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Sabato 24 l'incontro al Festival della Scienza. Ci sarą anche Nicla Vassallo. Vi riproponiamo l'epilogo del suo libro 'Donna m'apparve'. Guarda il video.
 
eventi
Sabato 24 ottobre 2009 alle ore 18 nell'Aula Polivalente San Salvatore (piazza Sarzano, Genova) nell'ambito del Festival della Scienza 2009 si svolge la conferenza Il futuro delle donne, i futuri della donna: intervengono Rossella Panarese, Lucetta Scaraffia e Nicla Vassallo.

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Genova, 23 ottobre 2009
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di Nicla Vassallo
   
Nicla Vassallo (foto di Gianni Ansaldi)
© foto: Gianni Ansaldi
Nicla Vassallo
 
Nicla Vassallo (Imperia, 6 novembre 1963) ha studiato all�Università di Genova e al King's College London dell�Università di Londra, dove si è specializzata in epistemologia, seguendo due filoni di studio e di ricerca: da una parte, l�interesse per la natura della conoscenza e per le sue tante declinazioni (anche naturalistiche) e fonti (come la testimonianza), dall�altra l�attenzione per quelle forme specifiche di espressione epistemica che paiono presupporre l�esistenza di categorie ontologiche � per esempio, della categoria "donna".
Considerata uno dei massimi esperti di filosofia della conoscenza, è attualmente professore ordinario di Filosofia Teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell�Università di Genova e visiting professor di Epistemologia presso l�Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
[da Wikipedia]

Per info:
www.niclavassallo.net

Non intendo negare che, nel caso in cui ci si consideri donne, sbalordisca sentirsi dire «tu non sei una donna». Sbalordisce perché 'tu non sei una donna' equivale spesso a 'tu non sei una vera donna', ove il termine vero viene impiegato a mo’ di termine valutativo, per esprimere approvazione e disapprovazione.
Proprio come quando diciamo «i pomodori del supermercato non sono veri pomodori» intendiamo dire che i pomodori del supermercato non sono buoni, quando diciamo «Maria non è una vera donna» intendiamo dire che Maria non è una donna buona: disapproviamo certi suoi atteggiamenti, comportamenti, ruoli che non rientrano nel concetto di donna valido e in uso in una certa cultura, a un determinato tempo.

«Tu non sei una vera donna» comporta essere disapprovate, e lo si è perché non si corrisponde al concetto di donna vigente, di cui fanno parte parecchi pregiudizi (che concetto è?) sulle differenze tra donna e uomo, a partire dalle differenze sessuali. È possibile che tu non sia una vera donna solo a causa dei tuoi desideri sessuali, che non corrispondono a quelli che la donna deve avere. È allora errato decretare che la differenza sessuale sia una componente essenziale del desiderio sessuale, errato nel consentire il desiderio sessuale solo tra donna e uomo, o tra femmina e maschio - tra la donna e l'uomo, tra il maschio e la femmina. Eppure è forse proprio il fine di circoscrivere il desiderio sessuale al rapporto eterosessuale che rende la differenza sessuale necessaria al desiderio sessuale, a partire dal presupposto che il rapporto sessuale deve essere finalizzato alla riproduzione, piuttosto che all'amore e alle varie rappresentazioni vissute che dell'amore si possono offrire.

Di conseguenza, per iniziare a reagire a la donna, sarebbero ragionevoli varie opzioni: evadere da una nozione di sessualità limitata agli atti focalizzati sulla genitalità, o comunque circoscritti alla sessualità genitale; pensare alla e vivere la sessualità come un orizzonte in cui esplorare pratiche e interpretazioni diverse da quelle dominanti; assumersi responsabilità consapevoli rispetto alle proprie preferenze sessuali; conferire significato ai propri eventi e vissuti sessuali. Anche in ciò le donne si dimostreranno eterogenee e faranno emergere un pluralismo erotico, oltre che sessuale, nel tentativo di superare l'ottica che le considera oggetti da assoggettare, per riuscire infine a relazionarsi da veri e propri individui con se stesse e con altri individui. Se ciò si realizzerà, sarà più arduo non accorgersi delle tante differenze che corrono tra donne, più arduo omogeneizzare indiscriminatamente tutte le donne attraverso la donna.

Quando nella canzone Doglia mi reca, Dante parla del «vil vostro disire» in riferimento alle donne, adotta lo sguardo del poeta uomo sul corpo delle donne; tuttavia, se è vero che c'è una sorta di oggettificazione e il desiderio rimane comunque e solo «vil», è altrettanto vero che le donne dantesche sono capaci di desiderare, cosicché il desiderio non è più un diritto esclusivo degli uomini. Ci sono molte donne dantesche, e diverse fra loro; alcune escono addirittura dal silenzio, per prendere la parola. Nella Divina Commedia, che siano all'Inferno, in Purgatorio o in Paradiso, Francesca, Sapia, Pia, Piccarda, Cunizza da Romano sono vittime della crudeltà, della violenza, della sopraffazione maschile, raccontano storie di abusi coniugali e familiari, di costrizioni, vessazioni, violazioni. Il tanto decantato amor cortese sembra svanire, crollare come su stesso, mentre le donne concrete prendono il sopravvento su donne che erano mere proiezioni di desideri maschili.

Nella Commedia ci sono Chiara d'Assisi e l'imperatrice Costanza, donne celebri e importanti che la storia avrebbe ricordato comunque, ma ci sono anche donne di cui non ci sarebbe giunta alcuna eco se non fosse stato per Dante. Tra queste ultime un posto di tutto rispetto spetta a Beatrice, strumento della Grazia divina, la donna della salvezza, l'«angelicata», la «benedetta», la «gentilissima», la «gloriosa donna de la mia mente», che accompagna Dante, una volta che Virgilio lo lascia. Sarà anche frutto di una qualche idealizzazione, e difatti ci pare una figura celestiale, ma Beatrice si libera dal velo (quante donne ancora oggi non lo possono fare?), mentre Dante versa lacrime (quanti uomini ancora oggi non piangono per non essere considerati femminucce?). Quello di Dante per lei sarà anche un amor cortese, ma a Beatrice è tra l'altro dedicata la Vita nuova ed è senz’altro lei ad aver lasciato, più di altre donne, un segno indimenticabile e permanente nella letteratura italiana, così come nella memoria di tutti noi.

È importante tuttavia che Beatrice non venga trasformata in la donna, che quindi la si metta in grado di prendere le debite distanze dall'essere solo una proiezione mentale maschile (la «gloriosa donna de la mia mente»); non è infatti lecito fare di Beatrice un'icona di alcunché. La donna che «m'apparve» non può essere la donna, semplicemente perché la donna non possiede alcuna realtà, è solo una semplice, banale apparenza. Questo non impedisce affatto che vi possa apparire una donna: vi trovate tra altre persone, vi voltate all'improvviso, vedete questa donna, vi colpisce, vi incanta, non sapete assolutamente chi sia, potete solo intuirne la bellezza, la sua straordinarietà, desiderate conoscerla. Desiderate conoscere però questa donna in tutta la sua individualità, particolarità, specificità, non le vostre proiezioni mentali su di lei, anche perché lei è lungi dal 'così fan tutte'. Magari questa donna finirà con l'occupare la vostra anima, le vostre emozioni, i vostri pensieri, i vostri ragionamenti, ma rimarrà sempre una donna vera (e non una vera donna), concreta, reale.

Una donna che è una persona con la sua mente, il suo corpo, il suo genere, la sua storia personale, il suo colore di pelle, la sua classe sociale, la sua preferenza sessuale, la sua cultura, la sua religione, la sua età, mentre voi sarete persone (donne o uomini) con la vostra mente, il vostro corpo, il vostro genere, la vostra storia personale, il vostro colore di pelle, la vostra classe sociale, la vostra preferenza sessuale, la vostra cultura, la vostra religione, la vostra età. Vi confronterete singolarmente e reciprocamente, anche assieme, con voi stessi, con gli altri e con il mondo che vi circonda.

 
 
 
 
 
 
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