Del Carlo Felice se n’è letto e sentito parlare parecchio in queste ultime settimane: le vicende e i problemi del teatro sono ormai arcinoti al pubblico genovese. La Fondazione, costretta per necessità a navigare a vista, ha finora presentato il programma solo fino a dicembre, lasciando un grosso punto interrogativo sui restanti mesi della stagione.
Questa volta, però, non siamo qui per parlarvi delle difficoltà del Teatro, ma di musica, di ciò che (in teoria) dovrebbe competergli esclusivamente. Infatti dopo il buon inizio della stagione sinfonica che ha proposto programmi vari e interessanti – su tutti, lo straordinario concerto diretto da Fabio Luisi di lunedì scorso (12 ottobre), un trionfo con ovazioni, battimani e batti piedi e l’orchestra che gridava «Stabile, stabile!!» sotto gli applausi scroscianti – anche la stagione lirica sta per prendere il via.
Venerdì 16 ottobre 2009 alle ore 20.30 al Carlo Felice va in scena la prima di dieci rappresentazioni del Rigoletto di Giuseppe Verdi, opera che era già presente nel programma della stagione scorsa, ma la cui messa in scena era stata annullata, per poi essere riproposta per l’apertura della nuova stagione.
«Il Rigoletto che vedremo venerdì è molto diverso rispetto a quello che era in programma la passata stagione» ha detto il Commissario Straordinario Giuseppe Ferrazza aprendo la conferenza stampa. Che fosse diverso non era difficile immaginarlo; se non altro per la mancanza di Leo Nucci, uno dei maggiori interpreti del personaggio di Rigoletto a livello mondiale. È il sintomo di una nuova politica del Carlo Felice. Il Commissario sembra aver molto chiaro in mente in cosa debba consistere la cura per il teatro: «innanzi tutto bisogna studiare nuovi modelli produttivi che permettano di migliorare il bilancio». Quindi più recite: il Rigoletto andrà in scena ben dieci volte, con maggiori agevolazioni in modo da portare tanta gente a teatro, in particolare i giovani. «Dieci recite – ha continuato Ferrazza – che probabilmente saranno dieci tutto esaurito». Poi non più artisti costosissimi (è evidente il riferimento a Nucci), ma «bravi, giovani e belli».
Una linea verde che chiaramente non può che piacere ai giovani interpreti a cui sarà data la possibilità di esibirsi su un palcoscenico importante come quello del Carlo Felice. Carmine Pinto, il direttore d’orchestra (molto giovane anche lui) apprezza: «il fatto che siano più giovani non significa che siano meno bravi degli altri, anzi. Alcuni di loro, quelli della prima compagnia, sono già delle certezze; gli altri sono giovani interessanti, di grande talento. È importante e significativo che, in un momento così difficile per i teatri italiani, il Carlo Felice abbia scelto di rischiare mettendo in campo artisti così giovani».
Alberto Gazale, baritono già molto affermato nonostante la giovane età, interpreterà il ruolo di Rigoletto nel primo dei tre cast. Si dichiara molto felice di vedere che a Genova «si cerca di fare di necessità virtù», spera di ripagare la fiducia del Teatro e riguardo al cast afferma: «il fatto che il cast sia giovane significa solamente che prendono pochi soldi». E ironizza: «se uno a sessant’anni chiede pochi soldi viene chiamato giovane ugualmente».
Giovane e italiano è anche il regista, Stefano Vizioli, che sul proprio lavoro dice: «la regia vuole evidenziare quanto questa sia un’opera nera, marcia, una vicenda in cui c’è poco o niente di buono. Voglio mettere per contrasto in risalto la figura di Gilda nella sua complessità: all’inizio è un’adolescente, ma durante l’opera conosce la sensualità, sperimenta l’amore fino a sacrificare la propria vita per l’uomo amato».
Per tutti quanti quindi ogni replica sarà un esame: per i cantanti che dovranno dimostrare il proprio talento non facendo sentire la mancanza dei nomi più blasonati e noti al grande pubblico, per il direttore che si troverà a confrontarsi indirettamente con le grandi esecuzioni del passato, e per il Teatro che cerca di ripartire con una nuova politica, sperando porti i suoi frutti.
* Presidente dell’Associazione “La Barcaccia – I giovani del Carlo Felice”