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Una nuova stagione di concerti

 
Guccini, De Gregori, Baglioni, Zero, Venditti, Elisa, Guzzanti, De André. Tutti dal vivo al Carlo Felice o al Vaillant Palace. Ma il promoter Spera si lamenta: «dopo 35 anni devo ancora combattere per gli spazi». Al via il 13 novembre
 
   

     
Genova, 22 ottobre 2009
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di
Daniele
Miggino
   
Live
 
I concerti
Tutti le serate hanno inizio alle 21.00. Per info: 010 5221001

13 novembre 2009
Vaillant Palace
Francesco Guccini
Prezzo: 25 Eu + prev.

20 novembre 2009
Vaillant Palace
De André canta De André
Prezzo: 20-35 Eu + prev.

23-24 novembre 2009
Vaillant Palace
Renato Zero
Prezzo: 30-50 Eu + prev.

4 dicembre 2009
Carlo Felice
Ludovico Einaudi
Prezzo: 20-40 Eu + prev.

5 dicembre 2009
Carlo Felice
Antonello Venditti
Prezzo: 35-70 Eu + prev.

21 dicembre 2009
Carlo Felice
Francesco De Gregori
Prezzo: 30-45 Eu + prev.

8-9 gennaio 2010
Carlo Felice
Claudio Baglioni
Prezzo: 35-70 Eu + prev.

30 gennaio 2010
Vaillant Palace
Corrado Guzzanti
Prezzo: 25-35 Eu + prev.

Vincenzo Spera,  manager di Grandi Eventi, torna all'attacco. Lo fa alla presentazione di una nuova stagione di spettacoli: una serie di grandi classici della musica italiana d'autore e non solo: Francesco Guccini, Renato Zero, Ludovico Einaudi, Cristiano De André, Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Claudio Baglioni. E poi la satira di Corrado Guzzanti, e ancora Elisa. Ed è solo metà delle date possibili, che arriverebbero fino a giugno. Sono infatti ancora in stand by le date di Allevi, Paolo Conte, PFM, Elio, Carmen Consoli. I concerti confermati si svolgeranno dal 13 novembre al 3 maggio al Teatro Carlo Felice e al Vaillant Palace (vedi box a lato per i dettagli).

«Sono di nuovo all'opera, dopo 35 anni anni - dice Spera - ancora a combattere, a tentare di dare un programma musical culturale a questa città». Già, 35 anni. Come già ci aveva raccontato in una intervista dello scorso anno, tutto è iniziato il 12 dicembre 1974, con i Latte e Miele al Teatro della Tosse. Il primo concerto in una sala genovese. Poi sono arrivati Sinatra e Ray Charles, Clapton ed Elton John, Miles Davis ed Ella Fitzgerald, per dire solo alcuni degli ospiti internazionali che ha portato. «Sono cambiate tante cose da allora - prosegue - ma non la sostanza. Ci ritroviamo sempre a dover combattere con logiche di appartenenza, non di proposta, offerta, competenza». A chi si riferisce? Ad alcuni "assetti" della nostra città: «diritti acquisiti e mai messi in discussione». Un esempio? «Avremmo la possibilità di prendere Eros Ramazzotti il 17 febbraio 2010. Da marzo sto aspettando una risposta dal Palasport, che ancora non arriva. Il motivo? A Gennaio e febbraio l'impianto è opzionato a costo zero dall'atletica, anche se non c'è certezza di quando gli servirà».

È per queste ragioni che Genova rimane tagliata fuori dai grandi giri, secondo Spera. «Faccio un altro esempio. Nel 1985 gli U2 avevano in programma una data al Vigorelli di Milano. Quell'inverno il tetto del velodromo crollò per una nevicata. Mi chiesero se potevamo spostare la data a Genova - all'epoca il Palasport era lo spazio più grande in Italia di quel genere - ma ci non riuscii. Questa città poteva diventare un punto di riferimento per gli artisti internazionali, ma non si è voluto». Le staffilate non finiscono qui. «Nell'87 organizzai la manifestazione Viva Nervi. Vennero a suonare Pat Metheny, Miles Davis, Manhattan Transfer, Ray Charles, Ella Fitzgerald. Ancora oggi, a 20 anni di distanza, gli addetti mi chiedono se rifarò quel festival; rimasero estasiati. Purtroppo non ci sono più riuscito. È andata allo stesso modo per la rassegna Live in Genova, che ha fatto due stagioni e poi è naufragata. Le cose vanno così in questa città: si organizzano festival e poi non l'anno dopo non ci si riesce più. Guardate cosa è successo al Goa Boa, dopo dieci anni è scomparso e nessuno ha detto nulla».

Una città dalla memoria corta: ecco di cosa si lamenta Vincenzo Spera: «c'è una storia fatta di migliaia di concerti, di 35 anni di attività, che spesso viene taciuta per convenienza. Per questo ho deciso di realizzare un progetto che renderà disponibile al pubblico le informazioni su tutto quello che abbiamo fatto. 30.000 articoli scannerizzati, video, manifesti. Vorrei farne una mostra, un libro e un Dvd, mettere tutto in rete». Un'iniziativa che ha uno scopo preciso: ricordare che la musica è importante tanto quanto il teatro. Una vera battaglia quella che spera sta combattendo su questo fronte: «non c'è solo l'Opera a portare la musica italiana nel mondo, c'è la Pausini, c'è Ramazzotti», dice. E a livello locale, incalza: «purtroppo nessuno nelle istituzioni si è mai curato di mettere all'ordine del giorno una programmazione musicale. Per non parlare delle leggi, non ne esiste un per la musica. Siamo obbligati a lavorare mutuando leggi da una parte o dall'altra».

È un fiume in piena il promoter, tanto che della decina di concerti - quelli già confermati - si parla poco e niente. «Ma che volete che vi dica?», si schernisce. Non è quello il problema: «la prima delle due date di Renato Zero è già esaurita. Tengo molto allo spettacolo di Cristiano De André, che ha riscosso un grandissimo successo ovunque. Ho visto una partecipazione nel Sud, per esempio, che non mi aspettavo».

 

 
 
 
 
 
 
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