Gentilissimo Genovese adottato, caro Dalla Chiesa, ho letto con interesse i suoi pensieri sulla moda a Genova, sullo splendore della nostra città e sul 'coordinarsi'. Genova non è città per chiunque, ma solo per chi è disposto a donare amore incondizionato. È scontrosa, si nasconde, non aiuta, è immobile ed immutabile, si è rifatta il make up, ed appare a sorpresa, proprio come accaduto a Lei, in tutto il suo splendore seducente in momenti non previsti né prevedibili, sia pure il 5 di agosto.
Ma bisogna avere il mood giusto per alzare lo sguardo e lasciarsi rapire dai colori, dai profumi, da quello inspiegabile dejà vu così consolante alle volte. Ma poi è vero, l'incanto sparisce e come una donna si trascura e non fa più vedere il suo incarnato...sino alla volta successiva. E di nuovo ti rapisce ed allora ti fa dimenticare quanto sia difficile vivere qui.
Sì, perché coordinarsi, fa rima con 'non disturbarsi', e non disturbare è un motto molto in voga da queste parti. Il disturbo è anche dover fronteggiare una proposta, una innovazione, una nuova idea, persino una domanda. Anni fa ponevo tanta speranza nella generazione dopo la mia, ma i nostri figli, quelli che non si sono allineati alla carriera del papà, o sono rimasti coinvolti da lavori routinari ed avvilenti, e si sono semplicemente arresi, quelli che invece hanno studiato all'estero ed hanno viaggiato, quelli che hanno visto cose ed hanno la voglia di fare e di creare, quelli che credono ancora di poter fare la differenza, per lo più se ne sono andati. A Genova non c'è lavoro e così la Milano da Bere, la Bologna Dotta, la Svizzera Ricca, e persino il Piemonte Cortese se li sono presi, e tornano a casa nei rari fine settimana, proprio per lasciarsi ancora rapire dai secchi e coloratissimi tramonti e dal vento che tende agguati inattesi e cattivi ad ogni svolta di cammino. Però non la amano più, oramai si sentono turisti e cercano il mare, la spiaggia e la focaccia perché gli manca tanto.
La moda a Genova? In una città ove gli uomini ancora indossano cappottini alla Pupi Solari, e le signore a teatro porgono al guardaroba cappotti e pellicce odoranti di naftalina e non più di lavanda come recitava la canzone di Lauzi, forse l'unica moda possibile è quella delle origini, riscoprire quel tessuto che l'America ha in qualche modo fatto suo, e riappropriarcene. L'iniziativa dello scorso anno è stata bella, il lavoro è ancora tanto e la sua comunicazione ancora un campo pieno di sfide.
I giovani sono la chiave per aprire questa logorata cintura di castità, coinvolgiamo quelli che ci sono e chiamiamone altri dalle Regioni che ci hanno portato via i nostri, a produrre idee, a partecipare a concorsi, a creare modelli, in una sorta di pareggiamento dei conti. Chi viene da 'fuori' non ha paura di 'disturbarsi'. E questa città userà le sue difese a beneficio dei suoi figli, non importa se ci saranno anche quelli venuti 'da fuori'. Una trasfusione massiccia di nuovi ed inediti entusiasmi che si affianchino a quelli che ancora abbiamo. E anche la sua presenza a Genova è un atto d'amore, chissà se saprà diventare incondizionato.
Un caro saluto