Sono cambiate evidentemente molte cose dai tempi di Aristotele e Platone. La filosofia, un lusso d'élite ai tempi, è più accessibile. E non solo grazie all'Università. Basta vedere alcuni film o serie TV degli ultimi anni per capire che un certo tipo di atteggiamento critico, ragionante, su temi di grande complessità, è entrato in altri media che non siamo i libri e le aule di ateneo. Da Matrix in poi, passando per i Simpson, Lost, Dr. House.
Armando Massarenti - filosofo, giornalista, responsabile delle pagine Scienza e filosofia del supplemento culturale Il Sole 24Ore Domenica - è il curatore di un libro che raccoglie il pensiero di alcuni filosofi a questo riguardo. Stramaledettamente logico è il titolo del libro (Laterza, pp. 144, 15 Eu). È andata a finire così - scrive - La filosofia viva, vitale, è fuggita dai libri accademici e si è rifugiata al cinema.
Come è successo? Lo chiedo proprio a Massarenti. «Il cinema ha il vantaggio di far vedere le idee», dice lui. Così, mentre solitamente si pensa alla filosofia impegnata nello scontro tra analitici e continentali, guardando un film ci si può entrare dentro direttamente: «guardando un film si possono fare e conoscere gli esperimenti mentali tipicamente filosofici: i mondi possibili (Matrix, ndr), i paradossi, il contrasto tra percezione e mondo reale».
Flavio Baroncelli (vedi box qui a fianco per un convegno a lui dedicato lunedì 28 e martedì 29 settembre) era solito spiegare ai suoi studenti qualche teoria sulla giustizia, o sulla tolleranza, raccontando i film di John Wayne, o Tex. Oggi però si vede sempre un atteggiamento diverso da parte degli autori. «Sì, tra loro ci sono molti che sanno bene cos'è la filosofia. Ramis, regista di Ricomincio da capo, è uno di questi. In Lost i riferimenti sono addirittura evidenti, nei nomi dei protagonisti. Io, devo dire, la verità, sono un po' contrario alle esagerazioni. Il film Oltre il Giardino, per esempio, finisce con una frase che sembra fatta apposta per metterci quest'etichetta (La vita è uno stato mentale, ndr). In realtà la riflessione, che spazia dalla filosofia del linguaggio alla competenza pragmatica, attraversa tutto il film. E, da questo punto di vista, Matrix - vero simbolo del film filosofico - è fin troppo scontato».
La filosofia viva è uscita dai libri ed è andata al cinema. Un percorso che deve seguire anche l'insegnamento? «Penso di sì, un buon insegnante dovrebbe usare, misurando bene le cose, il cinema. Anche perché, come dice il titolo del libro, certi film ti costringono ad essere stramaledettamente logici».
Non è un caso, dunque, che la rassegna The Wall, dedicata ai muri metaforici presenti nella nostra società, vent'anni dopo il crollo del Muro di Berlino - curata dalla filosofa Nicla Vassallo - si concluda con un film: The Wall di Alan Parker.
«L'idea del muro nel film è contrapposta allo spirito di rivolta verso un'educazione troppo rigida». Il muro va tirato giù, insomma, bisogna uscire. «Io vorrei andare oltre questa concezione - prosegue Massarenti - cercando di individuare l'utilità dei muri simbolici. Il filosofo Michael Walzer ha scritto che le grandi conquiste della civiltà sono state fatte erigendo muri simbolici. Le società chiuse, erigendo muri concreti, non danno la possibilità agli individui di sviluppare la coscienza come le società liberali».