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Fabrizio Matteini: l'intervista all'attore e regista |
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| Dopo il debutto estivo al Festival di Valle Christi, 'Grasse Matinée' è al Modena, nella Sala Mercato. Artemisia e Babeth si trovano sotto terra, aspettando il Giorno del Giudizio. Di Laura Santini |
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Giovedì 19 dicembre 2009, ore 21, alla Sala Mercato del Teatro Modena, Grasse Matinée, spettacolo di Fabrizio Matteini, tratto da un testo di drammaturgia contemporanea dello scrittore francese René de Obaldia, interpretato da Viviana Mattei e Fiammetta Bellone e vincitore del primo premio alla rassegna 'L'inutile del Teatro 2009' di Padova, presentato in anteprima al Festival internazionale di Valle Christi lo scorso 4 agosto.
Per l'occasione riproponiamo la nostra intervista a Fabrizio Matteini. |
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Tam Tam Teatro è Viviana Mattei e Fabrizio Matteini, compagnia teatrale fondata lo scorso gennaio, intorno al successo a Padova e a Genova dello spettacolo Decadence Lounge (di cui Mattei era unica interprete e Matteini regista) e, da poco (a maggio), premiata a Padova per la nuova produzione Grasse Matinée all'interno della prima edizione del Premio Linutile del Teatro 2009. Martedì 4 agosto 2009 per il Festival Teatrale Valle Christi a Rapallo, Fiammetta Bellone e Viviana Mattei vestono nuovamente i panni di Babeth e Artemisia, le due figure femminili create dal poeta, romanziere e drammaturgo francese René De Obaldia. «Un autore scoperto anni fa in una serata dedicata a Aldo Trionfo - afferma Fabrizio Matteini - di cui andò in scena Il coniglio tanto caldo un adattamento de Il caro estinto (Le Défunt). Il lavoro, partito come studio su Grasse matinée, è stato un ottimo pretesto per coinvolgere Fiammetta Bellone con cui cercavamo qualcosa su cui impegnarci insieme. E in futuro dovrebbe articolarsi come doppio atto unico per un'unica serata (Il caro estinto e Grasse matinée) sul tema morte/vita: nel primo infatti due donne vive, moglie e amante, si confrontano sul caro estinto; nell'altro due morte e vicine di bara (Babeth e Artemisia) parlano dell'esistenza attuale - nelle ristrettezze geometriche della loro sepoltura - e del Giudizio universale. Speriamo di avere pronto il doppio per settembre, abbiamo persino chiesto tramite la traduttrice Valentina Lupi un titolo da dare alla serata a Obaldia, e puntiamo su Padova e poi su una tournée che dovrebbe toccare Milano, Roma, Genova e Savona». Fabrizio Matteini - attore diplomato alla Scuola dello Stabile di Genova, che nell'ultima stagione abbiamo apprezzato in molti come interprete nel ruolo di Belize in Angels in America di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni (con cui è tutt'ora impegnato sempre per il ruolo di Belize, per la seconda parte Perestroika) - nella compagnia è esclusivamente, almeno fino ad ora, regista. «La prima a darmi fiducia nel ruolo di regista è stata Gianna Schelotto (psicoterapeuta, saggista, scrittrice), conosciuta attraverso l'associazione culturale I Buonavoglia, per cui ho fatto diverse letture, e che mi chiese di occuparmi della regia per il suo Donne: la solita canzone, uno studio sulle donne e le proiezioni stereotipate maschili sul femminile (donna bimba, donna madre, donna seduttrice) che ha girato per l'Italia coinvolgendo i ragazzi delle scuole di diverse regioni, perfezionandosi come spettacolo, monologo alternato a canzoni (voce Simona Bondanza, al piano Piero Trofa), che vede la Schelotto sul palco. Quest'anno è distribuito nei teatri per la stagione invernale».
Con la regia Matteini si sente libero di «portare avanti una sua poetica personale», come attore confessa «non sempre faccio quello che mi piace». Ma come intende la regia al di là delle spinte passionali l'attore professionista che ha iniziato a muovere i primi passi affiancando come assistente alla regia Monica Conti, Gabriele Lavia (per Dopo la prova) e Massimo Castri? «Non potrei fare il regista se non fossi attore. Però la regia concede una visione più ampia, dove occorre occuparsi di più cose. Essere interprete mi serve per veicolare le mie idee, che metto in ballo per condividerle con altri, a quel punto si sviluppano e si arricchiscono, il che non vorrei fosse inteso come atteggiamento buonista. Semplicemente credo che si crei valore là dove ognuno mette in gioco se stesso. Per ora si fa tutto senza soldi, ovviamente, ma su progetti che possano essere motivanti per tutti».
Nel frattempo Matteini passa il suo tempo tra Genova e Milano, dove è ancora Belize - nella seconda parte di Angels in America di Tony Kushner, Perestroika - sotto la direzione di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani. Come ti trovi con questi due maestri e come vivi questa nuova produzione? «Sono due figure totalmente compatibili e soprattutto c'è molto ascolto tra di loro quindi è difficile che entrino in contrasto. Per loro Kushner è un po' come Fassbinder, secondo me li rappresenta proprio come Teatro dell'Elfo: affrontare con leggerezza, con toni colorati e musicalità, e raccontare esistenze toccando temi importanti dell'umano. Per quanto mi riguarda, Belize è un personaggio che mi piace molto e che nella seconda parte ha un ruolo molto più centrale e interessante come infermiera del personaggio più senza scrupoli Roy Chon (Elio De Capitani). Come sempre non riesco a studiare un testo senza visualizzarlo, quindi mi sono preparato leggendo ad alta voce e agendo il testo nello spazio. È senz'altro una grande esperienza».
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 Fiammetta Bellone
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