«Quando abbiamo pensato di riprendere in mano 1984 di George Orwell - esordisce Emanuele Conte, regista, a proposito della nuova produzione del Teatro della Tosse, 2984 - i temi portanti del romanzo (controllo dell'informazione, propaganda e virtualità della realtà) erano già nell'aria. Ma è bello che il teatro riesca ad acchiappare il suo tempo e quindi che noi andiamo in scena mentre l'attualità di questi temi è di giorno in giorno più schiacciante».
Lo spettacolo, come spiega Massimiliano Civica, direttore artistico del teatro, «è per noi una sfida perché al di là del testo straordinario, Emanuele Conte ha tentato una nuova via in questo allestimento, rispetto al suo percorso, affrontando le tematiche in modo insolito, coniugando tradizione e tecnologie (22 televisori, 7 telecamere e webcam: più di cento filmati per un totale di circa 350 minuti di girato), là dove anche le macchine sono trattate in maniera artigianale e trovando un giusto equilibrio tra forze interne ed esterne. Senza parlare della Sala Campana che, per l'occasione, è stata stravolta, privata di poltrone e palcoscenico, ragion per cui i posti sono limitati (e infatti si consiglia la prenotazione - alcune date sono già esaurite)».
Una proficua mescolanza, infatti caratterizza 2984, una coproduzione con il Festival della Scienza che per la seconda volta «legittima il nostro lavoro», prosegue Civica, (in scena fin dall'apertura il 23 ottobre 2009 e in replica fino al 7 novembre) tra professionisti storici della Tosse - come Enrico Campanati e Bruno Cereseto (quest'ultimo «impegnato in un bellissimo cameo») - e forze che vengono da fuori, a partire da Enrico Remmert e Luca Ragagnin, i due scrittori (tra cinema, musica, teatro e giornalismo) che hanno adattato il testo, oppure l'attore Andrea Di Casa (genovese, al momento al lavoro con Giorgio Barberio Corsetti e con il suo gruppo Gloriabbabbi) o l'attrice Marina Remi (già in Alice sempre di Emanuele Conte). E non da ultimo vede la partecipazione in video di Enrico Ghezzi nel ruolo del capo della resistenza Goldstein.
«Ghezzi era qui proprio ieri - racconta Emanuele Conte - e mi aspettavo da lui molte domande, invece gliene stava a cuore una in particolare: "Ma la storia d'amore c'è? Perché è la struttura fondamentale della storia". Mi ha colpito Ghezzi (che si è prestato per altro a un divertente gioco autolesionistico), perché al di là delle tematiche importanti e politiche, è esattamente questo che crediamo anche noi di raccontare una storia d'amore».
Ricollocata nel futuro, questa storia, come quella di Orwell, parla del presente e non del futuro, senza catastrofismi, né fantomatici presagi. «Adattare Orwell - sottolinea Enrico Remmert, scrittore e sceneggiatore - è stata una grande opportunità, un bagno di realtà a partire da un grande classico, che abbiamo rispettato in modo filologico seppur con qualche incursione nostra: ma solo sussurata, niente di gridato, nessun proclama politico. Piuttosto è stato un lavoro su alcune ombre e sfaccettature da porre in risalto un lavoro sul dettaglio».
E a proposito di puntigliosità, l'altra mano prestata all'adattamento, Luca Ragnin, (poeta, scrittore e autore di testi musicali), prosegue: «è stato il lavoro più meticoloso della mia vita, con un continuo interrogarsi sulla direzione che stavamo prendendo. Alla fine però l'operazione mi convince sia nel suo insieme che nei particolari appunto, specie quelli su cui abbiamo insistito. Penso per esempio all'idea tanto attuale e praticata oggi del negare ciò che si è appena detto, fregandosene del contraddittorio».
Per Andrea Ranieri, assessore alla cultura del Comune di Genova, lo spettacolo ponendo la questione del linguaggio a partire dal testo di Orwell «contrasta quel crescente fenomeno politico e mediatico teso a non farsi capire, quindi riprendere Orwell è un tentativo per il ripristino di una lingua condivisa. Per altro apprezzo molto che sia coprodotto dal Festival della Scienza, una grande occasione per la città, un bellissimo evento che volevamo si integrasse come ha dimostrato di saper fare con le realtà creative locali. La coproduzione è fra le altre cose una modalità virtuosa per contrastare i tagli dei fondi alla cultura e costruire nuove forme di produzione».
Infine, un'anticipazione: «il prossimo anno - conclude Ranieri - il Festival della Scienza sarà il primo evento della Biennale del Mediterraneo, a partire dal tema del mare, del disinquinamento, delle energie rinnovabili, lo dico nella speranza che tra Tosse e Festival si trovino innesti ulteriori».