Oggi il vostro gufo vi vuole parlare di birra e carote, ma prima voglio dirvi qual è lo spirito di questi articoletti che leggete da un po' di tempo a questa parte. Ebbene, cari miei ventiquattro lettori e mezzo che mi seguite, qui non troverete mai recensito il grande locale alla moda che vi serve cose strane da, per fare un esempio, nouvelle couisine. Nossignore, il vostro gufo vi racconterà invece i localetti tipici dove ha trovato simpatia, cortesia e originalità. E fa niente se il cibo non è di qualità superiore. Perché è importante che il cibo sia buono, ma in fondo si esce e si va al ristorante anche e soprattutto per essere coccolati e ben serviti ed altresì per trovare qualcosa di diverso che non si trova a casa. In fatto di originalità e simpatia, devo dire che il Pub dei Quattro Canti si distingue assai.
Non contenti di servire chinotto e gassosa slow food, i due gestori, Paola e Giampaolo, sono andati a scovare una birra triestina particolare. La birra Cittavecchia proviene appunto da Trieste. È ‘cruda', non pastorizzata e toglie la sete grazie al sapore amarognolo proveniente dal luppolo ed alla gradazione piuttosto bassa, meno di 5 gradi alcolemici.
In realtà al vostro gufo piacciono di più le birre rosse, più pesanti e corpose, ma di questa stagione e con queste temperature una Cittavecchia ci sta proprio bene.
Se andate all'ora del'aperitivo, chiedete a Giampaolo le carote marinate nell'olio e aglio. Lui ne è giustamente orgoglioso e vi spiegherà che sono carote biologiche provenienti dalla zona di Cuneo.
Sempre a proposito di aperitivi, Paola ne ha inventato uno, il ‘Chino-limo' a base di chinotto e gin che non è niente male, anzi... è dissetante ed alcolico quanto basta.
Bene, carissimi lettori che mi seguite, al pub dei quattro canti ci si sta proprio da re. Parola del gufo saggio.