Come Villa Gruber è il parco di Castelletto, così Villa Croce è il parco di Carignano. Affacciato sul mare, sovrastante corso Aurelio Saffi, Villa Croce è oggi conosciuta come sede del Museo d'Arte Contemporanea di Genova.
Il parco di Villa Croce, come il suo splendido edificio ottocentesco di impronta neoclassica, è stato donato al Comune dalla famiglia Croce nel 1951 perché fosse trasformato in un museo. Inaugurato finalmente nel 1985, questo museo vanta oltre 3000 opere significative dell'arte contemporanea, soprattutto di artisti italiani e stranieri di spicco come Fontana, Licini, Munani, Soldati, Arp, Delaunay, Mansouroff. Tra le collezioni permanenti del Museo si ricorda la raccolta di Maria Cernuschi Ghiringheli (primo nucleo patrimoniale di Villa Croce). È inoltre presente una vasta documentazione sul lavoro degli artisti genovesi e liguri del Secondo Novecento, ed un significativo nucleo di opere grafiche di artisti come Borella, D'Ottavi, Mesciulam, Caminati, Allosia. Al piano terra, decorato a tempera nel tipico gusto eclettico di fine '800, si trovano i servizi di accoglienza al pubblico: reception, bookshop, sala conferenze e la Biblioteca specializzata.
Ma noi stiamo facendo un'inchiesta sullo stato del verde in città. L'entrata segnalata per il museo è via Ruffini 3, questo ingresso è la via più breve per raggiungere sia l'edificio del Museo che la zona giochi dei bimbi, la parte della villa più frequentata e attrezzata. Il verde delle aiuole, come lo stato degli alberi, ha molto in comune con Villa Gruber: molta sporcizia, con zone abbandonate e incolte. Molti frequentatori ricordano quando, diversi anni fa, il prato antistante l'ingresso del Museo era un bellissimo roseto i cui fiori servivano ad omaggiare gli ospiti del Comune di Genova. Quel prato, dismesso il roseto, era diventato l'arena per il cinema estivo; ma ahimé, eliminato anche quello, ora è una zona desolata. Sul fronte a mare della Villa Croce, dove si gode una vista sul porto e sulla Fiera del Mare, su cui spicca su tutto il tetto azzurro del nuovo padiglione firmato dall'architetto Jean Nouvel, c'è un altro prato dove può capitare, come è successo a me, di vedere degli sposi fare le foto di rito. Luogo molto scenografico, il lato a mare ha, come simbolo del degrado, una scala chiusa da una ringhiera. La scala inagibile da molti anni è un ricettacolo di immondizia, ed è un peccato poiché condurrebbe ad un bel loggiato.
Tra le aiuole incolte e sporche ogni tanto appaiono delle sculture d'arte contemporanea: strutture in ferro sagomato dalle forme geometriche. Segnali di una volontà utile a richiamare visitatori, turisti e curiosi in un luogo che potrebbe essere un bel biglietto da visita, per la sua posizione facilmente raggiungibile dal centro città.
In questi giorni ho ricevuto in copia una petizione, consegnata all'assessore Roberta Morgano, firmata da Federia Alloise, Bianca Nobile e Luigi Razeto - frequentatori della villa - che lamentano l'intervento eccessivo di potatura e taglio di alberi che riducono in modo indiscriminato la vegetazione esistente. L'amministrazione non ha ancora risposto e si spera che questa drastica iniziativa sia inserita in un piano più ampio di pulizia e recupero delle alberature. Il silenzio in questo caso non prelude a niente di buono.
Per i parchi la guerrilla gardening che potrebbero fare i cittadini risulterebbe piccola cosa: per riportare a splendore queste belle dimore genovesi occorrerebbe un vero esercito di tecnici e giardinieri. Ma in Austria, Svizzera, Germania, Francia, Slovenia ecc. come fanno ad avere quei meravigliosi parchi puliti e ordinati?