CONCETTI CHIAVE
Siamo stati colpiti dalla parte di articolo che dice: "Gli alunni disturbati hanno difficoltà ad apprendere nonostante il potenziale cognitivo, sembrano incapaci di concentrarsi e memorizzare, appaiono disinteressati alle novità e timorosi delle situazioni competitive o di gruppo; inoltre si comportano male, aggrediscono i compagni, non riescono a giocare con loro senza sentirsi ingannati o presi in giro. Sono irritabili, sempre in movimento come se con la loro agitazione volessero nascondere la tristezza che li affligge, e rifiutano apertamente la scuola".
Un'altra frase che ci ha scandalizzati e sorpresi è la seguente: "Purtroppo sono frequenti i suicidi tra i giovani studenti. In Italia, nell’ultimo quarto di secolo, sono raddoppiati gli adolescenti a rischio".
ESPERIENZE PERSONALI
Queste affermazioni ci hanno colpiti duramente, poiché nella nostra vita scolastica abbiamo incontrati alcuni elementi del genere, che rispecchiano pienamente questa angosciosa descrizione. Dalla nostra esperienza (…) abbiamo imparato che la caratteristica fondamentale di questi ragazzi è l’imprevedibilità! Sono infatti facilmente irritabili - come sottolinea il testo - ma la reazione all’irritabilità è ancora più imprevedibile! (…), non idonea all’ambiente scolastico.
DOMANDE - OBIEZIONI
Apprezziamo la durezza e la intensità nel descrivere questi disturbi di cui soffrono molti ragazzi, però si sarebbe potuto raccontare esperienze vere di soggetti afflitti da questo disturbo per rendere più efficace la concezione del problema al lettore, magari raccontando come vive una persona afflitta da questi disturbi. Potreste approfondire il ruolo della scuola di fronte a questi ragazzi?
PROPOSTE
Sarebbe molto positivo se questi soggetti fossero in classi opportune, seguiti da tutori in ogni loro gesto diciamo “esagerato” in modo da evitare spiacevoli incidenti… vorremmo far notare che questi elementi recano disturbo all’attenzione che una classe deve tenere verso una lezione. Sarebbe bello se queste persone fossero seguite mediante qualche terapia.
SOGNI
Ci vorrebbero delle case in cui questi ragazzi vivano e si svaghino e sfoghino tutto ciò che vogliono fare. Queste sarebbero proprio utili, perché i ragazzi agitati possono recare disturbo a gente per la strada… questa ipotetica casa per scaricare la tensione potrebbe risolvere il problema facendoli sfogare e quindi tranquillizzarli tramite palestre, giochi e svaghi gratuiti in modo che tutti gli affetti da questo problema potrebbero guarire o per lo meno calmarsi.
COMMENTO DELL’AUTORE
Devo, prima di ogni altra cosa, avvertire gli autori che l'omissione di alcune parti del commento si deve non tanto all’esigenza di conformare il testo, quanto alla necessità di evitare riferimenti personali potenzialmente lesivi. Credo che il senso delle argomentazioni non ne risulti compromesso: i concetti risultano chiaramente comprensibili.
I problemi che segnalate sono gravi, complessi, e non potrò affrontarli, in modo esaustivo, per ovvie ragioni di spazio.
Ho cercato di approfondire il ruolo della scuola, come mi chiedete, nei diversi articoli della rubrica (compatibilmente con il formato: si tratta pur sempre di una rubrica e non di un saggio), e più sistematicamente nei libri che ho scritto; qui mi limiterò ad alcune soltanto delle possibili considerazioni.
Noi siamo precocemente e sistematicamente addestrati a rimuovere, espellere ciò che disturba il regolare funzionamento del sistema, anche del sistema scolastico.
Quando uno studente disturba, viene, mandato fuori dall’aula; nei casi più gravi sospeso dalla frequenza (fuori dalla scuola); addirittura respinto (spinto fuori dalla propria classe)…
Se però ci interrogassimo sul significato della condotta intollerabile scopriremmo che, spesso, il disadattamento esprime una discrepanza tra le capacità dello studente e le prestazioni che gli sono richieste; ma può darsi anche un conflitto tra la sua personalità e il sistema scuola: in un caso si pretende dal ragazzo che faccia ciò che non è in grado di fare, esponendolo a un sicuro insuccesso, che assume i connotati del fallimento esistenziale (non sono in grado di fare ciò che ci si aspetta che io sappia fare e che, perciò, mi viene richiesto); nell’altro, spesso associato al primo, sono i modi di essere della scuola (metodi, procedure, stili, valori, regole) a sconfiggere lo studente, che si pretende sia ciò che non può essere. Superfluo precisare che le vittime (designate) sono i ragazzi più timidi, deboli e insicuri, i più soli, e proprio per questo, talvolta, i più aggressivi.
Il disadattamento è sintomo di un malessere profondo, è la risposta, l'unica possibile per quello studente, date le richieste che la scuola gli rivolge e le risorse (inadeguate) di cui dispone, a una situazione vissuta come estranea, intollerante, opposta ai propri bisogni e desideri. Non è quindi il risultato del fallimento dell'individuo, anche se vi concorre decisivamente, ma la testimonianza, drammatica, del fallimento della scuola, allorché attiva, nei confronti dei disturbatori, dinamiche espulsive, consapevoli e inconsapevoli, formali e implicite, che, nei casi più gravi, rappresentano la concausa dell’abbandono di vasti strati di minori difficili alla deriva dell’emarginazione e della microcriminalità.
Non nego la necessità di interventi terapeutici in casi di reali patologie, e concordo sulla opportunità di creare spazi protetti che consentano a tutti (non solo ai disturbatori) di liberare le proprie energie fisiche ed emozionali (la scuola vede, apprezza solo la testa degli studenti: il corpo e l’anima restano fuori dalle aule) - anzi ritengo che la vostra proposta dovrebbe diventare un interessante progetto didattico; ma credo, altresì, che la scuola non dovrebbe emarginare chi è diverso, né chi non sa, né chi non ha voglia di sapere, né chi sa solo gridare la propria disperazione, riconoscendo, anzi, tutti questi come suoi problemi, come l’oggetto stesso del proprio operare, e non come ostacoli al suo ordinato svolgimento.
Mi fermo qui.
Spero, Emmanuel e Fabrizio, di aver fornito qualche elemento di utile riflessione.
Approfitto per raccomandare a tutti coloro che vorranno intervenire di rileggere attentamente il proprio testo prima di inviarlo (per correggere errori ed evitare ripetizioni): suggerisco di sottoporlo, dopo averlo riletto accuratamente, ad altri (professori, genitori, amici, compagni), per verificarne correttezza ed efficacia.