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C'era una svolta di Barbara Fiorio
La copertina di C'era una svolta di Barbara Fiorio
 

C'era una svolta, il libro di Barbara Fiorio

 
COn le illustrazioni di Sara Lando. Le fiabe più note rivitate con ironia. VI presentiamo l'introduzione di Riccardo Rodolfi, storico collaboratore di Alessandro Bergonzoni. Venerdì 20 alla Fnac
 
eventi
Venerdì 20 novembre 2009, alle 18.00, alla FNAC di Genova (via Venti Settembre 46r), Gianluca Morozzi presenterà Barbara Fiorio e C’era una svolta (Eumeswil). Sarà presente anche Sara Lando.  
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Genova, 18 gennaio 2009
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di Riccardo Rodolfi*
   
 
Il libro
C’era una svolta è una raccolta di fiabe classiche. Le fiabe classiche che noi conosciamo a volte per sentito dire, a volte per reminiscenze infantili, a volte per riferimenti raccolti a caso lungo la vita. Ma siamo sicuri di conoscerle davvero?
Voglio dire: ci ricordiamo davvero come Biancaneve si risveglia dal suo sonno mortale, come continua la storia della Bella Addormentata nel Bosco, se c’era davvero una fata ad aiutare Cenerentola nel suo intento di inserirsi nel jet set del reame, il finale della Sirenetta o la formula per trasformare un rospo in principe? Non siatene così sicuri, perché le varie versioni moderne di queste fiabe tradizionali hanno rischiato di edulcorare, quando non addirittura modificare, i finali o i personaggi. Io sono cresciuta con i Grimm, con Perrault, con Andersen e loro, o coloro i quali mi leggevano le loro fiabe, non temevano di “dirmi la vera”. Ecco, in C’era una svolta io “dico la vera”. La dico a mio modo, certo, cedendo alla fortissima tentazione di spruzzare di ironia i racconti e di fare inevitabile sarcasmo, del resto è il mio modo di vedere e raccontare la vita anche nel quotidiano. Ma la dico con rispetto, amore e soprattutto desiderio di giustizia. Quelle che vi offro sono le versioni originali. Io, al contrario di Disney, non ho cambiato nulla. Le fiabe regalano sempre emozioni, spesso inattese, quasi violente. Ci apparirebbero meno irrazionali se non avessimo smesso di leggerle, crescendo, per conservarne solo il tenero ricordo. Tenero ricordo è un ossimoro, ma i bambini questo lo sanno. Con C'era una svolta non voglio riportarci indietro, semmai rimproverarci di non esserci portati dietro di più. Però ci scherzo sopra. E infatti si ride molto.
Barbara Fiorio

L'autrice
Nata il 1° novembre 1968 a Genova, dove vive. Formazione classica, un master in Marketing Communication, ha lavorato oltre un decennio nella promozione teatrale prima di fare moltissime altre cose, tipo la portavoce del Presidente della Provincia di Genova o l'autrice di C'era una svolta. Ha due gatti, fa un ottimo spezzatino alla genovese, è ghiotta di cioccolato, lancia fulmini e secondo alcuni legge nel pensiero, anche se ciò l’annoia spesso. Ha imparato che non tutti i rospi sono principi travestiti, ma mantiene ferma la convinzione che comportarsi da principessa sia imprescindibile per una vita da favola. C’era una svolta è il suo primo libro. Alcune di queste cose potrebbero non essere mai successe, ma non importa. Perché sono tutte vere.

Beh, va bene. Uno è lì tranquillo e suona il telefono, magari dopo una giornata di per sé abbastanza tirata, è una persona cui vuoi bene, e molto, che ti chiede se sai, o se ti ricordi, come il Principe rospo, o qualcosa del genere, abbia riacquistato sembianze umane grazie ad un fior fiore di Principessa fanciulla che, qualche pagina o riga prima, lo aveva conosciuto sul bordo di un fossato o laghetto o stagno o pozzanghera che fosse.

Boh, pensi. Prima di tutto un po' di rispetto per la tua memoria e anche per la tua stanchezza che ultimamente non lascia molto spazio al divertimento delle tue sinapsi. Poi ci provi, ti concentri e pensi: "Facile, è tutta la vita che so che se per qualche sfiga o contratto con gli italiani divento rospo, rana o comunque anfibio, basta convincere una Principessa qualsiasi, anche screditata e caduta in disgrazia dopo alterne fortune, a baciarmi che, opplà!, ridivento immediatamente uomo". Poi, sul bello e giovane e ricco e fortunato non oso speculare e sperare troppo. Quindi con una serenità francamente ingenua - trattandosi lei di una donna giovane e decisamente molto scaltra - glielo comunichi. Ed è lì che lei ti inchioda con una di quelle risatine che solo per il fatto che ho detto "di quelle risatine" tu sai già che c'è un che di sardonico e divertente solo e solamente da parte sua.

Sicuro che si tratti di un bacio? Di quelli che si danno tra due che non sono né amanti né amici? (e se io poi per tutta la vita avessi baciato così?) Sicuro di ricordarti bene?

E tu rimani lì con il sospetto che la trappola stia per scattare e infatti, siccome aspetti temendo il clic, vuoi dire che sei già appeso da almeno due minuti per i piedi a tre metri di altezza e il colorito del tuo a volte esangue viso sta già virando molto pericolosamente al violacciocca.

Intervallo.
Ma perché le persone non si accontentano della realtà e della precisione della propria memoria e ogni tanto la devono verificare con travolgenti ondate di contemporaneità? Perché tornano nelle loro case natali per verificare l'esattezza dei propri ricordi? Perché riguardano le vecchie foto per vedere com'erano allora? Ragazzi e ragazze non fatelo! Vi prego, non cadete in tentazione, almeno non in questa! Perché il risultato è drammatico, niente è come ve lo ricordate: tutto è più piccolo, modesto, tendente al grigino, la favolosa bellezza diventa una decente bruttura e i fasti clamorosi diventano modesti successi. E le favole non sono più quelle di allora o meglio sono state talmente edulcorate dal ricordo e dall'industria dell'infanzia che, accidenti, sembrano altre cose. Forse peggiori, forse migliori non lo so. Sicuramente altre.
Fine intervallo.

Allora tu tutto giulivo dici: "Sicuro! La Principessa prese il ranocchio e lo baciò!". Ma chissà perché sul finale hai involontariamente socchiuso gli occhi come quando sta per scoppiarti qualcosa vicino e tu lo sai. Oh se lo sai! E infatti lei ride, prima sommessamente quindi in maniera più evidente per sconfinare alla fine in una mareggiata di risate travolgente. No, no, no, dice lei soave, dovresti rileggerti l'originale perché è tutta diversa, anzi la Principessa prende il rosporanocchio e lo...

Noooooo non lo voglio sapere!!! Lasciatemi stare! Io le favole voglio che siano esattamente come quando le ho sentite per la prima volta! Perché di Principesse, prima o poi, voglio incontrarne un po': o forse ne ho già incontrate e non me ne sono accorto ma pazienza, sarò stato vittima di un sortilegio! Non cambiatemi i finali che conosco! Per favore non fatelo!

Ma se proprio volete farlo cominciate dal leggere questo libro.

* Riccaro Rodolfi lavora da vent'anni con Alessandro Bergonzoni, del teatro ha fatto la sua vita, del cinema la sua passione, dei libri il suo nutrimento mentale. Ama definirsi Spettatore Professionista nonostante passi l'esistenza tra le quinte. 

 
 
 
 
 
 
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