita del musicista americano, molto famoso fino alla fine degli anni '60 (collaborazioni con Chico Hamilton e Cannonball Adderley e quindi alla testa di un gruppo di future stelle come Keith Jarrett, Cecil Mc Bee e Jack DeJohnette), ritornato a produrre musica dai primi anni '90 per la benemerita ECM. La formazione che si è esibita a Santa è la stessa del più recente cd Rabo de Nube, e anche il repertorio, costituito in gran parte di composizioni originali di Lloyd, ha ricalcato la scaletta del disco inciso dal vivo a Basilea nel 2007.
urante le due ore in piazza Caprera si è avuto un esemplare saggio di cosa significhi l'improvvisazione nel jazz: dal centro di un assolo fiorisce un tema e diventa spunto per una rielaborazione collettiva, un dialogo basso/batteria si trasforma in un groove funky su ritmica impossibile che a sua volta viene ripreso da piano e sax, e così via, fra le sortite solistiche del grande Jason Moran, costruite sulla percussione dei tasti del piano, in uno stile molto lontano dall'ortodossia di molti musicisti jazz attuali, e naturalmente, del sax coltraniano di Lloyd, che conquista subito, con i toni profondi ed il fraseggio fluente dei suoi racconti.
L'intesa fra i quattro è esemplare e la sezione ritmica, che era possibile seguire a pochi centimetri di distanza dal lato del palco, davvero esplosiva: difficile restare indifferenti di fronte alle accelerazioni di Harland e all'inventiva di Rogers.
Pubblico entusiasta, e molto disponibile lasciarsi conquistare da una proposta musicale non certo facile, ma ricca di immaginazione, da immaginare come una bella traduzione del concetto di libertà.
Una piccola notazione a margine del concerto in merito a quella che sta ormai diventando una moda dilagante: le foto ai musicisti sul palco. A Santa, come e forse più che in altre occasioni si è assistito ad un assedio ininterrotto per tutto il tempo del concerto, da parte di fotografi più o meno improvvisati e Lloyd non ha mostrato particolare insofferenza per il fenomeno, al contrario di quanto avvenne lo scorso anno con Brad Meldhau. Detto che anch'io non vado esente dalla voglia di qualche scatto, - se non altro per restituire ai lettori di mentelocale.it qualcosa dell'evento visto - mi sembra che a volte si esageri davvero: martedì sera si è potuto seguire un fotografo che, non pago di aver immortalato di fronte, di lato e da ogni angolazione possibile il Lloyd quartet, a un certo punto si è presentato in cima ad una scala recuperata chissà dove, per un'inquadratura dall'alto. Ma il concerto l'avrà seguito?