Venerdì 27 novembre al Carlo Felice si terrà la "prima" de La Vedova allegra di Franz Lèhar: evento peculiare, in quanto non è così usuale assistere ad un'operetta in un grande teatro lirico. Nella fattispecie, l'opera torna al Carlo Felice dopo 17 anni.
Prima di parlare dello spettacolo in sé, è bene spiegare molto brevemente cosa si intenda con il termine "operetta". Non esiste una vera e propria definizione scientifica di questo genere teatrale: infatti, al di là del fatto che danze si alternano con parti recitate e parti cantate, non è l'aspetto formale a conferire o meno il titolo di operetta ad uno spettacolo. La questione è molto più semplice: un'operetta è definibile tale solo in virtù della sua vivacità musicale e teatrale, dunque si tratta di un genere di immediata godibilità, ma non per questo di più facile resa per gli addetti ai lavori. La sua nascita risale circa a metà del XIX secolo in Francia, dove proliferava il genere dell'opera comica, che tuttavia cominciava a non avere il carattere che ci si potrebbe aspettare dal suo nome (si pensi a Carmen che, pur essendo un'opera comica sulla carta, tratta di una storia tragica). Dunque per ovviare a questa piega di respiro più serio e tragico che il genere dell'opera comica stava prendendo, Jacques Offenbach cominciò a scrivere opere leggere, cui il pubblico potesse assistere con spensieratezza: le operette. Fra i compositori più noti si possono segnalare lo stesso Lèhar, Von Suppè e Johann Strauss jr.
La Vedova allegra (1905) di Franz Lèhar è senza dubbio una delle più conosciute ed apprezzate operette mai scritte. Il libretto, suddiviso in 3 atti, affidato a Victor Léon e Leo Stein, fu riadattato dalla commedia L'attachè d'ambassade di Henri Meilhac. La trama, che vede protagonisti personaggi della borghesia del tempo (che tra l'altro era la classe che fruiva maggiormente del genere), è incentrata sul ricchissimo patrimonio di Hanna Glavary, una vedova, per l'appunto, proveniente dal piccolo stato di Pontevedro, la quale si trova a Parigi: questo spinge le alte cariche dell'ambasciata parigina di questo stenterello immaginario a preoccuparsi poiché un eventuale matrimonio di Hanna con uno straniero comporterebbe la perdita della dote e quindi la rovina economica di Pontevedro. Tutta l'ambasciata dunque si attiva per trovare alla vedova Hanna un marito pontevedriano. La soluzione viene individuata in tale Conte Danilo, vecchia fiamma di Hanna. L'occasione per far incontrare i due sarà una festa all'Ambasciata, durante la quale si svilupperà anche una storia d'amore fra la moglie dell'ambasciatore Zeta, Valencienne, e un diplomatico francese, tale Camille de Rossilon, che si appartano; ma poi, nel momento in cui stanno per essere scoperti, Niegus, il cancelliere dell'ambasciatore, scambia Valencienne con Hanna. Il conte Danilo a tal vista lascerà in collera la festa, e l'ambasciatore Zeta rimarrà turbato domandandosi se sua moglie lo avesse tradito oppure no. Tuttavia una nuova occasione si ripresenta ad una festa in casa di Hanna, dove la vedova spiegherà a Danilo l'accaduto. Dopo diverse difficoltà e schermaglie, Danilo riuscirà finalmente a dichiarare il proprio amore a Hanna, che deciderà di sposarlo per la propria gioia e per quella dei pontevedrini.
Non è difficile immaginare che all'interno di questa operetta, vista appunto la presenza di diverse feste, le danze assumono un ruolo determinante.
Il direttore d'orchestra sarà il M° Christopher Franklin, giovane fra i più promettenti del panorama musicale internazionale. Americano di nascita, vive in Italia e, curiosamente, a Lucca, città da sempre nota per la tradizione operettistica che dà vita annualmente al Festival dedicato a questo genere musicale e teatrale.
La regia sarà invece affidata a Federico Tiezzi, che prendendo spunto principalmente da due film (La Vedova allegra di Erich von Stroheim e di Lubitsch), concentrerà l'attenzione sull'aspetto erotico e sensuale di questa operetta. Il regista parla infatti di "erotismo della musica" e della "sensualità che intride il canto" come caratteri portanti della sua regia. Altro aspetto da sottolineare secondo la visione di Tiezzi è poi l'importanza del denaro, visto anche come strumento di potere. La sua sarà una regia che, dunque, metterà in risalto le connessioni fra la condizione economica e l'identità sociale di un personaggio. A titolo di esempio, la metafora di questa nuova, particolare attenzione verso il denaro, sarà rappresentata dall'ambientazione nel 1929, anno della crisi finanziaria mondiale. Altra peculiarità della regia di questo allestimento, è sicuramente rappresentata dal "ritorno" alla fedeltà al testo originale: essendo la lingua originale di questa operetta il tedesco, a fronte di diverse traduzioni e revisioni, la veridicità del testo è andata sempre più perdendosi, perdendo assieme a lei anche la "fredda ironia" della stesura tedesca.
L'allestimento di questo spettacolo è coprodotto da 4 importanti enti lirici italiani: Teatro Verdi di Trieste, Teatro Carlo Felice di Genova, Teatro S. Carlo di Napoli e la Fondazione Arena di Verona.
Lo spettacolo resterà in scena al Carlo Felice fino al 30 dicembre.
* Consigliere dell'Associazione "La Barcaccia - i giovani del Carlo Felice"