Proprio come un/a bravo/a giornalista, il futurologo britannico Ian Pearson - fisico teorico e ingegnere, inventore degli SMS e oggi tra i consulenti di Futurizon - ogni giorno come prima cosa dedica una o due ore alla lettura delle notizie e dei blog su internet. «Per tenermi aggiornato» spiega, «su tutto ciò che accade nel mondo, e in particolare sulle novità scientifiche e tecnologiche. Il resto della giornata la passo a riflettere su quello che ho letto e a cercare di ipotizzare come cambierà il futuro in relazione alle novità della giornata. Quindi arriva il momento di dare delle risposte» prosegue, «e allora scrivo sul mio blog, ma anche saggi e articoli giornalistici, e poi incontro le aziende e partecipo a conferenze o programmi radio e Tv per trasmettere i risultati. È una routine molto varia. Impossibile annoiarsi».
Eppure il futuro per la gente comune spesso è un tempo sconosciuto, più simile a un foglio bianco o a un buco nero che a qualcosa di fascinoso e attraente in cui andare a guardare dentro. E allora cerchiamo di capire quale entusiasmo muove lo scienziato che se ne occupa e perché dovremmo tutti essere in grado, per esempio, di non spaventarci troppo dei molti avvertimenti cupi (l'effetto serra o la penuria delle risorse, per esempio).
«Per portare avanti le loro ricerche gli scienziati devono ottenere borse di studio, quindi spesso hanno un interesse personale nel dipingere le cose in modo più terribile di quanto siano» afferma Pearson. «Pochi conoscono le tecnologie del futuro, quindi molti scienziati basano i loro avvertimenti sul modo in cui viviamo attualmente, come se dovessimo continuare così per sempre. Oppure fanno ancora peggio: danno per scontato che gli andamenti negativi di oggi andranno avanti così in eterno senza mettere in conto gli aspetti positivi e il fatto che questi non è detto che debbano improvvisamente interrompersi. Perciò, chiunque legga i commenti degli scienziati, per un'interpretazione corretta deve prestare grande attenzione alle motivazioni e ai parametri a cui fanno riferimento».
Eppure la domanda Ma come sarà il futuro? è quella che ci assilla tutti, catastrofisti ed entusiasti, agnostici e religiosi inclusi. Tant'è che ognuno di noi vorrebbe poter scegliere se stare in un futuro felice oppure tentare di evadere e sfruttare il carpe diem nel caso le previsioni fossero troppo grigie.
«Il futuro sarà buono e cattivo insieme, proprio come oggi» continua Pearson: «abbiamo già a disposizione un gran numero di nuove tecnologie, altre in corso di definizione e molte a venire. Va da sé desumerne che, grazie a tecnologie sempre più avanzate, avremo bisogno di meno energia e materiali a parità di qualità della vita. E anche la disponibilità di energia e risorse aumenterà grazie alle nuove tecnologie».
D'accordo, però se ci soffermiamo per esempio sull'effetto serra che prospettive abbiamo? «Il riscaldamento globale è un ottimo esempio per affrontare il problema. L'ambiente è estremamente complesso, ma continuamente riceviamo previsioni drammatiche basate su studi che si occupano solo di una parte di questa complessità. Non esiste ancora un modello climatico che rappresenti accuratamente tutti gli aspetti dell'ambiente e non ci sarà ancora per molto tempo. Nei modelli climatici attuali ci sono ancora profonde lacune che la scienza non è riuscita a colmare, parti del sistema lasciate fuori dal discorso perché incomprese. Le soluzioni ad oggi proposte, fondate appunto su una scienza immatura, qualche volta peggiorano le cose». Qualche esempio? «La corsa alla produzione di biocombustibile o gli investimenti sull'estrazione di carbone, che hanno incentivato la distruzione di foreste pluviali e di torbiere. Dovremmo impegnarci molto di più per accelerare lo sviluppo della scienza ed essere meno vittime di contromisure di emergenza che possono solo creare ulteriori danni».
Proiettiamoci in avanti, ci racconta cosa accadrà e con quali tempi dobbiamo aspettarci alcune delle più rivoluzionarie innovazioni? «Per esempio, oggi è già possibile identificare l'origine dei segnali cerebrali fino a una risoluzione millimetrica, ma c'è bisogno di maggior precisione per affrontare le interconnessioni neurali degli individui. D'altra parte gli studi sul comportamento dei neuroni individuali continuano a svelarci nuovi aspetti sull'intelligenza e il suo funzionamento. Nei prossimi 20 anni dovremmo essere in grado di capire nel dettaglio come interagiscono tra loro i neuroni nel processo cognitivo e dovremmo arrivare a replicare il tutto in un computer. In parallelo sarà ancora più raffinata la relazione tra intelligenze artificiali e tessuti nervosi, per cui nel 2030 dovremmo essere in grado di aggiungere abilità e memorie sensoriali per risolvere problemi di salute e, successivamente, in campo estetico. Nel 2040 saremo in grado di ampliare le capacità del nostro cervello costantemente grazie a intelligenze esterne: robot che avranno capacità paragonabili e persino superiori a quelle umane, grazie a una combinazione di nuove tecnologie sensoriali e computazionali: robot che saranno persino in grado di integrarsi nella nostra società e non essere più solo servitori ma colleghi e persino amici. Nel 2050, la qualità delle connessioni tra elementi elettronici esterni e cervello sarà così avanzata che saremo in grado di replicare per intero un cervello umano, neurone per neurone, sinapsi per sinapsi. Il che ci porterà a una specie di immortalità per cui una persona potrà ottenere una replica della sua mente e conservarla in un robot, così quando questa muore la mente continuerà a vivere. Mettendo questo clone di cervello dentro un androide sarà come se non fossimo mai morti».
Masticare tutti i giorni futuro non crea qualche problema con le altre dimensioni temporali, presente e passato? Come lo vive lei? «Effettivamente sono costantemente frustrato dalle tecnologie e dai sistemi che mi circondano, perché so quanto siano primitivi rispetto a quello che è possibile realizzare già oggi o a breve» confessa il futurologo: «ogni giorno mia moglie, poverina, deve sopportare le mie lamentele. È anche vero che i futurologi hanno bisogno della storia. Sappiamo bene che ci sono aspetti della personalità umana che risalgono a migliaia di anni fa e che non cambieranno a breve. Quindi alcune delle nuove tecnologie andranno a risolvere antichi bisogni. Quando le aziende fanno grossi errori sui mercati è perché si sono dimenticate di una verità di fondo: siamo semplicemente dei cavernicoli ben vestiti».
Quanto di politico c'è nel suo lavoro? In questo suo dar forma a scenari a venire, c'è anche l'implicazione di fornire nuovi strumenti a chi è già al potere. Cosa ne pensa? «Sono d'accordo, parlare di futuro fa venire in mente un sacco di cose alla gente e può modificare le loro aspettative, sia buone che cattive, quindi c'è senz'altro una forza politica e una economica in questa attività. Molti dei miei clienti sono al governo, in enti locali o nazionali, e spesso mi viene chiesto consiglio su un'ampia varietà di tecnologie che non entrano in gioco solo su questioni politiche, come la salute o l'educazione, ma anche su come la politica funzionerà in futuro, ovvero come sarà usato il potere nello scenario a venire».
Futuro e fantascienza: quale relazione esiste tra la scienza e il mondo della finzione che si proietta nel futuro? «Molti scrittori di fantascienza hanno un'ottima comprensione dei temi scientifici e ovviamente sono di natura estremamente creativi, quindi quando pensano a una storia in termini scientifici plausibili inventano nuove tecnologie piuttosto realistiche oppure si imbattono in scenari futuri probabili. Esiste una relazione molto forte fra futurologia, scienza, tecnologia e fantascienza. Guardando alcuni film di Schwarzenegger per esempio si trovano una serie di ottimi consigli scientifici e anche grandi intuizioni, alcune che hanno poi avuti esiti reali. Ovviamente però la fantascienza deve divertire, quindi gli autori si prendono sempre le loro licenze poetiche e a volte ci ritroviamo di fronte a parametri temporali o scenari non realistici. Ed lì è che la fantscienza devìa dalla realtà».
E qual è il suo film/libro di fantascienza preferito? «È ancora Blade Runner» risponde Pearson, «ambientato in un futuro troppo vicino, ma per il resto è assolutamente plausibile e molto ben fatto. Un film bellissimo».