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Cultura e cucina: quando si mischiano le carte

 
Un ristorante storico di Genova preso dai cinesi. Uno stand argentino alla Festa dell'Unità gestito da venezuelani. Cosa c'è che non va? Di Daniele Miggino
 
   

     
Genova, 4 settembre 2009
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di
Daniele
Miggino
   
asado

Campeggio in Corsica. Finisce che fai amicizia con i vicini di tenda. Loro: "ah, siete di Genova, che bella! E poi mangiare il pesce è una delle nostre passioni". A me, come una specie di riflesso condizionato, viene in mente la Rina, ristorante famoso per aver servito Pertini tra gli altri, e per questa arzilla oste, a scià Rina, che insieme a Maria ha rappresentato il simbolo dell'osteria genovese onesta, sincera, senza fronzoli, dove si mangia come si deve. Ma a scià Rina, come Maria, non c'è più, e il locale è stato rilevato da persone di origine cinese. Non glielo consiglio. Mentre penso il mio nuovo amico campeggiatore dice: "sì certo, siamo stati dalla Rina di recente. Non è che ci siamo trovati male. È che ora ci sono dei cinesi". Ecco, appunto.

Vado alla Festa Democratica Nazionale. E invece di imbibinarmi come al solito di stinco al ristorante romagnolo, o prendere una frittura di pesce al "Profumo di mare" di turno, decido di andare al ristorante argentino, una novità. Sì, una bella grigliata: salsiccia, asado, una bottiglia di Malbec. Bandiere biancazzurre e la faccia di Maradona sventolano ovunque (per quanto possono, in una serata che più maccaiosa non si può). Mega bracieri all'entrata, servizio un po' inventato. E vabbè. Pochi giorni dopo mi chiama un amico imbufalito. È argentino. Mi dice: "sai che sono andato al ristorante argentino alla Festa Democratica?". Rispondo quasi entusiasta: "anch'io". E lui: "peccato che di argentini non ce n'è, son tutti venezuelani! Con i cappelli da cow boy e il merengue di sottofondo. Ma dai, non è mica giusto". Non oso dirgli che, nella mia ignoranza, mi ero persino trovato bene.

Il rapporto tra cucina e cultura è molto delicato. Molto più che in altri campi, la garanzia di autenticità, di origini salde e radicate, fa presa sulla psiche. Però. Se è vero che "i ravioli come li faceva mia nonna, nessuno al mondo", ci mancherebbe, non mancano gli esempi contrari, in cui qualcuno si fa testimone di una cucina/cultura diversa dalla sua, e magari non lo fa male. 

Eppure, il cuoco cinese dalla Rina mi fa un certo effetto, il cuoco venezuelano che prepara piatti argentini meno. Il mio amico Cito, che spilla - benissimo - birre irlandesi nel suo pub di Genova (non è la stessa cosa, ma è per capire), mi sembra la cosa più normale del mondo. Il nostro punto di vista, a volte, ci rende un po' etnocentrici. Oppure no. Forse è meglio che ognuno si faccia portavoce della propria cultura - e solo di quella - anche in cucina?

 

 
 
 
 
 
 
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neferet
Evviva la cucina genovese! Sono d'accordissimo con te. La cucina è cultura e va custodita e tramandata nella sua genuinità. Tempo fa sono stata da Maria e ho provato quel "certo effetto" che non mi farà ritornare. L'importante , credo , sia non indurre a sbaglio il consumatore, con l'immagine, con i prodotti, con l'esecuzione delle ricette tipiche. Se ognuno fosse portavoce della propria cultura oppure di quella che ama -soprattutto in cucina- non si andrebbe verso l'omologazione del gusto e le prossime generazioni potrebbero apprezzare i beni della diversità.
20/09/2009 02:33
marsicana54
Dopo essermi avvicinata alla cucina giapponese, in quel di Montecarlo, Fuji il ristorante, che non ci si può sbagliare, il cuoco a vista col famoso e canonico coltello in mano, sono andata a Londra, animata dal saldo proposito di mangiare Giapponese. Sono rimasta a dir poco sbigottita quando, al Suntory, ho visto in azione un baffuto cuoco dai tratti decisamente mediterranei. Del resto credo che conti poco la nazionalità nell'esecuzione di una ricetta tipica. oggi come oggi, stages di apprendimento e perfezionamento nei migliori locali del mondo. Così come è più facile approvvigionarsi degli ingredienti e della materia prima grazie agli aerei, altrettanto scontato è che dobbiamo accettare le prestazioni di cuochi eteronazionali, purchè onesti!
08/09/2009 19:04
daniele.miggino
sono d'accordo con te. alla fine conta se il pesto è buono o no, non chi lo fa. gli episodi che citavo sopra mi hanno fatto riflettere su quanto conti, anche in cucina, l'immagine.
08/09/2009 18:49
dottorpeni
personalmente, sono favorevole a tutti i meticciati culinari del pianeta. anche al pesto cinese.
08/09/2009 18:24
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