La perfetta ricetta genovese? Ma è "coordinarsi", zucconi. Non è la ricetta per il pesto, né per la farinata. Ma per le magnifiche sorti e progressive della città. Ogni luogo in fondo ha il suo abracadabra civile (dal padano "fatti, non parole" al siculo "e lo Stato che fa?"). Ecco, qui è "coordinarsi". Non "coordinare", attenzione, che sa troppo di gerarchia. Ma un bel riflessivo, su cui sventola idealmente la bandiera dell'autonomia e delle pari opportunità. Stai lavorando a un progetto? C'è sempre qualcuno che, soprattutto quando hai finito, ti avvisa: ma come, non lo sai, lo sta facendo anche Tizio, perché non vi coordinate? Tempo due secondi e ricordi che di quel tema si è discusso a lungo, anche con amici di Tizio. Forse perfino con Tizio in persona, e lui non ti ha mai detto che ci sta lavorando. Così quando fai il celebre "passaggio" (in gergo la telefonata riparatrice), Tizio ti spiega che sì, ci aveva pensato di dar vita a quel progetto, ma poi ci aveva rinunciato. Per mancanza di soldi, perché il figlio si è rotto una gamba, o perché è dovuto andare (lui, non il figlio) per sei mesi in Germania. A Genova c'è sempre qualcun altro che si sta occupando di un argomento affine al tuo, con cui dovresti coordinarti. Peccato che in tutte le grandi città di cultura, in tutte le grandi sedi universitarie ci siano più persone o enti che si occupano di fare entro i prossimi due anni un convegno sulla stessa cosa: Federico II, la pittura del settecento, il pensiero di Gramsci e Gobetti, i diritti umani. Il guaio è che uno pensa a Federico II e la cultura e l'altro a Federico II e le istituzioni politiche. Uno pensa a Gramsci e la questione vaticana, l'altro pensa a Gramsci e lo stalinismo. Insomma, cose diverse. Su cui è difficile immaginare un'unica iniziativa "ben coordinata".
La verità è che a volte Genova sembra un po' la smemorata di Collegno: dimentica di essere una delle più grandi e importanti città d'Italia. Di non essere né Canicattì né San Donà del Piave. Dimentica che è assolutamente normale che vi si tengano due importanti convegni o incontri nella stessa giornata, e anche tre, e anche quattro, non "coordinati" sulla data perché una città di seicentomila abitanti è viva solo se pulsa a tutto gas. Sarebbe da "paperissima" se due associazioni pretendessero di svolgere due eventi diversi nella stessa sala e alla stessa ora, con i rispettivi pubblici che si contendono a cazzotti le sedie e gli oratori con modi più eleganti i microfoni. Ma finché di qua c'è la mostra e di là si parla di diritti o di filosofia, è tutta salute. Volete sapere quando ho scoperto che era davvero questa la parola magica del luogo? Quando dopo la notte bianca un assessore di Savona ha redarguito severamente in tivù la sindaco Vincenzi: dovevate coordinarvi con noi. Certo, a un'ora e mezzo di distanza, tipo Milano-Torino o Roma-Napoli... Non ci credevo. Poi ho realizzato: coordinarsi (riflessivo) è un compito degli altri. Che se fanno qualcosa senza tirarsi dietro Tizio o Caio (che naturalmente non pensano a "coordinarsi") finiscono sul banco degli imputati. A questo punto, per non rischiare, mi coordino con me stesso e chiudo.