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genova  >  spettacoli  >  C'era una volta il rock

'Fairest Isle' di Antonello Cresti: un saggio sull'electric folk britannico

 
Il libro del musicista e scrittore fiorentino è una guida musicale da consultare. Un'investigazione sul genere nato alla fine degli anni Sessanta. Di Riccardo Storti, dalla community
 
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17 novembre 2009
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di Riccardo Storti
   
i Pentangle
i Pentangle

Provate a rimestare nel pentolone della vostra memoria. E andate indietro. Fairport Convention, Pentangle, Steeleye Span e poi ancora Lindisfarne, Amazing Blondel, Third Ear Band e The Incredible String Band. Arpeggi di corde e melodie di violino: c'è anche chi suona il dulcimer o la cornamusa, senza rinunciare però alla batteria e alla chitarra elettrica. E quelle voci, al bivio tra il mood sincopato celtico e i retaggi più recenti del pop e del rock. È quello che si chiama l'electric folk britannico, nato alla fine degli anni Sessanta e che rilevante eco avrà nel decennio successivo, influenzando alcune band del circuito più propriamente progressive (pensiamo solo ai Jethro Tull e gli Strawbs).

Benché il catalogo musicale sia piuttosto ricco grazie a numerose ristampe su CD, la bibliografia - almeno qui in Italia - è pressoché inesistente. Una lacuna che, comunque, è stata colmata dal musicista e scrittore fiorentino Antonello Cresti con il suo Fairest Isle, l'epopea dell'electric folk britannico (Aereostella, 2009), un agile studio di quasi 150 pagine strutturato come una guida da consultare e un saggio da gustare.

Cresti si serve di una prosa leggera e, al tempo stesso, diretta, capace di catturare la curiosità del lettore attraverso un ampio ventaglio di competenze. La ricerca dell'autore prende avvio dagli antesignani classici del British Folk Revival (Holst, Bantock, Vaughan Williams, Delius, Bax) per defluire verso l'evoluzione popular del genere. C'è pure spazio per un'analisi approfondita di tre dischi cardine (fantasia Lindum degli Amazing Blondel, The Hangman's Beautiful Daughter di The Incredible String Band e l'omonimo della Third Ear Band).

A Cresti l'invito di continuare la propria investigazione, magari occupandosi delle ripercussioni italiane verificatesi a cavallo tra folk e psichedelica.

 

 

 

 
 
 
 
 
 
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