Dria all'Acquasanta è una specie di istituzione. C'è da sempre, come l'affascinante (e parecchio sgarrupato) Santuario di NS dell'Acquasanta che ospita la sua Osteria. Vicino all'ingresso ha appeso al muro una lettera scritta a macchina da Luigi Veronelli che recita più o meno così: "caro collega, ti avviso che nelle prossime settimane io - o un mio rappresentante - verremo a gustare la tue specialità". Fa un certo effetto, anche perché sai che da lì a pochi minuti quelle specialità te le sarai scofanate anche tu. L'ambiente è rustico, semplice, con il perlinato alle pareti (vero marchio di fabbrica delle osterie di una volta) e altri cimeli: articoli di giornale, bottiglie di Gaja ormai evaporate.
Il menù ha tanti capisaldi e qualche variante di stagione. Tra i primi: taglierini, ravioli e mandilli con sughi di stagione - soprattutto u tuccu (ragù di carne) e funghi. I mandilli vanno (quasi) obbligatoriamente col pesto e sono divini. Una nota sulle porzioni: sono mastodontiche.
Tra i secondi spiccano il brasato, l'arrosto e il carpaccio di Chianina - che l'ultima volta ci siamo fatti coprire con un velo di porcini crudi. Da restare senza parole. Poi punte di maiale al Barolo, e l'immancabile cima alla genovese.
Da Dria si va per mangiare nel vero senso della parola. Mangiare tanto e bene, senza fronzoli. Se siete in vena di stare leggeri tenetevi alla larga. La spesa si aggira intorno ai 30 Eu.
Acquasanta si trova nell'immediato entroterra di Voltri, ma è già campagna. L'ideale per una cena invernale, o per un pranzo domenicale, per esempio, dopo che si è fatta una bella escursione sui monti circostanti (Martin e Pennello), che si trovano a due passi dal mare ma sono già Alpi Occidentali.