Storia di un bambino che aveva una sana passione per i mostri. E che poi, da grande, ha trasformato il suo pallino in arte. Cristiano Baricelli ha cominciato con i fumetti: «leggevo Dylan Dog e guardavo i cartoni animati in tv. Ma mi interessavano anche film poco adatti ad un bambino di undici anni. Psyco, ad esempio. E registi come David Lynch, Peter Greenaway e Stanley Kubrick mi hanno sempre ispirato».
Cristiano è genovese, ha 32 anni e fa l'artista. Soprattutto di notte. I suoi schizzi prendono vita proprio quando tutti gli altri, in genere, vanno a dormire: «di giorno lavoro, quindi la notte è l'unico momento che ho per dedicarmi alla mia passione».
Una passione che richiede fantasia, concentrazione e una buona dose di sensibilità: «realizzo i miei lavori utilizzando esclusivamente la Bic nera. Parto da uno schizzo e poi vado dove mi porta la penna. Amo disegnare bambini o adulti che hanno parti del corpo mancanti». Inquietante, vero? «Non per tutti. La mia arte non vuole scandalizzare. Tutto dipende dalla sensibilità di chi guarda il quadro».
Cristiano è completamente autodidatta: «non ho frequentato il Liceo Artistico, ma a scuola amavo disegnare sui banchi», scherza. Fino al 1997 usava la matita, poi ha provato la Bic e non l'ha più abbandonata. Oggi gioca con le sfumature e crea effetti che lui stesso non si aspetta: «per me ogni disegno è una scoperta».
Il 2006 ha segnato una nuova svolta nella produzione artistica di Cristiano Baricelli: «mi trovavo insieme ad un'amica. Il suo dito ha cominciato a sanguinare perché aveva tirato una pellicina, e questo mi ha fatto venire un'idea: le ho chiesto di lasciare un segno su un mio schizzo».
È iniziata così la serie di quadri realizzati con penna Bic e sangue di amici: «una quarantina di persone hanno voluto partecipare al progetto. Bastava pungersi un dito e poi utilizzare il sangue per colorare a proprio piacimento un mio quadro». Sull'opera intitolata Mario, ad esempio, si legge: "disegno a penna Bic e B Rh+"; il quadro Rita recita: "disegno a penna Bic e A Rh+".
Gruppi sanguigni a parte, Cristiano pensa agli amici anche quando deve titolare una sua opera: «spesso utilizzo i nomi di persone a me vicine, oppure scelgo di chiamare un quadro con lo stato d'animo che in quel momento mi appartiene».