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Teatro Carlo Felice: l'intervista a Giuseppe Ferrazza

 
L'intervista al Commissario Straordinario del Teatro. Cosa č stato fatto fino ad ora e cosa c'č ancora da fare? Quali le novitą? Di Andrea Ottonello
 
   

     
Genova, 21 ottobre 2009
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di Andrea Ottonello
   
Teatro Carlo Felice

Da ormai un anno il Teatro Carlo Felice fa più notizia per le tristi vicende di cronaca piuttosto che per la musica che vi si ascolta. Giuseppe Ferrazza, che del Teatro è Commissario Straordinario da settembre 2008, è stato di recente confermato nell'incarico fino a maggio 2010. Siamo andati a fare quattro chiacchiere con lui per capire a che punto sono le traversie dell'ente lirico genovese e cosa ci riserva il futuro. Di certo il quadro nazionale non è dei migliori - quest'anno il FUS (fondo unico per lo spettacolo) è stato tagliato e non si sa nulla per il 2010, e la legge di riforma sulle fondazioni lirico-sinfoniche è ancora in fieri; in questo marasma burocratico e politico i teatri si muovono ognuno per proprio conto, cercando di sopravvivere dando alla musica e al melodramma, che del nostro Paese è storia e parte integrante, un minimo di dignità. Ma al Carlo Felice che succede?

Proviamo a ripercorrere la storia recente del Teatro. Nel corso dell'estate 2008 il rapporto già logoro tra la neo Sindaca Marta Vincenzi e l'allora Sovrintendente Gennaro Di Benedetto sfociò nel licenziamento di quest'ultimo e nella richiesta da parte della Sindaca stessa di un Commissario di nomina governativa per venire a capo di un teatro ormai incontrollabile; si arriva così a Giuseppe Ferrazza, che conferma Cristina Ferrari, sponsorizzata dalla Vincenzi, come direttore artistico, con l'ingrato compito di dar vita a una stagione 2008-2009 da preparare con mezzi economici ridottissimi. E a Cristina Ferrari va dato atto di aver fatto tutto il possibile: un'inaugurazione magnifica (ottobre 2008) con Sonia Ganassi e Mariella Devia ne I Capuleti e i Montecchi, una nuova Arianna a Nasso con Elena Mosuc, due splendidi concerti diretti da Fabio Luisi, e perfino alcuni récital di canto con orchestra in cui gli artisti (nomi grandi, come Leo Nucci) si sono prestati a titolo gratuito.

Una stagione ovviamente non paragonabile a quelle dei fasti del passato, ma che aveva conservato il rapporto con il pubblico e gettato le basi per il lavoro futuro. Ma ecco il colpo di scena: a fine settembre 2009 il contratto di Cristina Ferrari scade e il Commissario, fresco di proroga, decide (tra le ire della Sindaca, che però nulla può fare) di non rinnovarglielo e di servirsi di un consulente artistico: la scelta cade su Giorgio Battistelli, che però rifiuta, e quindi su Vincenzo De Vivo, che è attualmente al lavoro. Ma non è tutto: le maestranze del Teatro, pochi giorni fa, hanno per parte loro scritto al Commissario e a Marta Vincenzi chiedendo la nomina di un direttore stabile, identificando in Fabio Luisi - un musicista di indiscussa levatura, reduce da un concerto trionfale lo scorso 12 ottobre proprio alla testa di coro e orchestra del Carlo Felice - la persona idonea a ridare all'ente lirico genovese prestigio, slancio e credibilità. In buona sostanza, c'erano molte ragioni per andare a trovare Giuseppe Ferrazza, che a onor del vero ci ha ricevuto con molta cortesia e disponibilità.

Commissario Ferrazza, cosa è stato fatto e cosa resta da fare al Carlo Felice?
Quando sono arrivato a Genova ho trovato problemi che già conoscevo e alcuni di cui non sapevo nulla, in primis il Fondo pensioni, un macigno crollato sul Teatro poche ore dopo il mio arrivo in città. Ma andiamo con ordine: mi sono trovato una programmazione già approvata dal vecchio Consiglio di Amministrazione fino a giugno 2009 che era finanziariamente scoperta per 5,7 milioni di euro. Quindi ho dovuto fare un lavoro di recupero di tale cifra: rinegoziazione di tutti i contratti, diluizione delle produzioni già previste, diverse scelte artistiche che hanno comportato un abbassamento del livello. Tuttavia, anche per il ruolo che ricopro, io mi rifiuto di spendere soldi che non ho. Questo ha comportato anche notevoli fratture sul piano umano, ma grazie alla comprensione dei lavoratori e delle sigle sindacali siamo riusciti a mandare in porto la nuova programmazione e ora possiamo guardare al futuro. Tornando al problema del Fondo pensioni, tutto peculiare del Carlo Felice, l'abbiamo chiuso in questi giorni com'è noto, grazie al contributo sostanziale della Regione Liguria e del Comune di Genova, che si sono accollati 3 milioni di euro a testa: senza l'impegno di questi due enti non ce l'avremmo fatta. Sul piano formale e giuridico ora è tutto risolto. Non è stato facile portare tutti alla firma, in questo i sindacati sono stati fondamentali. È un primo risultato importante che ha evitato la chiusura del Teatro; diversamente, non saremmo qui a parlare. Ora dobbiamo cercare assolutamente di chiudere in pareggio il bilancio 2009, è durissima; ovviamente, come dicevo prima, il livello artistico si è abbassato, su questo non intendo nascondermi dietro a un dito. Il ricorso ai giovani, ad esempio per il Rigoletto che stiamo attualmente rappresentando, è stata una scommessa: qualcuno è andato bene, qualcun altro meno bene. Ma dieci recite tutte esaurite sono un bel segno.

Cosa bolle in pentola per il 2010? Le sue dichiarazioni sulle "novità" portate da forme musicali più popolari al Carlo Felice hanno sollevato un polverone...
Su questo c'è stato un grande equivoco, i media hanno amplificato le mie dichiarazioni sulle produzioni più innovative cui sto pensando per il Carlo Felice, dimenticandosi del fatto che nessuno si è mai sognato di toccare il teatro musicale tradizionale. Io voglio proporre anche qualcosa di diverso dall'opera per il semplice fatto che questo teatro non può stare aperto solo 50 sere l'anno; d'altro canto 150 recite d'opera non si possono fare, quindi occorre aprirsi ad altre forme di spettacolo, che sostanzialmente si autofinanziano. E allora ho pensato a Conchita Bonita, di cui è autore Nicola Piovani (che verrà personalmente a Genova a dirigerla): che piaccia o no si tratta di musica contemporanea, anche se più accessibile, o mi sbaglio? L'opera da tre soldi con Massimo Ranieri sarà una collaborazione col Teatro Stabile: sarà un primo incontro tra i due teatri. Poi avremo Il Flauto Magico nella rivisitazione dell'Orchestra di Piazza Vittorio e Tosca, amore disperato di Lucio Dalla. Quello che francamente non capisco è: come si può storcere il naso se al Carlo Felice fanno qualcosa che semplicemente non ti piace? Non ci vai e basta! Del resto, nessuna tocca il tuo abbonamento alla lirica tradizionale e al balletto: e nel 2010 ci saranno 6 opere e 2 balletti: mi sembra una cosa dignitosa, no?

Qualche titolo per rassicurare i melomani?
Pronti: Nabucco, Tosca, Lucia di Lammermoor, Carmina Burana con l'allestimento della Fura dels Baus, Tristano e Isotta (abbiamo un allestimento di proprietà del Carlo Felice), e un'opera di Rossini da scegliere tra Il Barbiere di Siviglia (anche in questo caso c'è l'allestimento creato per Genova da Hugo De Ana) e Italiana in Algeri. Infine i due balletti: Anna Karenina e Biancaneve.

Con che tempi conta di presentare la prossima stagione?
Massimo entro il 10 novembre; per tale data avremo tutta la stagione dell'anno solare 2010 e cominceremo a procedere con vendite e abbonamenti.

E come siamo messi a copertura finanziaria per il 2010?
Ancora non sappiamo quale sarà il contributo dello Stato. Stiamo comunque lavorando con il Comune per assicurarci il contributo degli sponsor privati che devono tornare al Carlo Felice, ovviamente con opportune garanzie: ricordo a tutti che sono qui di passaggio e presto si dovrà tornare alla ricostituzione di un vero Consiglio d'Amministrazione. Ho riscontrato sensibilità e buona volontà da parte di tutti.

Da chi saranno interpretate le opere del'anno prossimo? Senza quattrini che livello qualitativo degli spettacoli dobbiamo aspettarci?
Bisognerebbe fare uno sforzo per migliorare il livello rispetto a quest'anno. Nel Rigoletto andato in scena venerdì scorso, ad esempio, abbiamo preso dei seri rischi, ma siamo stati quasi costretti. In futuro, se si dovesse continuare a puntare sui giovani, vorremmo cercare di affiancare loro almeno un direttore d'orchestra d'esperienza. E poi ovviamente andrà fatta una selezione, una scelta, puntando su un titolo piuttosto che su un altro. Per i grandi nomi sto pensando a un'idea un po' particolare, e cioè quello di prevedere qualche recita a prezzo più elevato: chi vuole Daniela Dessì in Tosca se la dovrà pagare, come avviene alla Staatsoper con la formula dei galà.

Una curiosità: che fine farà il Coro di Voci Bianche del Carlo Felice? Potrà proseguire nel suo lavoro, tanto apprezzato in questi anni?
Faremo di tutto perché continui, anche perché, tolti gli stipendi dei due professionisti che se ne occupano, è una realtà a costo zero, importante anche in senso lato per diffondere la conoscenza e l'amore per la musica nei piccoli.

Cosa pensa del disegno di legge sulla riforma delle fondazioni liriche? Da funzionario dello Stato, che idea si è fatto dei problemi dei teatri? Ha una sua ricetta e una sua opinione?
Se stiamo ad aspettare la riforma, i teatri possono anche chiudere. Nel frattempo occorre "tamponare" con vari accorgimenti e provvedimenti; così com'è impostato oggi il lavoro e la produzione non credo si possa comunque andare avanti, è un sistema logoro che rischia di saltare in aria. Ci sono molte cose cui bisogna mettere mano. Mi riferisco ad esempio alla figura di un "amministratore delegato", analogamente a quanto avviene nelle aziende, che dovrebbe percepire uno stipendio paragonabile a quello dei top manager ma ovviamente essere molto più responsabile per ciò che decide e firma. Va rivisto il sistema delle assunzioni, ad esempio mi dovete spiegare che senso ha per un teatro avere un corpo di ballo se non fa quasi mai spettacoli: tanto per dire, perché all'Arena di Verona tengono 100 ballerini solo per ballare Aida una volta all'anno? E poi la composizione dei consigli d'amministrazione: vanno formati in proporzione al contributo erogato dai singoli soggetti; mi chiedo a questo proposito: ma perché lo Stato, che è quello che mette la maggior parte dei finanziamenti, ha la minor rappresentanza in consiglio? E ancora: siamo sicuri che sia opportuno che il presidente di un consiglio d'amministrazione debba per statuto essere il sindaco della città? Pensiamo a quello che è successo qui: c'erano problemi tra il sovrintendente e i sindacati, che si sono rivolti al Sindaco e così è scoppiata la rivoluzione: l'interlocutore dovrebbe essere unico! D'altro canto, esiste anche il rischio che un'amministrazione comunale si senta "esclusa" dalla gestione dell'ente lirico e avvii una politica di disimpegno economico nei suoi confronti che sarebbe pericoloso. Occorre trovare un punto d'equilibrio.

Qualcuno dice che la politica ha ammorbato il mondo dello spettacolo, lei che ne pensa?
La politica entra ovunque, specie in Italia. Nel campo dello spettacolo dovrebbe fare un passo indietro.

Come giudica la "sparata" del Ministro Brunetta sugli sprechi dei teatri italiani?
Temo che abbia ragione, nei teatri italiani gli sprechi ci sono e ci sono sempre stati, anche qui al Carlo Felice. Nasconderlo è stupido. Occorre fare un controllo capillare e assiduo, perché in ambienti così grandi si creano situazioni di privilegio e di spreco. Poi c'è il problema dei cachet degli artisti: mi chiedo, chi ha deciso che il tale cantante vale 15.000 euro a recita? Non di certo il pubblico. Ecco, questo è il vero nodo; io ho una mia risposta, ma la tengo per me.

Cosa risponde alla lettera con cui le maestranze del Teatro chiedono all'unanimità la nomina di Fabio Luisi a direttore stabile?
Una figura di direttore stabile per questo teatro è essenziale. Condivido totalmente la lettera delle masse artistiche: ho preso l'impegno di contattare al più presto Luisi; ovviamente come direttore stabile non se ne parla prima di due anni, visti i suoi impegni a Dresda, Vienna e Zurigo. Ma per qualche serata stiamo provando a impegnarlo. Da cosa nasce cosa. Sono felicissimo di questa iniziativa e farò di tutto perché diventi una realtà. Luisi non è solo un grande musicista, ma anche un grand'uomo. E in ultimo è pure genovese!

 
 
 
 
 
 
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