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Stefano Massini
 
         
 

Stefano Massini regista e scrittore al Cargo

 
Torna a Genova il drammaturgo fiorentino con il suo 'Donna non rieducabile. Memorandum teatrale su Anna Politkovskaja'. Una giornalista che in sé è un racconto di coraggio. Il 20 novembre
 
   

     
Genova, 18 novembre 2009
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mentelocale di
Laura
Santini
   
 
@ Teatro Cargo - venerdì 20 novembre 2009 - ore 21
Donna non rieducabile. Memorandum teatrale su Anna Politkovskaja
scritto e diretto da Stefano Massini; con Luisa Cattaneo e Roberto Gioffrè, spazio realizzato da Paolo Li Cinli; produzione Il Teatro delle Donne, Centro Nazionale di Drammaturgia

Lo spettacolo racconta la drammatica vicenda della giornalista russa Anna Politkovskaja, uccisa nel 2006 rientrando a casa, alla periferia di Mosca, freddata sull’uscio dell’abitazione con diversi colpi al cuore ed alla testa. La giornalista, definita dal Cremlino donna non rieducabile, ha lasciato dietro di lei due figli ed una scottante inchiesta sulle torture perpetuate dai russi in Cecenia, lavoro che non ha più potuto essere pubblicato dal suo giornale, la Novaja Gazeta. Dopo la sua uccisione tutti gli appunti, i documenti su cui stava lavorando, archivi, foto e computer sono stati immediatamente sequestrati dalla polizia russa, insieme ad ogni altra cosa che si trovava nel suo modesto appartamento.

Stefano Massini (Firenze, 1975), drammaturgo e regista premiato nel 2005 al Premio Pier Vittorio Tondelli a Riccione Teatro, nel 2007 con il Premio Nazionale della Critica come Giovane Artista Rivelazione e finalista ai Premi Ubu con La Gabbia (figlia di notaio) e L’odore assordante del bianco. Finalista anche ai Premi Olimpici del Teatro dell’ETI a Vicenza. I suoi testi teatrali sono pubblicati dall'editrice Ubulibri con successo di vendite. Anche all'estero, tradotta e pubblicata, la sua scrittura ha successo dal Portogallo alla Francia alla Germania alla Repubblica Ceca.
Altri suoi testi la Trilogia sulla Gabbia di cui fanno parte La gabbia (figlia di notaio); Zone d'ombra e Versione dei fatti prodotta dal Teatro delle Donne; "L’odore assordante del bianco", prodotto con la regia dell’autore dal Teatro Metastasio/Stabile della Toscana nel 2007 ; Processo a Dio, diretto da Sergio Fantoni e interpretato da Ottavia Piccolo; Memorie del boia, La fine di Shavuoth.

Stefano Massini, drammaturgo e regista fiorentino, è ospite a Genova con un nuovo testo di cui cura anche la regia - Donna non rieducabile. Memorandum teatrale su Anna Politkovskaja - in scena al Teatro Cargo solo venerdì 20 novembre 2009. Ci tiene subito a precisare: «Non ho cavalcato la cronaca, tant'è vero che questo testo l'ho scritto a soli sei mesi dalla sua morte, prima che diventasse un fenomeno. Personalmente trovo antipatico che appena qualcuno muore nel giro di due anni si debba celebrarlo con una fiction».

Sicuro nelle parole, autonomo nel pensiero e nell'esporlo, estremamente disponibile in una conversazione che ingaggia senza remore, né frapponendo barriere di alcun tipo, Stefano Massini è un drammaturgo puro che non mette le sue doti di scrittore al servizio di altri media. Si è già guadagnato la notorietà in Italia e all'estero con produzioni e pubblicazioni (tutti i suoi testi sono editi da Ubulibri) che hanno permesso ai suoi testi di circolare ed essere apprezzati. «Scrivo per un'urgenza comunicativa, ci sono temi, situazioni e personaggi che mi appassionano e che sento la necessità di comunicare a un pubblico per il tramite del teatro, altro non scrivo. Mi piace condividere con la gente le mie pulsioni e ciò che mi sta a cuore».

Per descrivere Donna non rieducabile. Memorandum teatrale su Anna Politkovskaja cita Roberto Saviano, che solo quattro giorni fa ha espresso la sua approvazione con parole che secondo Massini descrivono al meglio il suo lavoro: «È un atto di coraggio». Massini stesso è rimasto colpito dalla figura della Politkovskaja: «Con sempre maggiore facilità oggi utilizziamo il termine 'mito' per descrivere un personaggio, sia un calciatore, un personaggio della Tv, un amico. Anna Politkovskaja è un mito nel senso etimologico della parola, ovvero è un racconto, un racconto di coraggio. Lei si è schierata all'interno di un conflitto e non con la facilità di chi si schiera a favore di qualcuno o qualcosa e contro qualcun altro e qualcos'altro. Lei si è schierata a favore della verità dei fatti. Tant'è vero che quando le è stato chiesto - come ha scritto lei stessa - di schierarsi contro il governo russo e a favore dei terroristi ceceni, lei si è rifiutata. In un sistema come quello odierno terribilmente fazioso lei ha lasciato un insegnamento sulla verità senza preconcetti, né paletti».

Chi è che va in scena in questa tua pièce: la donna, la giornalista o la vittima?
«Ultimamente Anna Politkovskaja è diventata il paradigma della libertà di stampa, ma come dicevo prima ho scritto il testo nel marzo 2007 a sei mesi dalla sua morte (7 ottobre 2006) e ho voluto concentrarmi su un tema spartiacque che divide il teatro in performativo e informativo. Mi mancava - tra le cose che ho scritto e che ho anche portato a Genova - di far assistere gli spettatori a qualcosa che no fosse così noto, volevo narrare qualcosa su cui lo spettatore non era informato. E che cosa ci può essere di più informativo se non una giornalista reporter che si occupa della Cecenia, luogo se non proprio sconosciuto in Italia almeno nebbioso.
Tornando alla tua domanda ci sono certamente aspetti del carattere e della personalità della Politkovskaja che escono da questi materiali originali - il suo modo di guardare, ricordare e raccontare le cose - ma non ho voluto affrontare di petto il personaggio per non correre il rischio di entrare in un ambito emotivo che potesse diventare retorico».

Quali materiali originali della giornalista sono confluiti nella scrittura?
«Sono partito da suoi scritti, materiali video e testimonianze varie che ho trovato in rete, soprattutto in inglese, sulla stampa estera e anche dalle due pubblicazioni uscite in Italia da Adelphi e Fandango. Ho costruito 19 frammenti autonomi. Ora nello spettacolo ne sono rimasti 15 che hanno le caratteristiche di schegge di un bloc notes che danno conto del lavoro e del punto di vista della Politkovskaja giornalista».

Hai parlato di teatro performativo e informativo, ma allora si può parlare di una svolta nella tua scrittura?
«Ogni drammaturgo, e mi viene da dire anche ogni regista e attore, ha davanti a sé un percorso e penso che basarsi solo su una formula che vai avanti a copiare per mantenere fede a se stessi sia riduttivo e che invece occorra lavorare nell'idea di arricchirsi. Quella del teatro informativo è una strada che mi è piaciuto percorrere, nata da un mio interesse personale alla ricerca delle potenzialità altre del teatro».

E a gennaio sarai di nuovo a Genova, al Teatro della Tosse con Frankenstein...
«Ecco quello è uno spettacolo performativo in cui ho ritrovato la bellezza e riscoperto un'opera complessa, troppo spesso ricordata solo per alcuni stereotipi del gotico e dell'ambito scientifico a cui viene associata. È un romanzo che ho amato molto, tutto da esplorare, da leggere e rileggere. La storia incredibile sulla solitudine di una creatura di fronte alla disumanità del suo creatore. Una creatura che si ribella al creatore perché non capisce le ragioni della propria nascita».

 
 
 
 
 
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Aggiornato il 27/04/10

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