«Ciao Silvia, sono Daniele. Vogliamo dire qualcosa di questi primi 30 anni di Almanacco?». «Certo, intanto diciamo che io non ci sono dall'inizio, non sono mica così vecchia». Ecco. Mezz'ora dopo sono nel negozio di abiti usati di Silvia Rudino, in via Macelli di Soziglia, uno dei pochi vicoli a Genova dove le botteghe - macellai, verdurai, pescherie, negozi di abbigliamento e di oggettistica, gastronomie e baretti - la fanno ancora da padrone. Qui, dal 1979, c'è anche l'Almanacco. Silvia ha rilevato l'attività insieme a DubMaster Spillus, nel 1989 (altro anniversario tondo tondo), dai precedenti proprietari, un professore di liceo e un restauratore. Da circa dodici anni è lei la vera style maker de noantri, punto d'incontro di amici, curiosi, artisti, professionisti e squattrinati. Qui lo stile è un modo di essere, una passione. È cultura e gioco. Puoi comprare una giacca di velluto o un cappotto da indossare al lavoro, una borsa, una cintura, un paio di scarpe. Un amico è arrivato alla festa di capodanno di qualche anno fa con un vestito tutto d'oro. Indovinate dove l'aveva preso?. Uno spot mitico trasmesso da millenni allo stadio di Genova dice: Mio nonno vestiva da Mauri, mio padre vestiva da Mauri e io, che sono giovane, vesto da Mauri! Tra un po' lo potrai fare anche tu, no? «Ah ah, mi piace - dice Silvia - Mio nonno vestiva da Almanacco, mio padre vestiva da Almanacco e io, che sono giovane, vesto da Almanacco!». In effetti, le generazioni di sono incontrate da sempre qui dentro: «la passione per i vestiti d'epoca, vestiti belli, fatti bene, che ti fanno sentire a tuo agio e ti distinguono, non ha età». Chi sono oggi i tuoi clienti? «Tutti, uno dei più giovani è un ragazzo simpaticissimo di 15 anni. Ma sono aumentate anche le persone di una certa età che vengono a propormi i loro vestiti, in passato non pensavano che potessero avere valore». A Silvia piacciono soprattutto gli anni Sessanta - «la sartoria italiana di quel periodo è pazzesca, io terrei quasi solo quella» - ma all'Almanacco si trovano capi dei Cinquanta e dei Settanta. Si muovono anche da molto lontano per prendere i suoi vestiti. Come Akeiko: «un'amica giapponese che ha un negozio a Tokyo, non solo di usato. La nostra moda piace molto laggiù». Quello che si vede in negozio è il succo di una vera e propria ricerca, affinata negli anni: «anche se diventa sempre più difficile trovare cose interessanti, soprattutto dei Sessanta». E da quando il vintage è diventato un fenomeno di massa, c'è anche un altro nemico: «ormai la produzione industriale copia il vintage, lo stile ritorna ciclicamente». La differenza è che qui trovi capi unici, e di qualità. I prezzi? Se un cappotto stile Chanel costa 400/500 Eu, da Almanacco (se è il momento giusto) ti porti via il Tuo cappotto spendendo intorno ai 100. Fatevi i conti. Un po', però, ve lo dovete meritare: chi la conosce bene sa che Silvia ormai capisce al volo se siete 'solo' in cerca di un'occasione, o se volete uno stile. «Io non ho mai seguito le mode - dice - negozi come questo sono un'opportunità per esprimere la propria creatività». Ti sei mai pentita di aver venduto qualcosa? «Sì, un soprabito Biba - un negozio che furoreggiava a Londra negli anni Sessanta - di velluto nero. L'avevo trovato per caso, ora varrebbe una fortuna». Senti, so che suona strano, ma tra un po' anche gli '80 saranno vintage: «ho sempre avuto un po' di difficoltà con quell'epoca, le spalle imbottite, Naj Oleari, El Charro. Non mi appassionano».
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