Per Alicia Alonso (1921), danzatrice e coreografa cubana cresciuta con Alexandra Feodorova e altre grandi figure della School of American Ballet, lavorare su un classico come il Don Chisciotte è un po' «come togliere la polvere a un capolavoro di pittura: lo si guarda con gli occhi e il linguaggio di oggi per interpretarlo e renderlo contemporaneo. Senza cambiare la storia si va a riscrivere a partire da un lungo lavoro di ricerca che tenga conto delle coreografie precedenti, ma poi venga restituito nello stile proprio alla compagnia di ballo che lo porta in scena».
Il Ballet Nacional de Cuba, nato dalla compagnia di ballo da lei stessa fondata a l'Avana nel 1948 (il Ballet Alicia Alonso), dopo straordinarie esperienze a Broadway e accanto ai grandi coreografi russi tra cui Michel Fokine, George Balanchine e Léonid Massine, è ospite al Teatro Carlo Felice con la prima produzione coreografica in lingua ispanica (un balletto con un'introduzione e tre atti) del capolavoro di Miguel de Cervantes, dalla versione originale di Marius Petipa (1869), rivista da Aleksandr Gorskij suo allievo (1900), su musica di Ludwig Minkus, libretto, scene e costumi di Salvador Fernandéz, Orchestra del Teatro Carlo Felice diretta da Giovanni Duarte - da mercoledì 11 a sabato 14 novembre 2009, ore 20.30; giovedì 12 e sabato 14, replica anche alle 15.30; domenica 15 novembre solo ore 15.30.
Il Don Chisciotte di Alicia Alonso è, per sua stessa dichiarazione una figura che «mi somiglia molto. Come me è chi continua a lottare per la bellezza, la giustizia e la vita. Soprattutto per la verità e la giustizia. Anch'io sono affascinata dallo spazio e quando guardo verso gli altri pianeti, mi rendo conto di quanto piccoli siamo e quanto rumore facciamo». Alonso, al cui fianco siedono due rappresentanti del corpo di ballo, il primo ballerino Joel Carreño e la prima ballerina Viengasay Valdés, ma anche il marito Pedro Simón - direttore della rivista Cuba y el Ballet e del Museo Nacional de la Danza all'Avana - è precisa e puntuale, ma anche appassionata e diretta nel raccontare questa coreografia che per la sua compagnia rappresenta un momento molto importante e tanto atteso.
«Oggi ai ballerini si chiede moltissimo: più pathos, maggiore tecnica, più dinamismo per giri, volte e salti e persino il ballo di punta è diventato più difficile che in passato. E quando si ha a che fare con un classico il lavoro si fa ancora più impegnativo perché oltre alla necessità di rappresentare un capolavoro, attualizzarlo, c'è l'esigenza che nasce dallo stile proprio di un gruppo di ballo». Per fare un esempio semplice, Alonso ci mostra con la mano alcuni movimenti classici per raccontare di una tradizione che oggi non va più in scena, di un modo moderno di intendere il medesimo movimento e del modo adottato dal Ballet Nacional de Cuba.
Seppure l'intento della coreografia è di mettere in scena la complessità stessa del capolavoro del Cervantes, l'attenzione è dedicata a un unico episodio - dell'opera considerata primo esempio di romanzo moderno - quello del contrastato matrimonio economico tra Kitri e, il nobile francesizzato, Gamache, attraverso cui si presenta il coraggio di Don Chisciotte e i suoi sentimenti, per restituirne un ritratto dell'intero suo carattere e quello soggiacente della cultura spagnola fino al felice finale che corona l'amore sincero tra Kitri, figlia dell'oste e Lorenzo, il barbiere. «Per il Ballet Nacional de Cuba è da sempre un lavoro di riferimento - spiega Pedro Simón - seppure sia entrato in repertorio relativamente tardi, per il lungo lavoro di studio e ricerca.
Si tratta infatti di un capolavoro di cui esistono molte riletture e versioni, che ruota intorno alla figura di Don Chisciotte, carica di una filosofia speciale che rappresenta tutti i paesi ispano americani e la nostra cultura e lingua d'origine. Abbiamo fatto quindi grande attenzione a mantenere l'alta poeticità del personaggio e a rispettarlo - evitando come è successo in passato di ridicolizzarlo - portando in scena la complessità dell'opera anche in modo allegro e divertente. La creazione tiene conto della prima coreografia di Petipa e di quello che è stato inserito dopo da Gorskij, ma anche della base folclorica che caratterizza il capolavoro e che entra in dialogo con gli stilemi del balletto classico richiedendo ai ballerini ancora maggior sforzo tra stili e tecniche classiche e progressi moderni del balletto».