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Ottavia Fusco
 

Federico Moccia e Umberto Eco si mettono a scrivere canzoni

 
Per il progetto 'Gli anni zero' Ottavia Fusco ha chiesto a 16 intellettuali di comporre un testo da musicare. Il calendario per beneficenza e il recital. La presentazione a Genova
 
   

     
Genova, 30 novembre 2009
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di
Daniele
Miggino
   
 
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La Groenlandia di Nanni Balestrini; Come cleopatra di Vittorio Sgarbi; Osami di Ennio Cavalli; Facile facile di Umberto Eco; Amore semplicissimo di Patrizia Cavalli; Nu piezzo e� vita di Pasquale Squitieri; L'amore è cielo di Federico Moccia; Di notte di Dacia Maraini; Così così di Andrea G. Pinketts; Canti di ogni giorno di Giordano Bruno Guerri e Paola Veneto; Cocci di bottiglia di Lina Wertmuller; Se la papessa parlasse di Alejandro Jodorowsky; Gli anni zero di Aldo Nove; Habanero di Edoardo Sanguineti; Se io potessi di Magdi Cristiano Allam; La carpa di Giorgio Albertazzi.

Dimostrare che la cultura può essere nazional popolare, che a volte Umberto Eco può essere meglio di Mogol, che una poesia si può anche ballare in discoteca. Questa è la sfida colta da Ottavia Fusco circa due anni fa. Nel 2007 aveva cercato di portare Habanero, un testo di Edoardo Sanguineti musicato da Andrea Liberovici, a Sanremo. Senza però riuscire a convincere Pippo Baudo.
È lì che nasce il progetto Gli Anni Zero - Sedici Variazioni d'Autore, presentato a Genova sotto forma di recital in anteprima nazionale (Teatro Duse, lunedì 30 novembre, ore 20.30). Da Sanguineti la Fusco è partita, per chiedere a sedici intellettuali del nostro paese, di estrazione e idee diversissime, di scrivere una canzone per lei. Hanno risposto in tanti, da Nanni Balestrini a Vittorio Sgarbi, da Eco a Pasquale Squitieri, da Federico Moccia a Dacia Maraini, da Andrea G. Pinketts a Lina Wertmuller, da Alejandro Jodorowsky a Magdi Cristiano Allam, e ancora Giorgio Albertazzi, Ennio Cavalli, Patrizia Cavalli, Giordano Bruno Guerri, Aldo Nove. Ognuno ha interpretato a suo modo il tema Gli Anni Zero: «intesi come azzeramento, ma anche come rinascita», dice Ottavia Fusco. 

Umberto Eco si scopre un poco futurista per la Fusco. La sua Facile facile è uno sguardo ironico sulla vacuità degli anni zero: Ma dove sta Zazà?/Lei è un poco frou frou/veste Chanel Coco, si trucca alla bb/sculetta il tuca tuca/ suona sbronza il tam tam (bong bong, splash splahsh, zum zum). Moccia rimane sul suo stile e sulla sue parole d'ordine: amore, cielo. L'amore è come il cielo/se c'è l'arcobaleno/l'azzurro si colora/splendendo tutto intero. Perentorio Aldo Nove: Meno male che il Duemila è già passato/ce lo siamo anzi già dimenticato. La carpa, metfora inequivocabile di Albertazzi, recita: Dimmi dove sono quei maschi/rigogliosi e potenti/egoisti e pigri/che han la carpa nei calzoni...

Gli Anni zero è un cd (in cui gli arrangiamenti musicali dei testi sono stati seguiti da Cinzia Gangarella), un calendario con sedici mesi (tante quante la canzoni dell'album) in cui la Fusco è immortalata da Flaviana Martino. E infine è il recital, prodotto da Blu Bastille. Il cofanetto (cd + calendario) uscito in edicole e librerie sempre lunedì 30 novembre, ha anche uno scopo benefico. Il 50 % del ricavato andrà alla Fondazione per la ricerca sulla Fibrosi Cistica (FFC) fondata da Matteo Marzotto. La fibrosi cistica è oggi la prima malattia genetica grave in Italia. Conta oltre cinquemila malati e non c'è ancora guarigione. L'aspettativa di vita, benché abbia fatto passi avanti, non raggiunge i 40 anni.

A descrivere il senso di questa prova è Pasquale Squitieri - in doppia veste di autore di un brano e regista del recital - con una metafora che più chiara non si può: «per me Ottavia è come Leonida, condottiero che ha riunito i trecento spartani per combattere il persiano Serse nelle battaglia delle Termopili. Lei ha riunito 16 penne diversissime, in un momento in cui la cultura sta collassando. Io ho vissuto tante epoche, dalla guerra in poi, ma mai ho visto il paese lasciato a se stesso come oggi per ciò che riguarda la cultura».
Andrea G. Pinketts arriva trafelato alla presentazione, con un occhio nero che rende onore alla sua figura di letterato istrione: «io scrivo noir - dice - e ogni tanto sento il bisogno di mettere e le mani nei soggetti che racconto. Qualche giorno fa c'è stata una rissa, mi ci sono buttato». Verità o no, poco importa, anche lo scrittore milanese sottolinea la vastità dell'operazione: «Ottavia rende bello qualsiasi cosa canti, e ha messo insieme personaggi veramente agli antipodi. Io non avrei mai pensato di lavorare con Moccia, per esempio».

 
 
 
 
 
 
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