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Festival della Scienza: si parla di digital divide

 
Ospite della kermesse Dinusha Mendis, esperta di diritti della rete. «Difficile sradicare la cultura del tutto-gratis sul web». I progetti per lo sviluppo tecnologico in Asia e Africa
 
eventi
La lectio magistralis di Dinusha Mendis, Il digital divide e il futuro della tecnologia è in programma, nell'ambito del Festival della Scienza, venerdì 30 ottobre 2009 (ore 15.30) a Palazzo Ducale, Genova.  
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Genova, 30 ottobre 2009
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di
Daniele
Miggino
   

Qualche settimana fa in Finlandia è stata promulgata una legge che riconosce nella banda larga un diritto fondamentale del cittadino. Gli altri paesi europei - tra cui l'Italia - rincorrono. L'obiettivo è garantire entro il 2020 l'accesso ad alta velocità a tutti. Dopo anni di lotte, il digital divide sta diventando una questione di diritto. Ma questa è solo la punta dell'iceberg, un'avanguardia, ancorché virtuosa e indispensabile, nel panorama mondiale.

Lo sa bene Dinusha Mendis. Originaria dello Sri Lanka, è una delle maggiori esperte di proprietà intellettuale, nuovi media e diritto internazionale. Le sue ricerche - è docente presso la Facoltà di Legge del Lancashire e membro del CLICT (Centre for Law Information and Converging Technologies) presso l'Università del Lancashire centrale - si sono spesso concentrate sulle nuove tecnologie. «Quando parliamo di Finlandia e di Europa non possiamo dimenticare l'Asia, l'Africa. Il ragionamento sui diritti digitali funziona solo nei paesi in cui i cittadini hanno i mezzi», dice Mendis. Lì colmare il digital divide vuol dire soprattutto dare un'opportunità di sviluppo educativo, commerciale, sociale.

Mentre nei paesi sviluppati si cerca di regolare un campo che nei primi anni è stato intrinsecamente anarchico - pensiamo alla tutela del diritto d'autore sul web - nel resto del mondo il problema è farcela arrivare la rete. Nel primo caso ha fatto scalpore la presa di posizione della Francia, che con la cosiddetta legge Hadopi, intende tagliare la connessione per un anno a chi viola i diritti d'autore per tre volte. In casi gravi è contemplato addirittura l'arresto. «In Inghilterra non esiste ancora una legge, si stanno studiando vie alternative». La soluzione francese presenta alcuni problemi: «se la violazione avviene dal pc di una famiglia - prosegue - questo viene tagliato anche se il colpevole è solo uno dei famigliari».

Per quanto riguarda i paesi in cui la connessione è ancora un miraggio, sono altri i progetti in campo. Come One-Laptop-Per-Child, che intende fornire ai bambini dei paesi più poveri un computer low cost per accedere a nuove tecniche educative e a tutta la conoscenza delle rete. Oppure come il progetto Grameen Phone, applicato in Bangladesh. Si tratta di un sistema di simil-bancario che funziona tramite cellulare: «permette di avviare attività commerciali anche a chi non è in possesso di un conto corrente bancario», dice ancora Mendis.

Tornando invece ai diritti in rete. Nonostante oggi esistano mezzi legali per fruire di contenuti in rete, come Spotify, il download va ancora per la maggiore. Come mai? «C'è un'intera generazione nata e cresciuta con internet e il file-sharing. C'è la mentalità del servizio gratuito, anche se oggi esistono diversi servizi che danno grande libertà di scelta a prezzi molto bassi. È una cultura difficile da scardinare».

 
 
 
 
 
 
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