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Tony Carnevale
…Dreaming a Human Symphony di Tony Carnevale
 

...Dreaming a Human Symphony di Tony Carnevale

 
Č uno dei protagonisti della rinascita prog degli anni Novanta. Nel suo disco un'orchestra di 50 elementi, e una rock band. La recensione di Riccardo Storti, dalla community
 
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31 agosto 2009
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di Riccardo Storti
   

Dopo lunga e severa gestazione, ecco uscita l'ultima ambiziosa fatica del compositore romano Tony Carnevale. I suoi non sono dischi che si inventano così, su due piedi. Perché Tony Carnevale eredita dalla sua formazione classica il "metodo" per combinarlo con la prassi artigianale dei linguaggi "popular". Insomma, il pianista scrive, il rocker sviluppa. Quindi questa sua recentissima ...Dreaming a Human Symphony (Artonica 96, 2009) nasce già pensando al "dopo", ad una probabile rappresentazione teatrale perché di "Symphonic Rock Opera" si tratta.

L'arsenale di Carnevale sfodera un'orchestra di quasi 50 elementi di cui si fa nocchiero tra bacchetta e tastiere. A fianco, una poderosa rock band e qualche nobile cameo: Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese del Banco del Mutuo Soccorso, il percussionista etnico Massimo Carrano degli Indaco e, in cabina di regia, il mitico Piero Bravin, che mixò - ai tempi - capolavori di vari gruppi prog italiani (Area, Banco e PFM).

Da parte sua, Carnevale non dimentica la passione "neoprog" che tanto contraddistinse gli inizi della sua carriera. Anzi, va scritto - senza la minima remora - che Tony Carnevale fu tra gli apripista della rinascita prog europea degli anni Novanta in Italia. Quel materiale frutta ancora oggi: è fresco ma riconoscibile per densità di dettagli riconducibile a quella stagione: gli attacchi alla Pendragon (Sing me another song), certe schitarrate tra heavy e progmetal (The power of freedom), la coralità sinfonica di ...Where a flower can stay. Non mancano nemmeno ammiccamenti ad una certa aura "americana" - diciamo - FM oriented tra il Pomp Rock dei Kansas anni Ottanta (Out of control heatrs), qualche detrito funk in odore di crossover (I feel your body e The sound of imagination) e la ballad compiacente (Tears on a smile).

Ma se vogliamo incontrare il compositore più maturo, dobbiamo scostarci un minimo da queste - pur ben rifinite - pagine. E il rendez-vous è possibile appena Carnevale si siede al piano e dà corpo a raffinate trame che dalla classicità raggiungono immaginarie musiche da film o curati episodi di tenue camerismo (Dreaming...awakening). Sono lì a dimostrarlo l'impercettibile Flower dal passo leggero di una Pavane di Ravel o di Fauré; i panorami elegiaci - tra Mike Oldfield e Anthony Phillips - di Inside Me svegliati dal pertinente timbro vocale della brava Sara Sileo; l'exemplum morriconiano di ...Don't forget my breath. Oppure prendiamo Lui verrà: se non ci fossero parti cantate, si confonderebbe facilmente con un movimento concertistico per pianoforte e orchestra.

Alla resa dei conti,...Dreaming a Human Symphony non presenta spaccature a quanto Carnevale ci ha già fatto ascoltare; diciamo che procede per una strada piuttosto coerente, organizzata, capace di miscelare con classe impulsi rock e atmosfere orchestrali senza forzature. E, per il futuro, la maturità - ne siamo convinti - farà il resto...

 
 
 
 
 
 
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