Tornano alla ribalta le presunte 'truffe gastronomiche'. Dopo gli oltre seicento Eu pagati da un gruppo di turisti giapponesi in un ristorante a Roma qualche settimana fa, eccoci ai 954 spesi da una coppia - questa volta italiana - in un ristorante milanese. E senza neanche una bottiglia di vino. La notizia è uscita oggi - venerdì 31 luglio - su Panorama, nell'ambito di un inchiesta sui conti gonfiati nei locali d'Italia.
La coppia, che aveva intenzione di festeggiare il di lui compleanno, sceglie un locale esclusivo: quattro tavoli per 350 mq, piatti dorati, posate d'argento, pianoforte a coda, candele sparse ovunque. Ordinano: 4 bottiglie di acqua minerale (24 Eu), scampi (300), gamberoni (90), ostriche, fasolari (70), bourguignonne (380), fonduta di frutta (30) e un bicchierino di rum (40). Ah, per il coperto fanno 10 Eu a testa. All'uscita arriva la mazzata.
Anche io sono rimasto stupito da alcune cose. Innanzitutto: quattro bottiglie d'acqua? O era un giorno particolarmente caldo, o gli scampi di Mazara erano salati assai, e non solo sul conto. E poi: va bene scampi, ostriche, gamberoni, fasolari. La bourguignonne che c'azzecca? Risparmiavate quasi 400 Eu. Vabbè, la libertà di scelta è sacra.
Ma se la libertà è sacra, non si deve nemmeno confondere una cena in un ristorante con piatti d'oro al concetto di 'andare a mangiar fuori'. Chiamiamole: esperienze. L'importante in questi casi è non tramutare una serata di festa in un incubo. La coppia ha fatto un errore fatale: non ha chiesto il menù (dove i prezzi devono essere scritti) e alla proposta Volete un po' di antipasto? ha risposto sì senza chiedere ulteriori informazioni. Quando fai così ti può anche capitare che in tavola arrivino gli scampi pescati con ami d'oro, reti di seta, portati con un Corcorde a Milano e serviti a te che pensavi di iniziare con fave e salame, magari. A loro è andata, più o meno, così.
Volendo, si possono ottenere informazioni anche prima di arrivare nel posto. La rete viene molto utile in questi casi: un mucchio di siti segnalano quel ristorante come un posto salatissimo. Uno può decidere di andarci lo stesso, ma almeno sa dove va a parare.