Una battuta sul delirante dibattito politico italiano delle ultime settimane? «No, no, per quello devi chiedere al mio psichiatra». In realtà non ho chiamato Beppe Grillo per questo, ma per una buona notizia. Ricordate tutti la questione del parcheggio del Parco dell'Acquasola, che ha tenuto banco durante l'estate e ha scatenato la protesta dei cittadini, nonché una serie di ricorsi, presidi, manifestazioni? Una storia lunga e complicata, che parte da una concessione fatta dal Comune ad una società costruttrice negli anni Ottanta, ma emerge quest'anno, quando partono i lavori da parte di Sistema parcheggi.
Ieri - lunedì 2 novembre - il Tar ha dichiarato illegittimo il progetto (460 posti auto in una zona interrata del parco) a seguito del ricorso di 16 cittadini. Tra questi c'è anche Grillo, che ha versato gran parte della cifra richiesta dal Consiglio di stato come fidejussione sulla sospensiva.
«È una bella notizia - dice Grillo - il pericolo per ora sembra scongiurato. Ma non dobbiamo rilassarci. Ci rimetteremo in contatto con i comitati e metteremo diverse targhe. Una colonna infame all'Acquasola che dica: "ecco come poteva diventare questo parco se non ci fossero stati i comitati". E una lapide a ricordo di tutti quelli che si sono attivati per fermare il parcheggio. Poi ne metteremo altre: una allo Stadio, una sulla Gronda, e una enorme in Comune». Lo chiama il "delirio del calcestruzzo", quello che dà vita a questi progetti: «ti danno le informazioni sbagliate, e poi ti chiedono di decidere se - per esempio - la Gronda la vuoi un po' in là, o un po' più in qua. Non c'è un piano urbanistico e c'è la tendenza a pensare che i guai pubblici possano essere risolti solo da privati. Succede per i parchi, per la scuola. Pensa alla Gronda: dicono che devono far passare più camion, ma non capiscono che ormai il mondo va da un'altra parte, il commercio di transito diminuisce. Vadano a vedere cosa c'è dentro i camion, scopriranno che sono mezzi vuoti».
Però, insomma, all'Acquasola si è riusciti a fermare le ruspe. «Beh sì, lo avevamo fatto anche a Milano, per il Parco Sempione, ma lì non ci eravamo riusciti. Eppure ovunque la tendenza è togliere le auto dal centro città. Renzo Piano ha fatto un grattacielo in pieno centro a Londra e non ha fatto neanche un parcheggio. Ora vedremo cosa si può fare all'Acquasola, immagino una zona dotata di wi-fi, dove la gente può andare anche a lavorare».
A proposito di questa battaglia, hai detto che è la vittoria delle "Brigate grigie": «in Italia ci sono 15 milioni di pensionati che hanno tempo libero, grosse professionalità e sentono relativamente la crisi. Sono loro che si prendono cura dei propri parchi di nascosto dalle istituzioni. Questo è veramente ironico. Li prendiamo per il culo per non farci prendere per il culo. Ai Parchi di Nervi hanno visto una di queste squadre armata di pennello antiruggine. Hanno fatto cose straordinarie».
Se Grillo ha dato un appoggio decisivo alla faccenda, c'è chi da anni lavora per questo giorno. Andrea Agostini - rappresentante del Circolo Nuova Ecologia, una vita in Legambiente - raramente ha la voce così viva. Non si trattiene e dice: «godo, godo, godo, godo. La determinaziona alla fine a pagato, nonostante gli arretramenti, le incertezze dell'amministrazione». E ora? «Ora aspettiamo i prossimi passi di Sistema parcheggi, che non si faranno aspettare. Tra due mesi saremo a Roma per la decisione del Consiglio di Stato». Di questa vicenda si parla tanto da pochi mesi, ma sono anni che voi resistete: «io faccio queste cose perché ci credo, è un modo di interpretare la vita. Sei o sette anni fa eravamo in tre gatti, oggi abbiamo imposto questa questione nell'agenda politica. È sempre così». E Grillo ha influito tanto? «Beppe Grillo si è aggiunto ad una schiera di persone impegnate da tempo. Ben venga lui, ben venga la stampa che ha dato risalto al problema. Queste, però, sono cose che vengono dopo: prima ci vuole la gente che ci mette il cuore». Un concetto che riprende spesso anche Grillo: «bisogna ripartire dal basso, parlare con le persone, che sono il vero Stato».
Per Agostini le sfide non mancano mai. Nel giorno stesso in cui incassava il successo per l'Acquasola, denunciava un'altra emergenza. Sempre a Genova, tra corso Europa e via Monaco Simone, si vorrebbero costruire delle palazzine. «Lo spazio è un uliveto molto grande, ma irraggiungibile. Bisogna fare una strada, e vogliono farla coprendo il Rio Penego, sostenendo che è esondabile. Ma non è vero», dice Agostini.
C'è anche un'altra zona della città, il Lagaccio, in cui i cittadini sono determinati a dire la propria. La storica caserma Gavoglio, infatti, è ormai vuota. 60.000 metri quadrati si liberano in uno dei quartieri più popolosi di Genova. Il gruppo Progettare la città - la Valle del Lagaccio ha ottenuto una serie di incontri con l'assessore Mario Margini, per discuterne: «l'assessore ha dichiarato che, una volta definiti i criteri generali di assegnazione dell'area (ancora di proprietà demianiale ndr), si impegna a promuovere un percorso di 3/5 incontri pubblici in cui si ci possa confrontare pienamente - anche duramente - per arrivare a una decisione condivisa e condecisa con la cittadinanza», dice Enrico Testino, rappresentante del gruppo.
Le zone su cui riflettere non mancano.