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Aparecidos - Lo que hay en el charco
Aparecidos - Lo que hay en el charco
 

Aparecidos – Lo que hay en el charco

 
Un disco sveglio che sveglia: questa la prima impressione all’ascolto. Due chitarristi argentini e un violinista genovese. Riduttivo parlare di folk. Di Riccardo Storti
 
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28 settembre 2009
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di Riccardo Storti
   

Si chiamano Aparecidos e apparsi lo sono anche alle lente latitudini della nostra città. Anzi, pare proprio che qui siano nati e cresciuti.

Allora, partiamo dai due fratelli argentini, Facundo e Santiago Moreno. Entrambi chitarristi, planano a Genova e si incontrano con il violinista Mattia Tommasini, cominciano a suonare per locali. Siamo nel 2002. Il repertorio annovera composizioni dalla verace radice porteña (tango e milonga) con qualche scorreria verso il folk dell'interior. Nel 2004 si aggiunge la sezione ritmica (Tommaso Rolando al contrabbasso e Santo Fiorelli alla batteria), quindi gli Aparecidos cominciano a sperimentare ritmiche anche aliene al loro territorio sonoro di pertinenza. Avviene così che nel 2008, grazie all'interessamento della label indipendente Dodicilune (collana Fonosfere), esce l'opera prima Lo que hay en el charco, registrato a Genova presso lo Studio Apollo.

Definirlo un album semplicemente folk sarebbe piuttosto riduttivo. Ora, al di là delle etichette, vale la pena trasmettere anche la "prima impressione". Un CD sveglio che sveglia, mi sono subito detto. C'è affiatamento, bravura mai fine a se stessa ma messa a disposizione del collettivo. Il pendolo "tango/milonga" scorre anche sul filo di misure composte dalla nuance balcanica: il ricorso ai 7/4 di Exorcismo vs. Pachamana ci induce a chiederci: "Ma siamo sulle rive del Rio della Plata o del Danubio?". Tarantelle salseire (En el charco), bosse bastarde (Carlitos), flamenco jazzato con tanto di chitarra elettrica solista (Bruno dacci i soldi), Messico e favole di corde (Recuerdos de una fiesta suburbana) sino alla conclusiva Cielito embalsamado che cresce su un impianto cameristico quasi "neoclassico" per poi esplodere in una fantasia dinamica dal "piano" al "forte", andata e ritorno.

Ehi, ragazzi, quando ripassate da queste parti, fate un fischio, por favor...

 
 
 
 
 
 
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