Oggi, col mio gufo-scooter, sapete dove vi porto, cari miei ventiquattro lettori e mezzo? In Sottoripa, sotto quegli antichi portici dove il dialetto genovese si mischia all'arabo, al cinese e a chissà quante altre lingue di ogni tipo e genere.
Bene, proprio all'inizio di Sottoripa, vicino a Piazza Raibetta, c'è un ristorante che il vostro gufo saggio frequenta spesso e volentieri senza mai pentirsi della scelta. Si tratta del Caffè Portofranco. Simona, che, col padre Gianni, gestisce il locale, vi accoglie a braccia aperte. Eppoi le cibarie son tutte fatte in casa, compreso il tiramisù particolarmente buono.
Potete però provare i taglierini fatti a mano allo scoglio, oppure lo stoccafisso accomodato od anche la dadolata di spada o il tonno alla mediterranea. Fra gli antipasti tanti tipi di insalate di polpo, od anche l'insalata di stocche con le patate. Tutto pesce fresco, visto che il marito di Simona gestisce una pescheria.
Ora che viene più freddo, Simona prepara anche un minestrone alla genovese come dio comanda. Il vostro gufo l'ha mangiato pochi giorni fa e credetegli se vi dice che ne è rimasto deliziato.
Voi, o miei lettori che tanto mi volete bene, potete andare al caffè Portofranco a mezzogiorno dal lunedì al sabato od anche la sera del sabato. Non andate né di domenica, né di sera, fatta appunto l'eccezione del sabato, perché trovereste chiuso.
Mangerete, ne sono certo, riuscendo a restare sicuramente sotto i 30 eu. L'unica cosa di negativo dovuto all'architettura del palazzo, sono, ahimè, le barriere architettoniche. A parte quattro tavolini all'interno e, quando non fa freddo, quelli posti fuori, sotto i portici, il resto del locale è inavvicinabile, come pure le toilettes. Amici in carrozzina che mi leggete, siete pertanto avvisati.