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la copertina del libro 'L'altro fronte del porto', di Camillo Arcuri
la copertina del libro 'L'altro fronte del porto', di Camillo Arcuri
 

'L'altro fronte del porto', di Camillo Arcuri

 
La presentazione del libro a Palazzo Tursi. C'erano Giuliano Galletta, don Andrea Gallo, Pino Petruzzelli e molti altri. Di Giorgio Boratto, dalla community
 
   

     
Genova, 07 ottobre 2009
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di Giorgio Boratto
   

Organizzata dall'associazione i Buonavoglia, si è svolta ieri, martedì 6 ottobre nel Salone di rappresentanza di Palazzo Tursi la presentazione del libro di Camillo Arcuri, L'altro fronte del porto (Mursia editore).
L'occasione, come ha anticipato la presidente dei Buonavoglia, Margherita Rubino, si è trasformata in un interessante dibattito sulla portualità italiana in generale e di Genova in particolare. I numerosi relatori, coordinati da Giuliano Galletta, sono intervenuti tracciando un ampio scenario sulla realtà del nostro porto.

Galletta ha introdotto il dibattito con una premessa, riconoscendo al libro di Camillo Arcuri la ricchezza di numerosi spunti polemici e varie implicazioni da approfondire. 'Parlare di porto non è usuale per chi non è addetto ai lavori. Grazie al libro si ha questa opportunità. Proprio Genova che è nata e vive attorno al suo porto è estranea a questa attività. Paradossalmente i momenti di incontro, dove poter parlare di porto, sono quelli di scontro, non tralasciando poi che i luoghi del contendere hanno anche il segnale delle 'morti bianche'. Giuliano Galletta avanza anche una riflessione sul parallelo tra porto come bene di tutti, al pari della libertà di stampa: «il porto dovrebbe essere come l'etere e connetterci tutti. Rodotà afferma: il sistema della comunicazione è un elemento che dovrebbe consentirci di avere armi pari. Genova con il suo porto, il nostro porto, sapendo dove andare può avere il suo rilancio e rappresentare il bene comune».

La parola passa a don Andrea Gallo: «alla mattina, appena mi alzo, vedo dalla finestra il porto e dico subito una Ave Maria per quello. Il porto è un luogo importante per tante cose. Io sono di parte e lo vedo come il posto dei lavoratori, dei camalli di Paride Batini». Don Gallo fa un po' di storia e ricorda la foto pubblicata su La Repubblica, che riprende una immagine famosa: «D'Alessandro e Batini ai lati del Cardinal Siri. Cosa ci faceva lì?, domandai al mio vescovo, e lui  mi disse: mi hanno chiamato loro».
Ecco che cosa succedeva allora. Il cardinale fu chiamato a fare il mediatore. Da quello scontro nasceva, dopo qualche anno, la legge 84 del 1994 sui porti italiani. Il porto è per Don Gallo quello che gli diceva Batini: una greppia dove cercano di mangiare tutti. Ma si arriva alla sintesi con la vicenda di Giovanni Novi. Quello è lo scontro degli scontri. «Ma ci rendiamo conto che l'Italia è come un'unica banchina, ed è un bene da ritenere di tutti?», dice Don Gallo, che poi cita una parola difficile da comprendere, ma che a sua volta spiega bene il significato dell'opera svolta da Giovanni Novi: Epicheia, ovvero l'equa spiegazione di una legge concepita in termini oscuri. Novi voleva rinnovare portando regole chiare.

Camillo Arcuri prende la parola per rispondere subito ad una domanda: «p
erchè ho fatto il libro? Non sono esperto di porti, ma da dieci anni sono il direttore responsabile della rivista Sailing List, edita dall'Autorità Portuale e da quel punto di vista ho cercato di capire. Mi sono reso conto delle difficoltà di comunicazione tra i vari operatori, i terminalisti e gli strani rapporti delle concessioni. Andare a toccare certi meccanismi ha determinato un conflitto incomprensibile, che Giovanni Novi ha pagato in modo scioccante con l'arresto. Sono venuti fuori comportamenti mafiosi. Io, da cronista, e non da giornalista investigativo e d'assalto, ho pensato di fare un libro per denunciare tutto quello che ho visto e di salire sul carro del perdente».

Le critiche non sono contro la magistratura, ma fare chiarezza è un ruolo dell'informazione. Le intercettazioni
telefoniche, che questa volta non sono state pubblicate da nessuno, dimostravano quante assurdità c'erano. «Il porto di Genova è di tutti e Giovanni Novi ha seguito questa verità», continua l'autore.
Dopo la lettura di alcune pagine del libro da parte di Pino Petruzzelli, riguardanti la vicenda del traghetto Moby Prince a Livorno, c'è l'intervento di Maurizio Bussolo. Lui di porti se ne intende: in quanto amministratore delegato della Finporto promuove le iniziative all’attuazione dei programmi di sviluppo delle attività portuali.

«La situazione dei porti è abbastanza comune per tutti. È difficile definire cos'è un porto; altrettanto lo è per chi riesce a gestire questo tipo di greppia. Il porto è un'entità fisica, dove gli interessi sono in eterno conflitto. Chiamare il libro, L'altro fronte del porto è stato giusto. Il vero fronte del porto è l'altro, è quello degli interessi economici che si muovono di nascosto; in modo poco chiaro e non corretto. Questo libro lo chiarisce con forza. I meccanismi per chi è fuori sono sconosciuti. Leggendo il libro si comprende quante resistenze ci siano al cambiamento».

Alberto Gagliardi esordisce dicendosi non competente, ma da osservatore del porto da luoghi privilegiati afferma che il porto di Genova ha toccato il fondo. La magistratura è dovuta intervenire per la grave situazione che si è venuta a creare: «dovremmo fare tutti un'autocritica. Soprattutto l'avrei voluta sentire da Paride Batini. I monopoli sono storia vecchia. Il porto, nel 1977 e 1978, era bloccato. Gli errori di allora li paghiamo ancora oggi».
Nuovamente ci sono altre letture di pagine del libro: il capitolo Fuori dal coro, con la descrizione di Don Gallo che avanza le sue critiche; viene letta poi la storia dell'operaio Gioacchino Basile, che si oppose alla mafia infiltrata nella Fincantieri di Palermo.

Mario Margini interviene rammentando una domanda che gli è stata rivolta: «come mai mi schiero con questo libro? Rispondo che se non si è d'accordo si scrive un altro libro, ed io mi schiererò con quello. Basta discutere». Margini ringrazia Camillo Arcuri poiché con questo libro ha tolto un velo. Ora molte cose sono più evidenti. Margini era stato candidato per ricoprire la carica poi assunta da Giovanni Novi: «lui fu designato in modo corale. Un'investitura unanime in un porto pieno di conflitti, questo poteva destare perplessità. Io continuo a stimare Giovanni Novi. Ricordo due interventi della magistratura su questioni di assegnazioni di spazi minori: furono le avvisaglie di quello che avremo visto. Compromessi e mediazioni sono continue e sono comportamenti positivi. Forse Novi ha mancato di questa capacità politica di gestire la situazione. I nuovi concorrenti fanno paura. Novi è stato un punto di rottura e non so se verrà ricordato come innovatore. In futuro l'Autorità Portuale dovrà essere giudicata per le sue capacità di innovazione e strategia nell'affrontare la crisi. Camillo Arcuri ha ragione: il bisogno di regole è importante e ci invita a guardare altro e dietro».

L'ultimo intervento è di Stefano Zara: «la lettura del libro mi ha provocato emozioni. Arcuri aveva l'obiettivo di fare un'opera giornalistica di inchiesta che è passata di moda, e per questo ci è riuscito bene. Dire che il porto è di tutti è come dire che non è di nessuno. In verità nessuno sa di chi è il porto. C'è una governance che ha regole superate da interessi, da convenienze per cui trovare nuovi modelli strutturali è il modo per superare la situazione attuale. Lo Stato deve intervenire. Il disegno di Renzo Piano è stata solo un'operazione urbanistica e non strutturale. Il desiderio di Giovanni Novi, che io stimo e trovo, oltre che gentiluomo, anche galantuomo, era di fare qualcosa per la città. Io lo sconsigliai. Ora, al di là dei buoni e i cattivi, serve cambiare le regole e la cultura dei giochi attuali.

In conclusione Camillo Arcuri aggiunge: «vorrei che non si cadesse nel teorico. Qui a Genova avviene uno scandalo: chi ha portato moralità nel porto di Genova viene arrestato. Giovanni Novi è stato colpito da cecchini. Io nel libro faccio i nomi. Lui aveva denunciato le operazioni illecite fatte a scapito di tutti».   
L'argomento che ha preso il sopravvento nel dibattito è stato quello che verte sulla figura di Giovanni Novi; d'altronde il libro, che parla dei segreti dei porti italiani, parte dall’arresto del presidente del porto di Genova.
Il libro è un’indagine molto documentata e un atto di accusa sui privilegi e gli affari degli imprenditori del mare: una giungla d’interessi e speculatori di ogni tipo che controlla spesso traffici illeciti. Camillo Arcuri ha evidenziato tutto con grande professionalità e passione. Resta la speranza che i frutti di tanto impegno riservino risultati positivi per il futuro.

 
 
 
 
 
 
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