Qualcuno lo evita perché fa ingrassare, altri lo mangiano perché fa bene al cuore e tira su l'umore. C'è anche chi ne abusa credendo che sia afrodisiaco. Io il cioccolato lo mangio perché è buono. Così nel tardo pomeriggio di venerdì 27 novembre mi ritrovo a degustare il cibo degli dei (questo il significato della parola kakaw uhanal, con cui i Maya indicavano il cioccolato) alla Pasticceria Marescotti di via Fossatello. A guidarmi negli assaggi c'è Fabio Bergaglio, patron del Cioccolato Bodrato, laboratorio nato a Genova negli anni Quaranta che ha ora sede a Capriata d'Orba, nell'alessandrino.
Ho davanti una tavola imbandita. Parto in quarta con un bel cubetto di fondente. Mi piace e me ne infilo in bocca un altro. Poi ne prendo uno al latte. Proseguo con un paio di noccioline del Piemonte che mi si sciolgono quasi sulla lingua: sono le famose Tonde Gentili delle Langhe, ricoperte di cioccolato bianco o fondente.
È ora la volta del criollo, ovvero quella che è considerata la più pregiata varietà di cioccolato equadoriano e venezuelano: amaro di primo acchito, ma lascia in bocca un retrogusto fruttato che mi convince a fare il bis. È un cioccolato da intenditori, questo.
Mentre chiacchiero con Fabio si avvicina altra gente che mangia e, con la bocca piena, gli fa i complimenti. Io continuo con i miei assaggi: ora tocca al cioccolatino bônet, tipico dolce piemontese con pasta di amaretti tritati. Ne prendo uno, poi due, poi tre. È il più buono tra tutti quelli che ho mangiato finora.
Ma non ho ancora assaggiato il boero che, come mi spiega Fabio, è il vero cavallo di battaglia di Bodrato. Ne prendo uno e lo porto alle labbra, e intanto lui mi spiega anche come viene prodotto: a giugno c'è la raccolta delle ciliegie intere, che poi vengono messe a riposare per mesi nella grappa. Quando le ciliegie hanno assorbito l'alcol si immergono prima nello zucchero di canna fondente, poi si ricoprono di cioccolato.
Faccio per salutare quando mi accorgo di non avere assaggiato i gianduiotti, che vedo luccicanti nella loro carta rossa. Dramma. Mi riavvicino alla tavola, ne scarto uno e me lo mangio sorridendo. Buono. Ne prendo altri due e li metto in tasca, casomai mi ritornasse l'appetito sulla via del ritorno.
Poi quando esco mi rendo conto di essere sazio. Anzi, leggermente appesantito, ma contento. Che il cioccolato faccia bene all'umore, quindi, lo confermo. E probabilmente è anche afrodisiaco. E se facesse davvero ingrassare?
Quando vado a casa mi peso.