Difficile definire lo spettacolo Cuba o muerte! di Nicola Pannelli - in scena al Teatro Duse il 22 e 23 ottobre. È teatro epico: un monologo sulla lotta per la soppravvivenza tratto da Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway. È teatro sociale: storia e cronaca del rapporto tra Cuba e USA incentrato sulla vicenda dei “5 di Miami” attualmente nelle carceri americane.
Epica e cronaca s’incrociano sulla vela di una piccola barca che porta il vecchio in cerca del suo pesce. Lo stesso mare che divide Cuba da Miami e gli USA, lo stesso mare dove si consumano le battaglie per l’indipendenza e l’affermazione della propria esistenza sia del vecchio sia di Cuba. Questo sembra essere l’unico punto di contatto tra i due elementi dello spettacolo, racconto e cronaca, che si alternano monologando: la cronaca inserendosi negli ampi respiri dell’epica.
Consideriamoli separatamente allora.
Trasportare un racconto-romanzo non è mai un’operazione semplice: è difficile la rielaborazione drammaturgica, è difficile farlo vivere sulla scena. L’addattamento per la scena di Nicola Pannelli (progetto drammaturgico con la collaborazione di Alessandro Hellmann) riesce a mantenere la freschezza e l’immediatezza del racconto di Hemingway senza perdere l’unità e la comprensione della storia e del valore letterario della parola.
L’interpretazione di Pannelli ci porta direttamente su quella barca, in quel mare facendo apparire per noi quello che non c’è con i pochi elementi scenografici – un’albero con vela e boma, due secchi d’acqua ai lati del banco, una bottiglia di plastica da cui bere – e gli efficaci cambi di luce che ci riportano il passare dei giorni fino a congelare il tempo in una unica dimensione.
In un continuo alternarsi tra voce narrante e personaggi della storia vivi e concreti nel loro essere “qui ed ora”, Pannelli riesce con il corpo, la voce, i gesti - insomma con tutta la sua notevole capacità di attore – a portarci sulla barca con il vecchio: sorridiamo delle suo pensare ad alta voce - che per un vecchio marinaio è cosa didicevole, partecipiamo con lui stringendo i muscoli nella lunga lotta contro il grosso Marlin e alla fine siamo stremati - rassegnati dopo l’inutile battaglia contro gli squali rimanendo con quel sapore in bocca che non lascia tranquilli.
Ora la cronaca. Quanti di noi conoscono la storia dei “5 di Miami”? Cosa avremmo fatto noi di fronte al costante, imminente pericolo di attentati in cui vive Cuba? Come ci saremmo comportati noi per fronteggiare le insistenti ingerenze nell’economia, nella politica e nell’immagine del nostro paese? Queste sono alcune domande che ci vengono poste dopo i filmati – interviste, contributi documentaristici, immagini storiche – proiettati sulla vela della barca del nostro vecchio. La cronaca ci informa, ci fa riflettere, fare confronti attraverso la vicenda di Antonio, Fernando, Gerardo, Ramon e René, i 5 che “dieci anni fa furono arrestati a Miami mentre indagavano sul terrorismo della destra cubano-americana” e che, condannati all’ergastolo per spionaggio contro gli Stati Uniti, sono spariti nelle carceri USA.
Cuba o muerte! è uno spettacolo riuscito, bello che attraverso un viaggio epico alla ricerca del proprio riscatto ci lascia con un dubbio - il vecchio, la rivoluzione; il marlin, la libertà; gli squali, gli americani; la lotta per soppravivenza; il credere fortemente del proprio sogno – forse non è solo la vela il punto d’incroco delle due narrazioni...