Possiedo ancora un bel vecchio vocabolario Zingarelli. Lo conservo per il gusto del cartaceo, o forse perché me lo ha donato mia madre in occasione dei miei sette anni. Non so cosa abitualmente si regali a una bimba oggi o, meglio, io spesso regalo libri a bimbe e bimbi senza distinzione di sesso, ma non faccio certo testo; suppongo che dipenda dalla propria amorevolezza, consapevolezza, cultura optare per un regalo piuttosto che per un altro, e non dalla propria preferenza sessuale. Immagino, peraltro, che il vocabolario mia madre lo abbia pensato per me, quale strumento di crescita, comprensione, coraggio, fiducia, forza, non in funzione della sua o mia preferenza sessuale. In lei, come in alcuni di noi, vi era la convinzione che il "cuore materno" appartenga alla creanza e alla formazione tout court (materna o paterna, che sia): i figli vanno amati ed educati, con serietà, al di là della visibilità o invisibilità dei propri organi sessuali, senza per di più che il "paterno" coincida forzatamente col maschio/uomo, con "le punizioni paterne", "l'eredità paterna", e via dicendo.
Dopo la lettura del volume di Chiara Lalli (Buoni genitori. Storie di mamme e di papà gay, Il Saggiatore, Milano, pp. 264, euro 14,00), volume in cui s'intrecciano sapientemente dati, filosofie, storie, testimonianze, e in cui, grazie anche alla puntuale prefazione psichiatrico-psicoanalitica di Vittorio Lingiardi e alla postfazione-racconto di Ivan Scalfarotto, si smentiscono i troppi pregiudizi italiani (ma non solo) sull'omogenitorialità (smentita che proviene sia da solide ricerche scientifiche, sia da vite vissute sulla propria pelle) ho consultato alcune voci del vecchio vocabolario, col proposito di comprendere se esse favorissero quei pregiudizi.
I figli devono davvero identificarsi con quelli della cosiddetta famiglia "tradizionale"? In termini più espliciti, la famiglia è tale quando composta da un unico maschio/uomo eterosessuale e da un'unica femmina/donna eterosessuale che, copulando, sfornano bimbi felici? A parte la risposta negativa che assicurano da tempo antropologia, etnologia, psicologia, psicoanalisi, sociologia, storia, occorre ricordare che questa famiglia, spesso normalizzata più che normale, potrebbe risultare magari desiderata (nonostante il nostro paese le garantisca ben poche strutture), e finire (non necessariamente, è ovvio) coll'essere mal interpretata o realizzata: maschi/uomini infelici sposati con femmine/donne infelici che dedicano infelici attenzioni a una figliolanza infelice. Ed evitiamo di addentrarci poi nei tanti, troppi casi di "belle" famiglie "normali" in cui la "patologia" è di casa, con matricidi, parricidi, coniugi che si uccidono, madri o padri che massacrano i propri figli, tragedie che non trovano giustificazioni né invocando strazianti "amori" di qualche sorta, né bizzarre fedi religiose, ma che rimandano solo a drammi inconfessati, latenti, nascosti, sofferti.
Dunque, il vocabolo "famiglia" sul mio vecchio Zingarelli. Voce lunga, che non presuppone alcuna famiglia "stereotipata" (eterosessuale o non), bensì e semplicemente un "nucleo fondamentale della società umana costituito da genitori e figli". Quanti genitori e quanti figli non viene detto, né quale debba essere la loro preferenza sessuale; certo, viene citata anche la Sacra famiglia, "quella composta da Gesù, Giuseppe e Maria", senza tuttavia specificare che il concepimento del figlio è avvenuto grazie a una fecondazione eterologa. Lo Zingarelli si dimostra, del resto, preciso sulla famiglia, nel senso che figliolanza e matrimonio non risultano necessari per costituire una famiglia: "complesso delle persone unite da uno stesso vincolo e aventi un ascendente diretto comune", "gruppo di persone, animali o cose che presentano caratteristiche analoghe", "insieme delle persone che costituiscono il seguito o la corte di un personaggio" (chissà perché quest'ultimo significato di "famiglia" scompare dai discorsi politico-istituzionali che magnificano i valori della famiglia tradizionale).
Oltre i vocabolari, occorre leggere libri (e vivere sul serio) non solo per cogliere inni contro vari tipi di
omofobia, ma soprattutto per alimentare il desiderio e la necessità di uno stato in cui, legalmente e legittimamente, poter chiedere alla persona amata di sposarci, al di là delle nostre preferenze sessuali, con la possibilità effettiva che, nella sincerità e cognizione di un amore profondo, si giunga a cercare di essere buoni genitori. In questo stato, parecchi figli (mi augurerei la maggior parte) sarebbero buoni figli, anche per la semplice ragione che genitori, figli e ogni singolo individuo vedrebbero rispettati i propri diritti, che sono diritti umani, oltre che civili.