Il 2009 è stato un anno intenso per i ragazzi di Creativi della Notte Music for Peace: oltre alla già programmata missione di fine estate nel Sahara Occidentale, i ripetuti bombardamenti israeliani su Gaza all'inizio dell'anno hanno spinto i volontari dell'associazione genovese a raddoppiare il proprio impegno muovendosi, a ridosso della primavera, in soccorso alla popolazione palestinese. Un viaggio delicato, in cui la carovana di solidarietà è stata bloccata per un mese in Egitto prima di poter entrare nei territori e consegnare alla popolazione cibo, medicinali e quant'altro.
Nel frattempo, qui da noi, accadeva il disastro del terremoto in Abruzzo: altri volontari rimasti a Genova sono partiti allora alla volta delle zone colpite dal sisma per aiutare i terremotati.
La filosofia dell'Associazione - media partner di mentelocale.it - è nota: i volontari raccolgono beni di prima necessità attraverso incontri con gli studenti, interventi socioeducativi per le strade con il Solidarbus, eventi (vedi Zena Zuena). Poi vanno direttamente a consegnarli a chi ne ha bisogno.
«Se avessimo un magazzino permanente dove tenere al riparo tutto ciò che raccogliamo, potremmo fare molto di più» dice Stefano Rebora, presidente di Creativi della Notte Music for Peace: «il bilancio del 2009 è comunque più che positivo. Abbiamo prima raccolto e poi distribuito casa per casa 130 tonnellate di materiale tra generi alimentari, medicinali, elettrodomestici, biancheria, coperte, letti da ospedale».
Ora i volontari stanno già lavorando al progetto Solidarbus 2010, che avrà come destinazione finale l'intervento alle popolazioni Saharawi e palestinese.
Dopo quella dell'estate del 2009, l'anno prossimo sarà la quarta missione nella zona del Saharawi, l'ultima colonia africana in attesa della sua indipendenza, occupata militarmente dal Marocco e in attesa, dal 1991, di un piano di pace da parte delle Nazioni Unite.
In questa parte dell'Africa, dove vent'anni dopo il crollo del Muro di Berlino c'è ancora un muro lungo 2700 km che divide il Marocco dalla RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica), l'Associazione genovese ha in mente un progetto ambizioso: «la costruzione di un intero villaggio, con 50 case, un ospedale e un punto di primo soccorso, una scuola e un circolo ricreativo». Il progetto è praticamente pronto, e Stefano già se lo immagina: «l'idea è quella di coinvolgere nell'iniziativa tutta la regione Liguria. Il villaggio potrebbe chiamarsi Liguria, i quattro edifici principali potrebbero prendere il nome dei capoluoghi di provincia e le case, al posto del numero civico, avere il nome dei piccoli paesi. In modo che ognuno si prenda l'onere di fare qualcosa». Per la realizzazione ci vuole un anno circa di lavoro, ma soprattutto i finanziamenti delle istituzioni: «acquistando i materiali necessari in Italia ci vorrebbero 5 milioni di Eu, ma sul posto il costo scenderebbe intorno ai 500 mila Eu. Una cosa fattibile».
Prima dell'Africa, tra marzo e aprile c'è stata la missione a Gaza. Quella di Music for Peace è stata la prima carovana di solidarietà a entrare nei territori. I volontari genovesi, però, sono stati bloccati per un mese al confine con l'Egitto prima di poter varcare la frontiera. «La chiave di volta della missione è stata la volontà di andare avanti» racconta Stefano. Dei volontari italiani bloccati in Egitto parlarono molti organi di informazione, compresa Striscia la Notizia, dove Stefano è intervenuto in diretta telefonica.
«A Gaza la situazione è catastrofica. In uno spazio lungo 40 km e largo 10, vive un milione e mezzo di persone e non c'è una casa intera: o sono distrutte, o bucate dai proiettili. Alle finestre i vetri sono tutti rotti. E niente si può ricostruire, perché tra i generi bloccati alla frontiera ci sono anche vetro e cemento».
Mentre parla, Stefano mi mostra delle immagini sconvolgenti: fotografie di gente in fin di vita, con la pelle che si scioglie sotto l'effetto di qualche arma chimica, o col sangue che scorre a fiotti dopo l'amputazione di un arto. «In 25 giorni a Gaza, abbiamo vissuto 20 giorni di bombardamenti» prosegue, «e la cosa più brutta è che i palestinesi ci hanno fatto l'abitudine. Ricordo di aver chiesto a un uomo perché, nonostante quella situazione, la gente continui a mettere al mondo tanti figli. E lui mi ha risposto: mettiamo al mondo 7 o 8 figli perché sappiamo già che 3 o 4 moriranno».
Mentre Stefano si trovava a Gaza insieme ad altri volontari, in Italia 308 persone morivano in una notte (e nei giorni successivi). Associazioni di tutto il mondo si mobilitarono per portare soccorsi alla gente d'Abruzzo. E anche i ragazzi di Creativi della Notte Music for Peace che erano rimasti a Genova si sono dati da fare. Mi spiega Valentina Gallo: «siamo arrivati una settimana dopo il disastro. C'era molta disorganizzazione: in 48 ore, senza fermarci, abbiamo girato per una trentina di paesi che, fino ad allora, non avevano ricevuto nessun tipo di soccorso», racconta. «Lì non c'erano le tende del Ministero, ma la gente dormiva in roulotte o nelle tende da campeggio. Erano tutti felicissimi di vederci. E la cosa più sconvolgente era che appena una settimana prima, quella gente faceva la nostra stessa vita».
Di un po' di tutto questo si parla venerdì 13 novembre 2009 (ore 15) al Teatro della Corte di Genova, per l'ormai tradizionale appuntamento di fine anno che traccia un bilancio delle missioni umanitarie di Creativi della Notte Music for Peace. In programma, la proiezione di un video documentario sui tre interventi di Gaza, Abruzzo e Saharawi e la presentazione del progetto Solidarbus 2010, oltre a un dibattito con ospiti internazionali (vedi box qui sopra).
«Ci sarà anche Rahmatullah Hanefy, il cooperante afghano intermediario nella trattativa per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, nel 2007», anticipa Stefano Rebora: «dopo essere stato liberato, il giornalista di Repubblica non l'ha mai chiamato né ringraziato».