mentelocale Ultimo aggiornamento Sabato 11 febbraio - 15.21
mentelocale
mentelocale mentelocale SPETTACOLI mentelocale CULTURA mentelocale SOCIETA' & TENDENZE mentelocale TEMPO LIBERO mentelocale BERE E MANGIARE mentelocale BLOG mentelocale AREA UTENTI mentelocale
mentelocale mentelocale mentelocale mentelocale mentelocale mentelocale mentelocale mentelocale mentelocale mentelocale
  Attualità  |   Tendenze
mentelocale
 
         Savona
 La Spezia
 Imperia
      
 Milano      
Newsletter  | Agenda eventi | Oggi al cinema | Agenda teatrale | Multimedia  | Webcam
 
 
 
facebook rss
 
 
mentelocale  
mentelocale  
 
genova  >  società & tendenze  >  Attualità

Non passa la legge sull'omofobia. Il caso Binetti

 
Bocciata la proposta a Montecitorio. La deputata del Pd ha votato contro. Una riflessione di Nicla Vassallo
 
eventi
Martedì 13 ottobre 2009 la Camera dei deputati ha bocciato la proposta di legge sull'omofobia, la cosiddetta legge Concia. Si doveva decidere, tra le altre cose, di inserire tra le aggravanti dei reati commessi quella: «per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato».
La legge non è passata, complici alcuni dubbi di costituzionalità sul testo, posti dall'Udc. Tra i suoi oppositori anche la deputata del Pd Paola Binetti, la cui scelta ha suscitato aspre polemiche nel centrosinistra. Un pasticcio brutto, a nostro parere. Ancora una volta quando si tratta di questioni di civiltà, nel nostro paese si incontrano troppe difficoltà. Scelta di civiltà, per esempio, sarebbe anche permettere che due persone si possano sposare a prescindere dalle loro preferenze sessuali, e che possano creare una famiglia. Su questo tema vi proponiamo una riflessione della filosofa Nicla Vassallo, che prende spunto dal libro di Chiara Lalli Buoni genitori. Storie di mamme e di papà gay per parlare del concetto di famiglia.
d.m.
 
top 10

 
   

     
Genova, 14 ottobre 2009
Stampa Invia amico
 
di Nicla Vassallo
   
Nicla Vassallo
Nicla Vassallo

Possiedo ancora un bel vecchio vocabolario Zingarelli. Lo conservo per il gusto del cartaceo, o forse perché me lo ha donato mia madre in occasione dei miei sette anni. Non so cosa abitualmente si regali a una bimba oggi o, meglio, io spesso regalo libri a bimbe e bimbi senza distinzione di sesso, ma non faccio certo testo; suppongo che dipenda dalla propria amorevolezza, consapevolezza, cultura optare per un regalo piuttosto che per un altro, e non dalla propria preferenza sessuale. Immagino, peraltro, che il vocabolario mia madre lo abbia pensato per me, quale strumento di crescita, comprensione, coraggio, fiducia, forza, non in funzione della sua o mia preferenza sessuale. In lei, come in alcuni di noi, vi era la convinzione che il "cuore materno" appartenga alla creanza e alla formazione tout court (materna o paterna, che sia): i figli vanno amati ed educati, con serietà, al di là della visibilità o invisibilità dei propri organi sessuali, senza per di più che il "paterno" coincida forzatamente col maschio/uomo, con "le punizioni paterne", "l'eredità paterna", e via dicendo.

Dopo la lettura del volume di Chiara Lalli (Buoni genitori. Storie di mamme e di papà gay, Il Saggiatore, Milano, pp. 264, euro 14,00), volume in cui s'intrecciano sapientemente dati, filosofie, storie, testimonianze, e in cui, grazie anche alla puntuale prefazione psichiatrico-psicoanalitica di Vittorio Lingiardi e alla postfazione-racconto di Ivan Scalfarotto, si smentiscono i troppi pregiudizi italiani (ma non solo) sull'omogenitorialità (smentita che proviene sia da solide ricerche scientifiche, sia da vite vissute sulla propria pelle) ho consultato alcune voci del vecchio vocabolario, col proposito di comprendere se esse favorissero quei pregiudizi.

I figli devono davvero identificarsi con quelli della cosiddetta famiglia "tradizionale"? In termini più espliciti, la famiglia è tale quando composta da un unico maschio/uomo eterosessuale e da un'unica femmina/donna eterosessuale che, copulando, sfornano bimbi felici? A parte la risposta negativa che assicurano da tempo antropologia, etnologia, psicologia, psicoanalisi, sociologia, storia, occorre ricordare che questa famiglia, spesso normalizzata più che normale, potrebbe risultare magari desiderata (nonostante il nostro paese le garantisca ben poche strutture), e finire (non necessariamente, è ovvio) coll'essere mal interpretata o realizzata: maschi/uomini infelici sposati con femmine/donne infelici che dedicano infelici attenzioni a una figliolanza infelice. Ed evitiamo di addentrarci poi nei tanti, troppi casi di "belle" famiglie "normali" in cui la "patologia" è di casa, con matricidi, parricidi, coniugi che si uccidono, madri o padri che massacrano i propri figli, tragedie che non trovano giustificazioni né invocando strazianti "amori" di qualche sorta, né bizzarre fedi religiose, ma che rimandano solo a drammi inconfessati, latenti, nascosti, sofferti.

Dunque, il vocabolo "famiglia" sul mio vecchio Zingarelli. Voce lunga, che non presuppone alcuna famiglia "stereotipata" (eterosessuale o non), bensì e semplicemente un "nucleo fondamentale della società umana costituito da genitori e figli". Quanti genitori e quanti figli non viene detto, né quale debba essere la loro preferenza sessuale; certo, viene citata anche la Sacra famiglia, "quella composta da Gesù, Giuseppe e Maria", senza tuttavia specificare che il concepimento del figlio è avvenuto grazie a una fecondazione eterologa. Lo Zingarelli si dimostra, del resto, preciso sulla famiglia, nel senso che figliolanza e matrimonio non risultano necessari per costituire una famiglia: "complesso delle persone unite da uno stesso vincolo e aventi un ascendente diretto comune", "gruppo di persone, animali o cose che presentano caratteristiche analoghe", "insieme delle persone che costituiscono il seguito o la corte di un personaggio" (chissà perché quest'ultimo significato di "famiglia" scompare dai discorsi politico-istituzionali che magnificano i valori della famiglia tradizionale).

Oltre i vocabolari, occorre leggere libri (e vivere sul serio) non solo per cogliere inni contro vari tipi di omofobia, ma soprattutto per alimentare il desiderio e la necessità di uno stato in cui, legalmente e legittimamente, poter chiedere alla persona amata di sposarci, al di là delle nostre preferenze sessuali, con la possibilità effettiva che, nella sincerità e cognizione di un amore profondo, si giunga a cercare di essere buoni genitori. In questo stato, parecchi figli (mi augurerei la maggior parte) sarebbero buoni figli, anche per la semplice ragione che genitori, figli e ogni singolo individuo vedrebbero rispettati i propri diritti, che sono diritti umani, oltre che civili.
 
 
 
 
 
 
Stampa Stampa
Invia amico Invia
mobile  Preferiti
   
 




acquista con IBS.it  Acquista on-line Buoni genitori. Storie di mamme e di papà gay
di Chiara Lalli su IBS.it

   


 

Oggi in home page
  Che cosa regalo a San Valentino? Ecco qualche idea  
  Paola Tavella racconta il quartiere del Carmine  
  Marta Vincenzi: «Un secondo mandato all’insegna della continuità»  
  Roberta Pinotti: ho contatti nazionali, anche Napolitano mi richiama subito  
  Marco Doria: «A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca?»  
  Leggi l'homepage di oggi  
 
 
 
 
 
 
mentelocale

Fai di mentelocale.it la tua homepage
mentelocale
 
contatti

Redazione
Pubblicità
Amministrazione
Dove siamo
Lavora con noi
 
condizioni d'uso

Riproduzione contenuti
Contribuisci
Marchi registrati
Testata registrata
Credits
 
registrati

Iscrizione
Privacy
Condizioni generali
FAQ
 
newsletter

Eventi
Cinema
Food
Happyticket
 
segui mentelocale

RSS
Facebook
Youtube
Blip.tv
Twitter
 
network

m-cafe.it
happyticket.it
genovateatro.it
teatripermilano.it
 
  Direttore responsabile Laura Guglielmi - Testata giornalistica registrata, tribunale di Genova nr. 16/2005 del 16 07 2007.
Copyright © Mentelocale 2000-2012 P.IVA 03881480101
 
 
Creative Commons License